REACT

artprice

Robert Gschwantner

Prestige Landscape Paintings

Effetti Contemporanei 2006

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

Vernice: Venerdì 4 agosto 2006, ore 21:00
Aperta dal 4 al 10 agosto 2006
orario aperura: tutte le sere dalle ore 21:00 alle ore 24:00
In collaborazione con Tossi Art Consulting – Firenze (info@tossiarte.it)

Robert Gschwantner
Anche quest’anno, in occasione di Effetto Venezia, l’associazione culturale React ha voluto organizzare una mostra-evento di arte contemporanea utilizzando l’affascinante spazio della ex Chiesa del Luogo Pio. L’artista invitato a presentare il suo lavoro, è l’austriaco Robert Gschwantner (biografia), che sta ottenendo grande successo sia in Italia che all’estero. Solo negli ultimi due anni, ha tenuto personali in importanti gallerie di Colonia, Berlino, Vienna, Firenze, Rovereto e Sidney. L’installazione, intitolata “Prestige Landscape Paintings” sarà composta da una serie di lavori a parete, un video ed un singolare “tappeto” che formeranno una sintesi della sua recente ricerca artistica.
Anche questa volta il mare, ed in questo caso, l’attenzione rivolta alla salvaguardia del suo ecosistema è elemento che lega Gschwantner ad una città come Livorno, così sensibile a queste tematiche.
Valerio Dehò, curatore del Kunst Meran, descrive la genesi del lavoro di Gschwantner, nel testo “Oil System” di seguito riportato:
“L’attenzione per l’ecologia e per i tragici quanto numerosi disastri ambientali che sono accaduti negli anni novanta e recentemente in Europa , ha portato Robert Gschwantner a scoprire e riflettere su di un materiale come l’olio combustile, che nella nostra società ha un valore fortemente simbolico oltre che economico. Le immense petroliere che vagano come bombe ecologiche per i mari del pianeta, diffondono lo strumento base per l’energia mondiale. Quando si frantumano come in Galizia nel 2002 ci si accorge del loro potenziale di istruzione e di quanto l’equilibrio naturale della Terra e dei suoi abitanti, sia minacciato dalla follia distruttrice legata allo sviluppo immediato e cieco.
E’ ancora il petrolio il totem delle società occidentali basate sul profitto immediato.
Da questa constatazione e da un lavoro di recupero delle tracce delle contaminazioni e di documentazione fotografica dei luoghi distrutti dalla “marea nera”, l’artista ha spostato la sua ricerca su di un piano più estetico e metaforico. I suoi “quadri a olio” contengono letteralmente questo materiale racchiuso in cannule di plastica. Queste vengono “tessute” dall’artista in modo da formare una superficie che possiede l’idea della tela, ma che in effetti è formata da materiali anomali. L’olio, in taluni casi colorato, viene inserito nella plastica traslucida riflette la luce ambientale, rapportandosi strettamente con essa. Il lavoro mantiene una forte valenza di continua mutazione, come alla ricerca di una stabilità impossibile perché in queste opere non è previsto un punto unico visione o una condizione ideale di esposizione. Del resto Gschwantner amplifica questa percezione ponendo come supporto di base delle tavole colorate o contenenti disegni, grafici, scritte, collage. Aumenta così la profondità e l’effetto di rifrazione della base verso la superficie.
Allora la realtà che affiora sotto la texture plasticata pone ancora un altro problema percettivo. Da un lato ne è la base, dall’altra ne costituisce la parte nascosta. Non soltanto la luminosità dei tubicini risente in modo diretto delle influenze della luce e del suo raggio d’incidenza, ma lo spettatore deve anche cercare una lettura per così dire personale del lavoro.
Vi è una visione frontale, gestaltica che rimanda ad annotazioni e pensieri sulle varie geometrie spaziali che hanno fatto seguito all’astrattismo classico, ma vi è anche una ulteriore lettura legata alla percezione dello strato profondo dell’opera che appare in superficie attraverso la rifrazione combinata dell’olio e della plastica. Le trasparenze aumentano questa instabilità visiva, ma le danno anche una profondità notevole e un ambiguità che rende i lavori degli enigmi visuali. Il minimalismo del primo impatto viene corretto da una percezione per ravvicinata e polipropettica (per usare un termine futurista) proprio perché l’opera non si presta ad una visione definitiva.
Altro aspetto di questi lavori è costituito proprio dal tempo della visione, spesso trascurato soprattutto sulle italiche sponde. Non soltanto è vero che ogni quadro e/o scultura richiedono una sufficiente diacronia visiva, ma è anche vero che molti lavori sono progettati per non rivelare mai definitivamente quello che sono. In Gschwantner la costruzione del lavoro possiede una sua complessità particolare che deve essere ripercorsa in qualche modo dallo spettatore. Ancora una volta e duchampianamente è “lo spettatore che completa l’opera” e lo fa sempre e comunque a partire dalle trappole visive che l’artista ha saputo disseminare.
Se l’impianto che possiamo definire neo déco viene preso alla lettera, mostra immediatamente tutte le sue infinite possibilità di relazione. E l’interesse sta proprio in questo. La fredda apparenza delle geometrie si pone su di un piano di profondità come i contenuti che esalta, mentre sembra nasconderli. A parte il paradosso boettiano del “quadro a olio” resta la capacità di dare alla decorazione, alla texture, un valore aggiunto, anzi costitutivo, dello spessore dell’opera. Non soltanto sul piano metaforico che resta in primo piano rispetto all’attività di ricerca sul campo dell’artista nei luoghi colpiti dai disastri ecologici, ma anche della creazione di una stratigrafia emozionale.
Non vi è freddezza in questi lavori e quella che si vede corrisponde ad un raffeddamento della percezione che deve invitare alla presa di coscienza. “Neque ridere neque lucere , sed intelligere” ha scritto Spinosa e questa frase bene si adatta ad un lavoro che riscatta la ripetizione decorativa in uno spazio visivo e mentale di grande forza concettuale.
Il fatto poi che al di sotto dei tubicini di plastica affiorino testi che sono pensieri, disegni di progetti architettonici , frammenti di una ragione fondante che non sempre trova spazio per affermarsi sopraffatta dalla ragione strumentale, è la riprova che in Gschwantner la critica alla società economicamente orientata non è generica né velletaira. Soprattutto è la risposa di un artista che riesce a coniugare nel proprio lavoro l’esigenze di essere nella società e di criticarne le distorsioni, mentre nello stesso tempo vi partecipa come creatore di forme. Non vi sono alternative o almeno quelle credibili terminano qui. E’ l’unico e intelligente modo per svincolarsi dalla attualità e per far vivere nel tempo un messaggio estetico che affida alle forme la sopravvivenza del capire e conoscere”.

Valerio Dehò

Robert Gschwantner è nato a Steyr (Austria) nel 1968. Vive e lavora a Berlino.

La mostra è resa possibile grazie al contributo di: CSA, DOLE Term, COOPLAT.