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	<title>React</title>
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	<description>React</description>
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		<title>Enrico Bacci, Valentina Restivo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 13:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigliati]]></category>

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		<description><![CDATA[Museo Le Stanze della Memoria &#8211; Via di Mezzo, Barga (LU)
22 Agosto &#8211; 05 Settembre 2010
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Museo Le Stanze della Memoria &#8211; Via di Mezzo, Barga (LU)</p>
<p>22 Agosto &#8211; 05 Settembre 2010</p>
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		<title>Santiago Sierra</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 09:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Enterramiento de diez trabajadores
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: 30 Luglio 2010, ore 20:00
Aperta dal 30-07 al 08-08-2010
Orario di apertura: Tutte le sere, dalle ore 21:00 alle 24:00 e su appuntamento.
Santiago Sierra si confronta a Livorno con uno dei temi più scottanti del nostro presente. L&#8217;artista, internazionalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Enterramiento de diez trabajadores</h3>
<p><strong>Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno</strong></p>
<p><strong>Vernice: 30 Luglio 2010, ore 20:00</strong></p>
<p><strong>Aperta dal 30-07 al 08-08-2010</strong></p>
<p><strong>Orario di apertura: Tutte le sere, dalle ore 21:00 alle 24:00 e su appuntamento.</strong></p>
<p>Santiago Sierra si confronta a Livorno con uno dei temi più scottanti del nostro presente. L&#8217;artista, internazionalmente noto per i suoi progetti controversi, presenta dal 30 luglio nella Chiesa del Luogo Pio, il risultato di un progetto recente. Invitato a ragionare su una peculiarità della Città, ha deciso di continuare la sua indagine sulle persone che stanno ai margini della società e che dai margini la interrogano. Questa volta  l&#8217;attenzione è ricaduta sulla Comunità senegalese, fra le più numerose a Livorno. Nell&#8217;inverno del 2010 ha convocato sulla spiaggia del Calambrone dieci membri della Comunità. Dopo averli disposti quasi fronte mare, li ha interrati fino a lasciare fuori il solo capo. Negli ambienti suggestivi della Chiesa del Luogo Pio, la mostra illustrerà le sequenze della performance. Il linguaggio sarà asciutto ed efficace come ormai d&#8217;uso nella ricerca pluriennale dell&#8217;artista spagnolo.</p>
<p>Il progetto avrà anche una propaggine pubblica. La fotografia del solo occhio di un immigrato campeggerà sulla facciata della Chiesa e sarà visibile su tutta la documentazione della mostra. Ricorda le scritte che negli anni &#8216;80 e &#8216;90 ammonivano sullo sguardo di Dio: &#8216;Dio c&#8217;è&#8217;, o più efficacemente in alcune zone: &#8216;Zeus ti vede&#8217;, dicevano graffiti anonimi. Ora quegli ammonimenti astratti sono sostituiti da una rappresentazione viva e reale. Con la diffusione massiccia dell&#8217;immagine dell&#8217;occhio – emblema e icona della mostra – mostra Santiago Sierra ha voluto “zoommare” nell&#8217;anima degli immigrati. Per gli spettatori l&#8217;invito è a specchiarsi in quella superficie tanto piatta, quanto, finalmente, non-pop e profonda. Un racconto che attraverso la messa in scena del corpo, riporta l&#8217;astratto al reale ed avvicina la parola e la carne. 23/07/2010.</p>
<a href="http://www.react.it/it/chiesa-del-luogo-pio/">Chiesa del Luogo Pio</a>
<p>dal 30 Luglio al 8 Agosto 2010. Inaugurazione Venerdì 30 Luglio ore 20,00. Un progetto di <strong>REACT</strong>, Associazione Culturale Riconosciuta,con la gentile collaborazione della <strong>prometeogallery di Ida Pisani</strong>, Milano / Lucca</p>
<p>LA CITTA’ DEI DIECI MORI</p>
<p>Nel 1607, per la prima volta, il carrarese Pietro Tacca si reca ai Bagni dei Forzati di Livorno. Qui osserva e studia, con voluttà che pare amore, alcuni schiavi africani, dall’anatomia monumentale, dai volti pensosi, le cui potenti membra, affaticate ma non fiaccate, paiono già gettate in bronzo. È questo l’avvio di un grandioso progetto del geniale scultore toscano, che pur nato nella città delle cave e del marmo mai prese in mano scalpello, e al levigato bagliore della candida pietra delle Apuane preferì sempre e ovunque la pacata e fosca lucentezza del bronzo. Nel porto dei Medici, rigurgitante di insospettata umanità, poteva così vedere i colossali mori dal “perfettissimo corpo”, indugiando tra questi ad osservarne uno “che chiamavasi per soprannome Morgiano, che per grandezza di persona, e per fattezze di ogni sua parte era bellissimo, e fu di grande aiuto al Tacca per condurne la bella figura, colla sua naturale effigie, che oggi vediamo”, come descrive alcuni decenni più tardi Filippo Baldinucci. Da questa sensitiva esperienza, poi ripetuta, Tacca trasse ben più di uno spunto per la realizzazione dei quattro mori, emblema della città di Livorno, ideati dapprima per il monumento equestre di Ferdinando I e poi destinati ad ornare la base del marmoreo ritratto che figura eretto lo stesso Ferdinando, eseguito già nel 1599 da Giovanni Bandini e collocato al porto nel 1617, a guardare quel vivido mare. Posizionati in seguito, tra il 1623 e il 1626, i silenziosi mori sono barbari assoggettati e asserviti, affondati ai piedi del Granduca e da questi idealmente ridotti in catene. Pare che Tacca ne abbia calcato i volti dal vero, come altrimenti si faceva con lucertole e rane per produrre un atroce quanto veritiero bestiario, così facendo nel tentativo di non perderne neanche una ruga, non una piega, non una cicatrice, e consegnare piuttosto all’osservatore la vera geografia del loro grande e poderoso corpo e, forse, della loro sofferente anima, rappresa nel metallo bruno e lucente come quella stessa loro pelle.</p>
<p>Quattrocentotre anni dopo il madrileno Santiago Sierra prende dieci senegalesi e di fronte al porto di Livorno, alla spiaggia del Calabrone, li sprofonda, fino a seppellirli, nella sabbia umida. Apparentemente privi di identità onomastica, senza il risuonare di alcun soprannome esotico, stanno di spalle nella meschinità di un paesaggio sapientemente disadorno, dove la linea dell’orizzonte è segnata dalle gru e dai pontoni. Nuovi servi. Altra carne. Le catene dei mori di Tacca, utili a smorzare il vigore di quei titani ridotti a bestie da soma, ad animali da circo, sono oggi la rena che inghiotte i corpi scuri dei dieci lavoratori, che ne abbatte e spegne ogni impulso e ogni energia rendendoli immobili e inefficaci. Schiacciati da chissà quale Granduca, i mori di Sierra sono i figli dei giganti di Tacca, vittime sacrificali annientati dal quotidiano sopruso. Nel 2001 Sierra aveva già accalcato venti lavoratori nella stiva di una nave, ancor prima ne aveva convinti alcuni, col denaro, a rimanere chiusi in scatole di cartone per quattro ore al giorno per cinquanta giorni. Chi presta il proprio corpo all’operare di Sierra lo fa per guadagno, necessario. Già discriminati, il più delle volte, deboli, prima d&#8217;ora soprafatti da una vita marginale e sventurata, le donne e gli uomini di Sierra vendono tempo e corpo. Tutti regolarmente remunerati, come i dieci novelli mori di Livorno, danno quel che hanno, loro stessi, e così facendo consegnano frammenti della loro intimità: digrignano denti malati, si masturbano a comando, si lascian seppellire vivi.</p>
<p>Quale tensione alla libertà è in loro? Cosa li guida a vivere semmai senza giogo, senza l’illusoria  franchigia data loro dal denaro che per un attimo li compra? Nel 1799 il generale Miollis, a capo delle truppe repubblicane insediatesi a Livorno, fece rimuovere il monumento dei quattro mori ritenendolo un oltraggio alla dignità umana e vagheggiando di sostituire questo con un complesso scultoreo che figurasse la Libertà che incatena i vizi. <em>Vox clamantis in deserto</em>, le parole del francese ebbero un’eco di poca durata, ed i mori in breve tempo ripresero a guardare il loro mare, immalinconiti nella torsione della loro statura smisurata, come in cerca di luce.</p>
<p>A dire insomma che niente cambia sotto questo sole, che i giganti di Tacca, semidei schiavi, emergono faticosamente ma sempre vivranno in catene, e i loro figli di Sierra sfiorano per un attimo il libero pensiero e intravedono un’intima e fugace redenzione, etimologicamente parlando, ma il peso soffocante della sabbia grava inesorabile sulle loro pur non deboli spalle.</p>
<p>E questa solo è la loro vita, non altra, mai altra.</p>
<p><em> Andrea Marmori</em></p>
<p><em>Direttore del Museo Civico “Amedeo Lia” della Spezia</em></p>
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		<title>Francesco Ragni (Cecco Ragni)</title>
		<link>http://www.react.it/it/francesco-ragni/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 12:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Compassione

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: 23 Aprile 2010, ore 20:00
Aperta dal 23-04 al 03-05-2010
Orario di apertura: Giovedì, Venerdi, Sabato e Domenica dalle ore 20:00 alle 22:00 e su appuntamento. Domenica 2 Maggio dalle 20 alle 24.
L&#8217;arte contemporanea, spesso ritenuta di difficile comprensione o addirittura scostante, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Compassione</h3>
<p align="left">
<h1 style="color: #222222; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.5em; margin-left: 0px; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 11px; font-family: Verdana; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><span style="font-weight: normal;">Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno</span></h1>
<h1 style="color: #222222; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.5em; margin-left: 0px; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 11px; font-family: Verdana; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><span style="font-weight: normal;">Vernice: 23 Aprile 2010, ore 20:00</span></h1>
<h1 style="color: #222222; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.5em; margin-left: 0px; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 11px; font-family: Verdana; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><span style="font-weight: normal;">Aperta dal 23-04 al 03-05-2010</span></h1>
<h1 style="color: #222222; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.5em; margin-left: 0px; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 11px; font-family: Verdana; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><span style="font-weight: normal;">Orario di apertura: Giovedì, Venerdi, Sabato e Domenica dalle ore 20:00 alle 22:00 e su appuntamento. Domenica 2 Maggio dalle 20 alle 24.</span></h1>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte contemporanea, spesso ritenuta di difficile comprensione o addirittura scostante, è in realtà più che mai fondata sul dialogo con il pubblico, al quale chiede la disponibilità a disfarsi di pregiudizi estetici, e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prima ancora il dialogo è con il luogo in cui e per cui l&#8217;opera d&#8217;arte – nella dimensione di installazione – viene pensata e in cui acquista senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, in un&#8217;epoca in cui trionfano i “non luoghi”, i rapporti sono sempre più virtuali e  l&#8217;arte stessa è svilita nella sua riproduzione e mercificazione, l&#8217;artista contemporaneo ricerca la fisicità delle relazioni umane e spaziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Esemplare di questo modo di operare è il lavoro di Francesco Ragni, che non crea mai “a priori” e anzi utilizza materiali che sembrano dar origine da soli all&#8217;opera, essendo oltretutto tendenzialmente elementi primari – in questo caso l&#8217;acqua – o comunque naturali, come il legno, o visivamente impalpabili – vetro, filo di nylon, gas&#8230;: e se l&#8217;opera sembra “nascere” e non “essere fatta” si supera anche il peso dell&#8217; <em>addicional concept</em>, l&#8217;idea cioè della prevalenza del concetto nell’arte contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">E poiché nei nomi sono le cose, in quello che è tradizionalmente chiamato “Luogo Pio”  – in una sollecitazione di empatia –  non poteva che scaturire “Compassione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque una chiesa nata nel contesto di una struttura di accoglienza per orfane diventa oggi evocazione della difficoltà attuale dell&#8217;accogliere l&#8217;altro, il diverso: dato l&#8217;ambiente, l&#8217;acqua che lo pervade non può non far pensare a quella benedetta, battesimale, che accoglie nella comunità cristiana, ma quei corpi affioranti nell&#8217;oscurità suggeriscono situazioni più drammatiche, e l&#8217;acqua stessa finisce per separarci da loro &#8230; : mentre invece non basta la pietà a distanza, occorre patire insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gesto artistico non vuole riprodurre la realtà, ma farne vivere un&#8217;esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Antonella Capitanio</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">L’installazione che Cecco Ragni ha creato per la <a href="http://www.react.it/it/chiesa-del-luogo-pio/">Chiesa del Luogo Pio</a> a Livorno, con l&#8217; intervento sonoro di Massimo Ruberti, <span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">fa parte del progetto “<a href="http://www.react.it/it/sintesi-del-progetto-cococo/">Co.Co.Co.</a>” (conoscere e comprendere il contemporaneo), evento sponsorizzato dalla <a href="http://www.react.it/it/sponsor/fondazione-cassa-di-risparmi-di-livorno/">Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno</a>, </span></span>con il patrocinio del <a href="http://www.react.it/it/sponsor/comune-di-livorno/">Comune di  Livorno</a><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">. </span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Scarica il <a href="http://www.react.it/site/wp-content/uploads/2010/05/Cecco-Ragni.pdf">catalogo</a>.<br />
</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Marco Neri</title>
		<link>http://www.react.it/it/marco-neri/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 09:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Occhio e Croce
Effetti Contemporanei 2009
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno
Vernice: Giovedì 30 Luglio 2009, ore 21:00
Apertura dal 30/07 al 9/08/2009, orario 21-24
Emozionante Installazione, site specific, di Marco Neri all’interno della Chiesa sconsacrata del Luogo Pio, a Livorno, dove la notte stellata riempie lo spazio di tutta l&#8217;intera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Occhio e Croce</h3>
<p><strong>Effetti Contemporanei 2009</strong></p>
<p>Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno</p>
<p>Vernice: Giovedì 30 Luglio 2009, ore 21:00<br />
Apertura dal 30/07 al 9/08/2009, orario 21-24</p>
<p>Emozionante Installazione, site specific, di Marco Neri all’interno della Chiesa sconsacrata del Luogo Pio, a Livorno, dove la notte stellata riempie lo spazio di tutta l&#8217;intera giornata. 7 pannelli di cielo stellato riempiono 7 cornici ormai piene solo del vuoto della mancanza, in un gioco di vuoti e pieni che inganna l&#8217;occhio e coinvolge la mente e la spinge verso mete lontane e oniriche. La pittura di Neri permette di forare le pareti del magico luogo per aprire varchi virtuali che riconducono allo spazio interiore e nascosto dell&#8217;anima. Marco Neri ricrea l’infinito e la profondità della notte che adopera come strumento introspettivo, e utilizza qui la sua pittura come atto che colma la cornice della nostra anima. Mostra realizzata con il contributo della <a href="http://www.react.it/it/sponsor/fondazione-cassa-di-risparmio-di-volterra/">Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra</a>, della <a href="http://www.react.it/it/sponsor/coeci-trans-oil/">Coeci Trans Oil</a> e del <a href="http://www.react.it/it/sponsor/rotary-club-livorno/">Rotary Club di Livorno</a> e con il patrocinio del <a href="http://www.react.it/it/sponsor/comune-di-livorno/">Comune di Livorno</a>.</p>
<p style="text-align: center; ">
<p><strong>Testi Critici di Antonella Capitanio e Giampaolo Simi:</strong></p>
<p>“Sidereus pictor”</p>
<p>L&#8217;essenza delle arti visive è forse andare oltre il visibile: anzi l&#8217;opera d&#8217;arte non sarebbe tale se si limitasse alla propria realtà oggettiva. E l&#8217;installazione dei dipinti di Marco Neri nella Chiesa del Luogo Pio conferma una volta di più questo assunto, dando proprio per questo un nuovo senso di sacralità ad uno spazio che con tale scopo era stato concepito. La nostra abitudine ad un costante consumo di immagini – pubblicitarie, televisive, cinematografiche &#8230; – ha di fatto usurato la forza stessa di ciò che un tempo era davvero percepita come un&#8217;apparizione, lo straordinario materializzarsi di qualcosa che non c&#8217;è: una forza che era non a caso alla base dell&#8217;invenzione spaziale delle chiese barocche, con i soffitti sfondati da vertiginose prospettive in cui le figure sacre fluttuavano tra nuvole e raggi di luce. Una vertigine che ancora ci colpisce – nonostante ogni smaliziata conoscenza – di fronte alle più spettacolari invenzioni, ad esempio, di un Andrea Pozzo, capace di convincerci della presenza di cupole inesistenti o della materialità di drappeggi solo dipinti: una finzione non fine a se stessa, ma tutta al servizio della religione, come in tal caso denuncia ancora più chiaramente l&#8217;identità dell&#8217;autore, padre gesuita.Naturalmente l&#8217;edificio del Luogo Pio neppure prima del bombardamento durante l&#8217;ultima guerra mondiale poteva certo provocare – per dimensioni e decorazioni – lo stesso spaesamento visivo della chiesa di Sant&#8217;Ignazio a Roma, e ancor più ovviamente l&#8217;intervento di Marco Neri suggerisce una dimensione di meditazione tutta contemporanea: ma nondimeno è l&#8217;infinito che torna ad abitare sugli altari dell&#8217;ex chiesa livornese ed è all&#8217;andare oltre l&#8217;immagine che si è condotti guardando a questi dipinti. Dipinti meticolosi, in apparenza di semplice esecuzione, ma in realtà frutto di lente e reiterate stesure a tempera, con attente scelte cromatiche che giocano con le modalità percettive del nostro occhio, seguendo un&#8217;antica sapienza tecnica testimoniata sin da un documento relativo alla decorazione dipinta a stelle della Sala de Comares nell’Alhambra di Granada, dove si precisa che i colori da utilizzare sono il rosso, il bianco e il verde chiaro: così gli stucchi che un tempo inquadravano le pale d&#8217;altare della chiesa del Luogo Pio diventano magiche finestre sull&#8217;infinito cielo stellato, come ormai le nostre notti troppo illuminate non ci permettono di vedere. Marco Neri ci offre insomma una liturgia della visione impregnata del vero credo dell&#8217;arte del nostro tempo: “il meno è il più” &#8230; Ad uno sguardo inquinato da un eccesso visivo, cui viene fatto credere che la bellezza di un&#8217;immagine sta nello strabiliante numero di pixel che la compone, torna a proporre un poveristico “bianco e nero”, capace però davvero di “riempire gli occhi” e non solo quelli: perché parafrasando una citazione di Musil amata da Marco Neri, l&#8217;arte può davvero colmare quel buco che chiamiamo anima.</p>
<p><strong>Antonella Capitanio</strong></p>
<p>Ora, io mi chiedo e vi chiedo: perché la Macchina Pneumatica sì e il Tordo Solitario no? Chi avrebbe maggiore diritto ad abitare le notti australi, una campana di vetro progenitrice del sottovuoto spinto o un maldestro volatile zavorrato al suolo (non è dato sapere se fosse solitario per questo). Tutti e due, in un certo senso. Per il Tordo Solitario era l&#8217;unica maniera di stare sopra le nostre teste. E quanto alla Macchina Pneumatica, chi più di un attrezzo che genera il vuoto ha diritto a un posto nel vuoto cosmico? Eppure, chissà, fra cinquant&#8217;anni qualcuno ci rifletterà e dirà: signori, la costellazione della Macchina Pneumatica non ha più alcun senso. Chi di voi ricorda di averne vista mai una? Nel vostro immaginario occupa più o meno il posto del Tordo Solitario, un uccello che non sapeva volare e che è stato cancellato dal cielo due volte, dalla Natura prima e dagli astronomi poi, prima di scomparire anche dalla faccia della Terra. E così anche la Costellazione della Macchina Pneumatica potrebbe scomparire, un bel giorno, ed essere assorbita da qualche costellazione maggiore vicina, oppure venire re-intitolata al Microchip o al Motore all&#8217;Idrogeno. Guardare il cielo è tutta una questione di punti di vista. Quella che per noi è l&#8217;Orsa, per i Tuareg è la Cammella. E poi, ovviamente è una questione di emisferi. Emisferi terrestri, sì. Ma anche emisferi cerebrali. Dove qualcuno ha tentato di far vedere la Macchina Tipografica e il nero dell&#8217;inchiostro e del progresso, alla fine ha prevalso il bianco magico dell&#8217;Unicorno. Costellazioni scomparse e costellazioni vincenti. Tutte, egualmente arbitrarie, in bilico fra realtà e fantasia. Niente le differenzia dalle costellazioni possibili su cui ora si apre Chiesa del Luogo Pio, per opera di Marco Neri. Guardate, immaginate, scegliete la vostra e datele un nome. Perché solo con lo sguardo e le parole ci è dato di affrontare il buio della notte, quando il sole non illumina le cose nascondendoci l&#8217;universo. E perché solo la nostra immaginazione può essere senza confini come il cosmo.</p>
<p><strong>Giampaolo Simi</strong></p>
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		<title>Sintesi del Progetto CoCoCo</title>
		<link>http://www.react.it/it/sintesi-del-progetto-cococo/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 14:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Associazione Culturale REACT
L&#8217;Associazione Culturale REACT (Ricerca Esperienze Arte ConTemporanea) vuole, con il suo impegno e la passione dei suoi associati, potenziare l&#8217;offerta di cultura, soprattutto sul fronte dell&#8217;arte contemporanea, attraverso un modo non convenzionale di fare mostre, eventi e incontri per coinvolgere giovani, nuovi cultori, appassionati, collezionisti ma anche ragazzi e/o alunni di classi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Associazione Culturale REACT</h3>
<p>L&#8217;Associazione Culturale REACT (Ricerca Esperienze Arte ConTemporanea) vuole, con il suo impegno e la passione dei suoi associati, potenziare l&#8217;offerta di cultura, soprattutto sul fronte dell&#8217;arte contemporanea, attraverso un modo non convenzionale di fare mostre, eventi e incontri per coinvolgere giovani, nuovi cultori, appassionati, collezionisti ma anche ragazzi e/o alunni di classi di scuole medio-superiori insieme ai loro professori.</p>
<p>Proprio per “raggiungere” meglio i ragazzi delle scuole superiori, nasce l’ultimo progetto culturale, ideato da REACT (http://www.react.it), chiamato CoCoCo (Conoscere e Comprendere il Contemporaneo), ispirato al fatto che l&#8217;artista contemporaneo è spesso un precario nella nostra società (un collaboratore esterno… come si dice riferendosi al contratto di lavoro “cococo”) e questo è un fattore negativo, se significa, per il grande pubblico e per le nuove generazioni, non riuscire a stabilire rapporti continuativi con la sua espressione artistica.</p>
<p>REACT vuole limitare/eliminare il lato oscuro di questa situazione, portando a conoscenza del pubblico, nel termine più esteso possibile, i linguaggi espressivi dagli artisti contemporanei&#8230;. L’iniziativa CoCoCo è ideata in una programmazione poliennale basata su due appuntamenti annuali, che, pensati in particolare per una migliore fruizione scolastica, sono collocati nel periodo Ottobre/Novembre e Marzo/Aprile.</p>
<p>Alla base di questo progetto, come detto, sta la volontà di aprire una finestra periodica sull’arte contemporanea, per un pubblico eterogeneo, senza barriere culturali di nessun tipo, previlegiando il rapporto con le scuole, gli alunni delle quali parteciperanno in prima persona all’iter delle mostre stesse, attraverso un percorso creato “ad hoc” ogni volta per loro: verranno infatti a visitare le “vernici” delle mostre, potranno parlare e collaborare con gli artisti invitati, anche attraverso una serie di lezioni non convenzionali nella loro scuola/classe. Il progetto è incentrato su un obiettivo fondamentale: che le mostre diventino un punto di riferimento culturale vivace e stimolante per tutti.</p>
<p>Come luogo di incontro e scambio, l’evento espositivo offre anche l’occasione per discutere ed approfondire tematiche strettamente legate al quotidiano, dando molteplici spunti per riflessioni di carattere linguistico, sociale e politico di sicuro interesse, per una valida ed efficace iniziativa didattica. Gli artisti invitati sono scelti con il supporto di critici di valenza nazionale, che cercheranno perciò in questo caso di usare un linguaggio più facilmente adattabile a tutti i fruitori. La prima edizione, di CoCoCo, ha visto la partecipazione dell’artista Alessandro Bulgini, che vive e lavora a Torino, con l’installazione dal titolo: “Hairetikos”, nella Chiesa del Luogo Pio, a Livorno, inaugurata il 12 Aprile 2008. Il critico scelto è Giacomo Zaza, ideatore di eventi espositivi per spazi pubblici e centri d’arte contemporanea internazionali.</p>
<p>REACT, nell’ambito del progetto, è riuscita a svolgere un ampio lavoro di disseminazione che ha permesso di entrare in contatto con i principali istituti scolastici ed istituzioni cittadine. I primi “esperimenti” hanno coinvolto in particolare alcune classi del Liceo Scientifico “F. Cecioni” di Livorno proprio perché esso propone, nella sua offerta didattica, un’indirizzo “artistico” specifico.</p>
<p>Con il contributo della <a href="http://www.react.it/it/sponsor/fondazione-cassa-di-risparmi-di-livorno/">Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno</a>.</p>
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		<title>Enrico Bertelli</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 14:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Allegoria
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno
Vernice: 28 marzo 2009, ore 18:30
Aperta dal 28-03 al 11-04-2009
Orario di apertura: venerdi e sabato dalle ore 18:30 alle 20:00 e su appuntamento

L’associazione REACT è lieta di presentare al pubblico l’installazione che Enrico Bertelli ha creato per laa Livorno, nell’ambito del progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Allegoria</h3>
<p>Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno</p>
<p>Vernice: 28 marzo 2009, ore 18:30</p>
<p>Aperta dal 28-03 al 11-04-2009</p>
<p>Orario di apertura: venerdi e sabato dalle ore 18:30 alle 20:00 e su appuntamento</p>
<p><span id="more-176"></span></p>

<a href="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/bertelli/bertelli_invito.jpg" title="Enrico Bertelli, Invito Mostra &quot;Allegoria&quot;" class="thickbox" rel="singlepic12" >
	<img class="ngg-singlepic" src="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/cache/12__620x292_bertelli_invito.jpg" alt="Enrico Bertelli" title="Enrico Bertelli" />
</a>

<p>L’associazione REACT è lieta di presentare al pubblico l’installazione che Enrico Bertelli ha creato per la <a href="http://www.react.it/it/chiesa-del-luogo-pio/">Chiesa del Luogo Pio</a> a Livorno, nell’ambito del progetto “<a href="http://www.react.it/it/sintesi-del-progetto-cococo/">Co.Co.Co.</a>” (conoscere e comprendere il contemporaneo), evento sponsorizzato dalla <a href="http://www.react.it/it/sponsor/fondazione-cassa-di-risparmi-di-livorno/">Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno</a>, <a href="http://www.react.it/it/sponsor/automatic/">Automatic</a> ed <a href="http://www.react.it/it/sponsor/545/">Hotel Città</a>.</p>
<p>Troveranno spazio tre pannelli in forex sui quali Bertelli lascia volutamente la pellicola protettiva di colore azzurro-celeste che ben si allinea con l’immagine delle opere barocche. Le forme dei pannelli saranno quelle di tre grandi tele barocche: due del Tiepolo (1696-1770) ed una di Sebastiano Ricci (1659-1734). Le austere geometrie architettoniche della chiesa vengono, così, destabilizzate mediante la collocazione dissonante di tre sagome nell’area dell’altare.</p>
<p>Il taglio dei pannelli sarà compiuto in loco e le tracce dell’esecuzione, testimoni del percorso artistico, rimarranno visibili: tutti quegli scarti superflui di forex che si depositano sul pavimento faranno parte del tutto.</p>
<p>Il titolo “Allegoria” trova un adempimento appunto nelle tre forme scelte, tuttavia il rimando all’inconsistenza plastica e allo spazio dilatato delle allegorie rappresentate dall’arte Barocca, legato dichiaratamente all’identità stessa del luogo ecclesiastico, viene qui interiorizzato e assimilato all’interno di una diversa esperienza estetica.</p>
<p>Bertelli evidenzia una diversa interpretazione dell’ Allegoria, pensata unicamente come superamento del visibile, o meglio del visto e del vissuto, al di là del primo significato. Dalla narrazione, dal racconto di matrice letteraria, ancor prima che pittorica, si passa ad una visione non-oggettiva, ridotta ad immagini astratte, consegnate alla loro essenza di materia/colore.</p>
<p>Partire da ciò che è diventato inutile, non funzionale, privo della condizione di consumo, significa fondare con libertà un valore artistico, nonché poetico.</p>
<p>In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo con testo critico a cura di Giacomo Zaza.</p>
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		<title>Arnold Mario Dall&#8217;O</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 14:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sunshade
Effetti Contemporanei 2008
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno
Vernice: 31 Luglio 2008, ore 21.00
Aperta tutti i giorni dal 31/07 al 10/08/08. Orario: dalle 21 alle 24
Ideazione e coordinamento: ASSOCIAZIONE CULTURALE REACT
Organizzazione ed ufficio stampa: SERGIO TOSSI ART CONSULTING
Via pindemonte 63 &#124; 50124 firenze &#124; t 055 2286163
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Sunshade</h3>
<p><strong>Effetti Contemporanei 2008</strong></p>
<p>Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno</p>
<p>Vernice: 31 Luglio 2008, ore 21.00</p>
<p>Aperta tutti i giorni dal 31/07 al 10/08/08. Orario: dalle 21 alle 24</p>
<p>Ideazione e coordinamento: ASSOCIAZIONE CULTURALE REACT</p>
<p>Organizzazione ed ufficio stampa: SERGIO TOSSI ART CONSULTING</p>
<p>Via pindemonte 63 | 50124 firenze | t 055 2286163</p>

<a href="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/arnold-mario-dallo/semmel-duplex.jpg" title="Arnold Mario Dall'O, Mostra Effetti Contemporanei 2008, particolare" class="thickbox" rel="singlepic32" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/cache/32__320x240_semmel-duplex.jpg" alt="Arnold Mario Dall'O" title="Arnold Mario Dall'O" />
</a>


<a href="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/arnold-mario-dallo/sole-duplex.jpg" title="Arnold Mario Dall'O, Mostra Effetti Contemporanei 2008, particolare" class="thickbox" rel="singlepic33" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/cache/33__320x240_sole-duplex.jpg" alt="Arnold Mario Dall'O" title="Arnold Mario Dall'O" />
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		<title>Alessandro Bulgini</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 14:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hairetikos
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno
12 Aprile &#8211; 4 Maggio 2008
Vernice: Sabato 12 Aprile 2008, ore 19.00
Aperta il ven., sab., dom. dalle 17 alle 20
con il patrocinio del
e il contributo della
In occasione della sua mostra pressodi Livorno, Bulgini chiama in causa l’esperienza mistico-religiosa, attraverso però il riferimento ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Hairetikos</h3>
<p>Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno</p>
<p>12 Aprile &#8211; 4 Maggio 2008</p>
<p>Vernice: Sabato 12 Aprile 2008, ore 19.00</p>
<p>Aperta il ven., sab., dom. dalle 17 alle 20</p>
<p>con il patrocinio del <a href="http://www.react.it/it/sponsor/comune-di-livorno/">Comune di Livorno</a></p>
<p>e il contributo della <a href="http://www.react.it/it/sponsor/fondazione-cassa-di-risparmi-di-livorno/">Fondazione Cassa di Risparmio di Livorno</a></p>

<a href="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/hairetikos/hairetikos.jpg" title="Alessandro Bulgini, Mostra &quot;Hairetikos&quot;, particolare" class="thickbox" rel="singlepic38" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/cache/38__300x_hairetikos.jpg" alt="Alessandro Bulgini " title="Alessandro Bulgini " />
</a>

<p>In occasione della sua mostra presso <a href="http://www.react.it/it/chiesa-del-luogo-pio/">la Chiesa del Luogo Pio</a> di Livorno, Bulgini chiama in causa l’esperienza mistico-religiosa, attraverso però il riferimento ad una vicenda contemporanea come quella dell’IKEA. La multinazionale dell’arredamento standard, secondo la sua interpretazione, sembrerebbe esprimere la metafora di una nuova cattedrale verso cui fare pellegrinaggi atti a ricevere redenzioni fisiche oltre che neospirituali. Ecco, nella sontuosa scenografia barocca della chiesa di Livorno, un nucleo centrale di armadi rossi arriva a costituire una parete riflettente posta su un basamento ligneo simile ad un altare o palco devozionale, alzato a barriera simbolica contro il fruitore; ricordo del sangue, divino e umano insieme, forse allusione al sacrificio. Tuttavia, dietro l’impatto visivo del muro rosso, una parete bianca sulla quale è appesa una tela completamente nera, nel cui “grembo” vive una presenza diacronica: si tratta di una presenza che abita un tempo e uno spazio non “attuali”, simile ad una icona di spalle al fedele, a voler marcare la segretezza di un corpo che sconfina la conoscenza di se stesso nella penombra, verso quel non-visto che mantiene sempre un margine di libertà. La nuova installazione di Livorno si staglia così quale sfondo di folgorazioni, in cui poter finalmente scovare immagini e protagonisti.</p>
<p><strong>Giacomo Zaza, Berlino 2008</strong></p>
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		<title>Jannis Kounellis, Michele Zaza</title>
		<link>http://www.react.it/it/jannis-kounellis-michele-zaza/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 15:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Effetti Contemporanei 2007
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno
Vernice: Sabato 28 Luglio 2007, ore 19.00
Mostra realizzata con il contributo, privato e pubblico, di con il patrocinio della Provincia e del
La mostra di Jannis Kounellis e Michele Zaza negli spazi della Chiesa del Luogo Pio, in collaborazione con il Comune di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Effetti Contemporanei 2007</h3>
<p>Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno</p>
<p>Vernice: Sabato 28 Luglio 2007, ore 19.00</p>
<p>Mostra realizzata con il contributo, privato e pubblico, di <a href="http://www.react.it/it/sponsor/csa/">CSA</a>, <a href="http://www.react.it/it/sponsor/dole/">Dole Term</a>, <a href="http://www.react.it/it/sponsor/cooplat/">CoopLat</a>, <a href="http://www.react.it/it/sponsor/automatic/">Automatic</a>e con il patrocinio della Provincia e del <a href="http://www.react.it/it/sponsor/comune-di-livorno/">Comune di Livorno</a>.</p>

<a href="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/kounellis_zaza/kounellis_zaza.jpg" title="Kounellis_Zaza, Mostra Effetti Contemporanei 2007, Invito Mostra" class="thickbox" rel="singlepic21" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.react.it/site/wp-content/gallery/cache/21__320x_kounellis_zaza.jpg" alt="Kounellis_Zaza" title="Kounellis_Zaza" />
</a>

<p><strong>La mostra di Jannis Kounellis e Michele Zaza negli spazi della Chiesa del Luogo Pio</strong>, in collaborazione con il Comune di Livorno ed organizzata dall&#8217;<strong>Associazione Culturale REACT</strong>, (Ricerca Esperienze Arte Contemporanea) prevede la realizzazione di due importanti installazioni pensate e realizzate in conformità con il luogo espositivo. In collaborazione tra loro, gli artisti entrano in dialogo con la struttura barocca della Chiesa per restituire una nuova dimensione sacra e segreta, misteriosa ed &#8220;autentica&#8221;. Un dialogo unico, in due atti. Con questo evento REACT prosegue il monitoraggio delle potenzialità culturali del proprio territorio, iniziata nel 2001, attraverso l&#8217;organizzazione di mostre, workshop ed eventi culturali e il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto.</p>
<p><strong>Kounellis</strong> apre una sorta di epos del visto e del vissuto. Inizia la sua ricerca creando una scrittura monocroma alfanumerica, fatta di frammenti linguistici tratti dal quotidiano, dove si evidenzia l&#8217;impegno politico sul reale, di contro a possibili interpretazioni concettuali.</p>
<p>Kounellis sceglie di stare &#8220;dentro&#8221; il linguaggio nella sua peculiare dialettica tra pubblico e privato, allontanandosi, così, sia dall&#8217;impersonalità di matrice minimal, che dai &#8220;flussi di coscienza&#8221; dell&#8217;informale segnico. Nel 1967 esordisce con l&#8217;utilizzo di materiali naturali, in netta rottura con la tradizione iconica. Qui assistiamo all&#8217;esplosione della struttura vitale, al passaggio dal segno linguistico al gesto concreto. Alla forma riprodotta sul supporto si sostituisce l&#8217;azione e l&#8217;esperienza che fanno della sua arte un percorso vissuto e corale. La sensorialità e la tattilità diventano il segno di una coscienza critica dell&#8217;esserci come mittenti e destinatari dell&#8217;arte.</p>
<p>L&#8217;artista presenta il vero così com&#8217;è, non elabora l&#8217;oggetto, ma lo rende fenomeno. E&#8217; la vita che si fa opera d&#8217;arte con tutte le sue possibili evoluzioni. La materia visionaria, i comportamenti, gli odori, il peso, il nero profondo non prevedibile ma meravigliante, sono l&#8217;essenza del lavoro di Kounellis.</p>
<p>Scritte, segnali, oggetti quotidiani come sacchi, letti o indumenti, elementi naturali come caffé, carbone o cotone sono fisicamente presentati nello spazio espositivo, elementi ricorrenti che sono sia l&#8217;eco di un uso autobiografico sia il simbolo di una condizione, di una visione mobile fra culture differenti, immersa in un quotidiano carico di ricordi di altri tempi e luoghi. Una treccia di capelli, un uovo o un pappagallo appollaiato su un trespolo, invece di alludere al soggetto rappresentato, portano in primo piano la loro stessa presenza reale, tangibile.</p>
<p>L&#8217;energia del fuoco e degli animali, del carbone e delle strutture in ferro, tocca una condizione antica e leggendaria. La &#8220;voracità poetica&#8221; di Kounellis traspare in una carica simpatetica che unisce contingente ad effimero, mito e vita. L&#8217;attacco al pubblico è aggressivo e diretto, mira alla coscienza sensoriale, trasporta inquietudine.</p>
<p>Di <strong>Michele Zaza</strong>, il pensatore di immagini come ama definirsi lui stesso, nato a Molfetta nel 1948, vicino a Bari, conosciamo innanzitutto, negli anni 70 , le opere che convocano, restituiscono e esplorano &#8220;la scena primitiva&#8221;. La madre, il padre, i figli e qualche oggetto o semplice materiale con valenza simbolica, appaiono in questo racconto, arcaico e attuale, che tesse i legami, i luoghi, le situazioni in seno ad una famiglia e ad una città del Sud. Gli scatti, a illuminazione regolata, realizzati in bianco e nero, poi a colori a partire dagli anni 1974/1975, con l&#8217;aiuto di un fotografo, si traducono in un teatro da camera a volte banale e sottile, sempre indicibile e intelligibile , dove appaiono l&#8217;artista stesso e i suoi genitori, il viso spesso colorato in bianco, nero o blu, presi in un tempo veramente singolare, dal ritmo lento, accordato alle attitudini ieratiche.</p>
<p>Andando più in là possiamo affermare che, attraverso l&#8217;estraneità, la densità, l&#8217;oscurità stessa , della domanda che ricorre sul sé e l&#8217;alterità, sull&#8217;intimo e il sociale, sul corporale e lo spirituale , l&#8217;artista riprende il mito (nel senso antico del termine, poiché qui non si tratta di quella che chiamiamo &#8220;mitologia personale&#8221;) quale evocazione delle strutture e articolazioni primordiali della creazione e dell&#8217;esistenza.</p>
<p>Cranio rasato come gli scribi egiziani, la pelle nuda, qua e là pittura azzurra , verde o bianca profilo, incorniciando come un telamone gli elementi di un polittico, o di faccia il viso nascosto sotto le mani o ritirato dietro i palmi vestiti , come un orante, Michele Zaza, e i suoi parenti, lascia certo parlare, la gravità che persiste in tutto l&#8217;essere umano, ma simultaneamente rinvia a quell&#8217;altra parte, interiore, enigmatica, che è in divenire come un paesaggio aperto. (estratti da &#8220;Michele Zaza-Vita nuova&#8221; di Rainer Michael Mason).</p>
<p>Briciole di pane e stelle, fiocchi e un blu di cielo e spazio metafisico. Non più la radice, la memoria, il legame, ma l&#8217;altro possibile in termini di proiezione interiore, lo spazio e il tempo dell&#8217;intimità singolarissima insieme raziocinante e sognante. Non più il divincolarsi dalla prigionia della storia, ma il proiettarsi poetico nell&#8217;universo dei possibili, in un cosmo privato in cui il corpo totem entra in dialogo con i propri feticci.</p>
<p><strong>Jannis Kounellis</strong>, nato nel 1936 al Pireo, in Grecia, nel 1956 si trasferisce a Roma dove frequenta l&#8217;Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a Roma. È uno dei fondatori dell&#8217; Arte Povera .</p>
<p>Tra le principali mostre personali ricordiamo: nel 2006 al MADRE Museo d&#8217;Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli, e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano; 2004 Vijecnica, National Library, Sarajevo, Bosnia e al Modern Art Oxford, Oxford, Gran Bretagna; nel 2002 alla Galleria Nazionale d&#8217;Arte Moderna di Roma; nel 1999 Oesterreichisches Museum fur Angewandte Kunst, a Vienna, Austria ed alla Chiesa di San Augustin, UNAM, Città del Messico, Messico; nel 1997 Museum Ludwig in der Halle Kalk, Colonia, Germania; nel 1996 Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Spagna; nel 1994 Cargo Ionion, Pireo, Atene, Grecia; nel 1991 Casa Centrale degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, Russia; nel 1990 Stedelijk Museum, Amsterdam, Paesi Bassi; nel 1989 Espai Poblenou, Barcellona, Spagna; nel 1988 Castello di Rivoli, Museo d&#8217;Arte Contemporanea, Rivoli (Torino); nel 1986 Museum of Contemporary Art, Chicago , USA; nel 1985 Musée d&#8217;Art Contemporain, Bordeaux, Francia; nel 1983 Musei Comunali, Rimini; nel 1981 Van Abbemuseum, Eindhoven (in seguito a: Obra Social, Caixa de Pension, Madrid, 1982); nel 1977 Kunstmuseum, Lucerna, Svizzera.</p>
<p><strong>Michele Zaza</strong> nasce a Molfetta (Puglia) il 7 novembre 1948. Dopo aver frequentato l&#8217;istituto di Belle Arti di Bari, si trasferisce a Milano per seguire il corso di scultura di <strong>Marino Marini all&#8217;Accademia di Brera</strong>.</p>
<p>Le sue prime mostre hanno luogo a Milano presso la galleria <strong>Diagramma</strong> (&#8221;cristologia&#8221; nel 1972 e &#8220;naufragio euforico&#8221; nel 1974) e a Bari presso la galleria <strong>Bonomo</strong> (&#8221;dissidenza ignota&#8221; 1973), a Brescia alla galleria <strong>Minini</strong>, a Napoli da <strong>Lucio Amelio</strong>. Zaza ha esposto spesso a Parigi (galleria <strong>Yvon Lambert</strong>), Zurigo (galleria Annemarie Verna), Monaco (galleria Tanit). Ha partecipato alle <strong>Documenta 6</strong> e 7 di Kassel. Nel 1980 ha tenuto una mostra alla galleria <strong>Leo Castelli</strong> di New York, e ha partecipato alla <strong>Biennale di Venezia</strong>, sala personale. E&#8217; stato invitato alla Biennale di Parigi (1975), alla Biennale di San Paolo (1978). Negli ultimi anni gli sono state dedicate importanti mostre personali: a Mosca (<strong>Museo</strong> <strong>Shchusev</strong>), Roma (Museo Laboratorio dell&#8217;Univarsità &#8221; La Sapienza &#8220;), Ginevra ( <strong>Mamco</strong>-Museo d&#8217;Arte Contemporanea), <strong>Parigi</strong> (galleria Martine&amp;Thibaultdelachatre), <strong>Anversa</strong> (MudimaDrie). Fino al prossimo setembre 2007, una grande personale alla Galleria Six, a Lissone, Milano.</p>
<p>Ufficio stampa: Michela Casavola</p>
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		<title>Biografia Robert Gschwantner</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jul 2006 15:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Robert Gschwantner
Born 1968 in Steyr – Austria
Living and working in Berlin
Solo Exhibitions:



2006
Effeto Venezia 2006, Chiesa del Luogo Pio, Livorno (I)
Galerie Ulrich Mueller, Köln (D)


2005
Robert Gschwantner, Gitte Weise Galerie, Berlin (D)
Black Atlantic, curator M. Raczek, Otwarta Pracownia, Krakowie (PL)
Oltre la Parvenza, with A.M. Lamera, curator A. Madesani, Palazzo Comunale, Fontanella BG (I)
Sphaeren Wechsel Wirkung, Artmark Galerie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Robert Gschwantner<br />
Born 1968 in Steyr – Austria<br />
Living and working in Berlin</h3>
<p><strong>Solo Exhibitions:</strong></p>
<table style="font-size: 0.9em;" border="0" cellspacing="5" cellpadding="5">
<tbody>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2006</td>
<td width="90%">Effeto Venezia 2006, Chiesa del Luogo Pio, Livorno (I)<br />
Galerie Ulrich Mueller, Köln (D)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2005</td>
<td width="90%">Robert Gschwantner, Gitte Weise Galerie, Berlin (D)<br />
Black Atlantic, curator M. Raczek, Otwarta Pracownia, Krakowie (PL)<br />
Oltre la Parvenza, with A.M. Lamera, curator A. Madesani, Palazzo Comunale, Fontanella BG (I)<br />
Sphaeren Wechsel Wirkung, Artmark Galerie, Wien (A)<br />
Lives and Works in&#8230;, Paolo Maria Deanesi Gallery, Rovereto (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2004</td>
<td width="90%">Transparenzformationen, Galleria Sergio Tossi Arte Contemporanea, Firenze (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2003</td>
<td width="90%">The Ethanediol-Connection, Galerie Ulrich Mueller, Köln (D)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2002</td>
<td width="90%">Merci Total – The Erika Project, curator A. Marfella, Fondazione IDIS – Città della Scienza, Napoli (I)<br />
Untitled, Galleria Il Ponte Contemporanea, Roma (I)<br />
Oil-Paintings, Grantpirrie Gallery, Sydney (AUS)<br />
Oil-Paintings 2, Galleria Maria Cilena, Milano (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2001</td>
<td width="90%">Sirens Songs, Galleria Mimmo Scogniamiglio, Napoli (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2000</td>
<td width="90%">Achille Lauro, Galerie Ulrich Mueller, Köln (D)<br />
Oceanos, Galleria Il Ponte Contemporanea, Roma(I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">1999</td>
<td width="90%">Robert Gschwantner, Fendissimi, Roma (I)<br />
Diamone Grace, Galleria Il Ponte Projects, Roma (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">1998</td>
<td width="90%">EE80 Ashlessdispersant, Galleria B &amp; D studio contemporanea, Milano (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">1997</td>
<td width="90%">Exxon Valdez, Galerie Pohlhammer, Steyr (A)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">1995</td>
<td width="90%">Prospettive Trasparenti, Österreichisches Kulturinstitut, Roma (I)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Group Exhibitions:</strong></p>
<table style="font-size: 0.9em;" border="0" cellspacing="5" cellpadding="5">
<tbody>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2006</td>
<td width="90%">Rendevous mit Gitte, Gitte Weise Galerie, Berlin (D)<br />
Dissonanze, Galleria Maria Cilena, Milano (I)<br />
Strade Bianche 2006, Casale Marittima (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2005</td>
<td width="90%">VIII Premio Casoli, Serra San Quirico (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2004</td>
<td width="90%">Minds eye, Hazelshurst Regional Gallery &amp; Arts Centre, Sydney (AUS)<br />
Entgrenzungen/Weiterungen/Transfers, OÖ Kunstverein, Linz (A)<br />
LUCIda MENTE, Fortezza del mare, Porto Venere (I)<br />
Televisione-Arma di Distrazione di Massa, Casina Pompeiana, Napoli (I)<br />
Phänomen Landschaft, NÖ Landesmuseum, St. Pölten (A)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2003</td>
<td width="90%">Orte(n) der Stille, Artmark Galerie, Spital am Phyrn (A)<br />
The Last Judgement Project, The Rainier Room– Seattle Centre, Seattle (USA)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">2001</td>
<td width="90%">Wasted -Metis 2001, curator J. Barney, Canberra Contemporary Art Space, Canberra (AUS)<br />
We like it, Palazzo Modica, Avola – Siracusa (I)<br />
Acqua Potabile, Museo en plein air, Lamezia Terme (I)<br />
Summerexhibition, Galleria Il ponte contemporanea, Roma (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">1999</td>
<td width="90%">Che c’è di nuovo? 1, Museo Comunale Casina Pompeiana, Napoli (I)<br />
Percezione 3000, B &amp; D studio contemporanea, Milano (I)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">1998</td>
<td width="90%">1.Biennale di Parchi, Natura e Ambiente, The Japan Foundation, Roma (I)<br />
Plastik &#8211; di letzten Jahre, Galerie Ulrich Mueller, Köln (D)</td>
</tr>
<tr>
<td width="10%" valign="top">1995</td>
<td width="90%">Some works by…, SdB Foundation, Rotterdam (NL)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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