REACT

artprice

Y. H. Peréz, Fabrizio Del Moro

Dal 5 al 19 agosto 2012

si svolge a Barga la doppia personale degli artisti: Yonel Hidalgo Peréz e Fabrizio Del Moro,

organizzata dal Comune di Barga in collaborazione con REACT.


Yonel Hidalgo Peréz

Yonel Hidalgo Peréz è nato a Las Tunas, Cuba, nel 1970. Diplomato come maestro di pittura e disegno nel 1989 presso l’Academia de Arte “Vicentina de la Torre” di Camagüey, ha insegnato in questo stesso istituto per alcuni anni. E’ stato disegnatore grafico per il Dipartimento di Stampa della Direzione Provinciale di Cultura di Camagüey, scenografo per la Compañia de Ballet di Camagüey e curatore della Galeria Guaimaro.

Nel 1994 ha esposto per la prima volta alla Bienal de La Habana, ripresentandosi alla VII edizione della Biennale  nell’ambito di El Ultimo Dibujo del Siglo, mostra di cento disegni di artisti internazionali, organizzata dall’Ass. Culturale Zerynthia di Roma. Dal 2003 Hidalgo vive in Italia. Nel paese di adozione ha privilegiato la partecipazione a progetti espositivi non convenzionali (Biblioteca Labronica “F.D. Guerrazzi” di Livorno, Istituto Superiore Antincendi di Roma, Officina Giovani – Ex Macelli di Prato), invitato da musei (Museo Pecci di Prato, Palazzo Lucarini a Trevi, Palazzo Collicola di Spoleto, Museo Laboratorio Ex-Manifattura Tabacchi di Città Sant’Angelo) o fondazioni culturali.

Collabora con l’Associazione culturale Artwo nell’ideazione di oggetti di design prodotti all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia. E’ docente di pittura presso la Fondazione Culturale d’Arte Trossi Uberti di Livorno.

“Elaboro le idee per le mie creazioni partendo da alcune riflessioni sulla relazione che l’Uomo contemporaneo stabilisce con il proprio contesto. I disegni lo ritraggono nella sua convivenza con le cose; in un’ibridazione immaginaria che sintetizza, attraverso il simbolico, un bagaglio di esperienze e credenze vincolate all’uso di quell’oggetto specifico, scelto a protagonista dell’opera. I disegni sono stati, e continuano ad essere tutt’oggi, la prima tappa di un processo di rielaborazione dove l’oggetto ritorna con la sua stessa fisicità; ciò apporta al mio lavoro una proliferazione di nuovi significati generati dalla differente qualità dei materiali che lo costituiscono.”

Fabrizio Del Moro

Fabrizio Del Moro è nato a Livorno il 21 Marzo 1978, da sempre orientato verso le arti visuali, la sua prima esposizione pubblica è del 1998, si diploma all’ Accademia di belle Arti di Firenze nel 2004.

Ha esposto in mostre personali e collettive a livello nazionale con all’attivo diverse esperienze di insegnamento in scuole pubbliche e private, le sue discipline variano dal disegno a china, da sempre un filo conduttore del suo lavoro, alla pittura sperimentale, oltre ad altre esperienze nel campo dell’ incisione, litografia, serigrafia, fotografia digitale e computer-grafica.

il mio lavoro si propone di indagare in varie discipline e tematiche, mi occupo del rapporto tra l’uomo e il suo immaginario, nelle mie opere ci sono variazioni di tema dal grottesco di scene di genere che prendono ispirazione da mitologie e illustrazioni storiche a motivi astratti e paesaggi mentali neoromantici,nei quali gli elementi si fondono con l’atmosfera, disintegrandosi nell’ambiente in un gioco di movimenti evanescenti e giochi luminosi.

Nasce Rivista: “il Buon Vicino”

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Presentazione della nuova rivista

Il Buon Vicino. Periodico di Arte, Politica e Territorio

30 gennaio 2012 H 17.30

Teatro Goldoni, Sala Mascagni

Via Goldoni, 83 – Livorno

Per informazioni: alessandra@kunsvereinit – 346 3641901

Intervengono: Marco Bertini (Direttore Generale Fondazione Goldoni), Alessandra Poggianti (curatrice e direttore editoriale), Mario Tredici (Assessore alle Culture di Livorno), Antonio Bertelli (Associazione React), Massimo Mazzone (artista, attivista e docente universitario), Ilaria Possenti (filosofa e docente universitaria)

“Il Buon Vicino” è un progetto editoriale che, a partire dal territorio, intende dar voce alla pratica artistica contemporanea come strumento di analisi e conoscenza del presente, ma anche come mezzo per la produzione di un pensiero critico.

“Il Buon Vicino” nasce dall’omonimo progetto espositivo realizzato la scorsa estate presso l’ex Chiesa del Luogo Pio di Livorno, che ha visto coinvolti sei artisti provenienti da diverse aree geografie.

“Il Buon Vicino” affronta la crisi del principio di “vicinato” e la relativa organizzazione e privatizzazione dello spazio urbano da cui ne conseguono una serie di ingiustizie sociali. Il contesto generale sono le fallimentari politiche economico-finanziarie globali, di cui città come Livorno ne sono vittime. La pratica artistica contemporanea è, qui, uno strumento per la comprensione e l’analisi delle trasformazioni sociali, per descrivere quello che non è ancora decodificato.

In questo senso “Il Buon Vicino” si propone come generatore di contatto e di comunità, come strumento di analisi e di ricerca creativa. Guarda a quel megafono umano inventato da Occupy Wall Street, un passaparola delle folle per aggirare il divieto di usare i megafoni, che ci ricorda come a New York e nelle altre 900 città in cui si e’ alzata la voce degli indignati, il problema è creativo, sperimentare nuove forme di partecipazione, nuovi modi del vivere comune, recuperare il senso di convivialità.

In occasione dell’evento sarà presentata la nuova acquisizione dell’Associazione React dell’opera di Helena Hladilova. L’artista ceca sarà presente.

SCHEDA TECNICA

Titolo: Il Buon Vicino. Periodico di arte, politica e territorio

Pagine: 24

Colore: bianco/nero

Lingua: Italiano/Inglese:

Costo: gratuito

Editore: Kunstverein Publishing | www.kunstverein.it

Disegno grafico: Zirkumfles (Berlino)

Informazioni: info@kunstverein.it | info@react.it

Artisti

CCH, Mauro Cerqueira, Dario Gentili, Helena Hladilova, Juan Pablo Macías, Pedro G. Romero

Autori

Antonio Bertelli, Antonio d’Avossa, Pedro de Llano, Matteo Lucchetti, Juan Pablo Macías, Massimo Mazzone, Curzio Mugnai, Alessandra Poggianti, Pedro G. Romero, Marco Tagliafierro, Alessio Traversi, Andrea Wiarda

Accanto

L’Associazione REACT e la Galleria Chiellini presentano:

ACCANTO

Sabato 12 novembre 2011 alle ore 18.30
Galleria Chiellini Via Cesare Battisti n.52, Livorno

Quest’anno, seguendo l’intento di accompagnare la prossima apertura di uno spazio importante per l’arte contemporanea nella nostra città, presso la Galleria Chiellini di Livorno si potranno vedere due importanti lavori di Erica Sagona e di Sandro Bottari. Si tratta di opere che verranno donate dagli artisti all’associazione REACT per realizzare  una collezione che potrebbe costituire un nucleo volto ad integrare quella, di grande valore, ma ferma al 1975, del Comune di Livorno, che fu del museo progressivo di arte contemporanea.
La procedura, come detto ormai in corso, per riaprire uno spazio per l’arte contemporanea nell’ambito della ristrutturazione e riedificazione del Polo del Luogo Pio, spinge a recuperare il concetto di “museo progressivo”,  attraverso la raccolta di opere e documentazioni di artisti che operano oggi a Livorno, confrontandosi con la contemporaneità.
Le opere in questione saranno esposte da Chiellini accanto a pitture della nostra tradizione post macchiaiola, che costituisce la  ragion d’essere di quella galleria.
Non in confronto o in contrasto o in dialogo, ma semplicemente accanto; come si è accanto di banco a scuola o nello scompartimento di un treno. Stare accanto non è poco: come minimo, significa accettare un vicino, pure se provvisorio. Livorno ha una grande necessità di rilanciarsi culturalmente e per far questo occorre un percorso comune. Appunto: tra soggetti che, almeno, sanno stare l’uno accanto all’altro.

ACCANTO: Avvicinare tradizione e contemporaneità. L’idea sarebbe semplice, quasi elementare. Non lo è se si ha consapevolezza del tessuto artistico-culturale livornese, dove una forte cesura divide da tempo quel che è stato il passato, caratterizzato da una scuola macchiaiola che ancora oggi identifica fortemente l’arte labronica, e lo sforzo di alcuni artisti contemporanei di adottare un linguaggio privo di confini fisici e temporali, al passo con i tempi. Alla luce di questo contesto, la mostra che l’associazione REACT ha pensato di organizzare da Chiellini, galleria che da anni tratta soprattutto artisti di fine ‘800 e inizio ‘900, si trasforma in un’operazione simbolica, di stampo concettuale. Il visitatore riconosce e ritrova immediatamente le atmosfere che quotidianamente caratterizzano la galleria: restano esposti, come sempre, i dipinti di Renato Natali, con i cieli scuri e le nuvole dense, gli interni caldi di Cafiero Filippelli, le campagne di Carlo Domenici, le marine di Gino Romiti e le visioni sognate di Benvenuto Benvenuti…Il compito di interrompere la consuetudine é affidato ai lavori di due artisti livornesi – Sandro Bottari ed Erica Sagona – che da Chiellini portano in scena due opere lontanissime dal linguaggio della tradizione. Bottari espone un lavoro realizzato su forex bianco, su cui trovano spazio gli elementi simbolici del suo percorso artistico ed esistenziale. Un inserto scuro riporta immediatamente alla mente il capolavoro Quadrato Nero di Kazimir Malevic  ma, al suo interno, l’artista lascia librare, come sospesi nell’aria, un limone, un pomodoro e una bottiglia di latte qualità Blu, della Parmalat: un modo ironico per mettere in scena i colori primari alla base del “far pittura”. In basso, infine, elenca parole che, nel loro concatenarsi in un leitmotiv ossessivo, assumono quasi l’aspetto di un codice, di una formula segreta da ripetere senza fine per trovare nell’astrazione l’essenza delle cose. Una ricerca intima e fortemente introspettiva che, pur nella diversità di linguaggio, ritroviamo nel lavoro di Erica Sagona, costituito da un panno privo di telaio appeso alla parete e lasciato cadere morbido come un velario. Per mezzo di pennellate brevi e ordinate, l’una simile all’altra, Sagona ha coperto di pittura bianca la superficie della stoffa, lasciando intravedere la base scura del supporto solo ai lati, come a creare una cornice ideale su cui ha appuntato i giorni e gli orari durante i quali si è messa al lavoro, come in una sorta di diario pittorico. Si tratta di un’opera in cui resta la poeticità della materia ma la figurazione scompare del tutto per dar spazio allo scavo interiore e allo scorrere lento del tempo, scandito dall’iterarsi ritmico delle pennellate. Lavori, insomma, diversissimi tra loro ma che, nel loro stare accanto, non perdono la propria ragione d’essere. Non si pongono, infatti, in dialogo o in contrasto: queste opere che immortalano un momento particolare del passato e della contemporaneità stanno semplicemente ACCANTO. Una condizione che non implica la condivisione di ideali ma che pone le basi per la presa di coscienza dell’esistenza dell’altro. E a Livorno, città in cui la fervida creatività si scontra a volte con un certo individualismo culturale, stare accanto non è cosa da poco.

Alice Barontini

Erica Sagona, Sandro Bottari

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Vuoti di memoria
inaugurazione: domenica 21 agosto 2011, ore 18
fino al 4 settembre 2011
orario 10.00 – 13.00, 15.30 – 17.30
Museo Le Stanze della Memoria
Via di Mezzo, 70 – Barga (Lu) – Comune di Barga

Siamo soliti attribuire all’espressione “vuoto di memoria” il significato di interruzione,
apparentemente immotivata e comunque imprevista, del libero flusso delle reminiscenze
che dal nostro profondo risalgono alla coscienza; flusso che corrisponde ad un tentativo,
spesso involontario, di rilettura a posteriori della trama della nostra vita vissuta, che è
fatta di sensazioni, pulsioni, intuizioni, sentimenti, conoscenze, progetti e molto altro
ancora.
Il vuoto di memoria sembra appropriarsi di una porzione di tempo astraendola
dall’infinito trascorrere del tempo stesso, del quale il flusso della memoria è soggettivo
resoconto; porzione che, in qualche modo, contraddice il tempo e che è da noi percepita
come non-tempo.
Eppoi, per la condizione di spaesamento che – a causa della improvvisa sottrazione di
riferimenti storici, relazionali, ambientali – instaura in chi lo prova e lo vive, il vuoto di
memoria è avvertito come non-spazio.
L’assenza di adeguati riferimenti spazio-temporali, che come sappiamo hanno la funzione
di ben contestualizzarci nel mondo, offre inattese, preziose seppur precarie opportunità di
rapporto con la sfera cosiddetta metafisica. Oltre la compatta mole di un monte esiste pur
sempre una porzione di cielo della quale è preclusa la visione, che diviene invece
possibile se quel monte è “forato”; rappresentando il foro un vuoto di materia (di
memoria?).

Il rapporto problematico con lo spazio e col tempo è, a ben guardare, oggetto delle opere
– pur tanto diverse per materia e per forma – presentate da Erica Sagona e Sandro
Bottari in questa occasione espositiva.
Ambedue gli artisti, ciascuno percorrendo una propria via, hanno evidentemente tentato
di elaborare poetiche ipotesi di rappresentazione, se non di revisione, dei concetti di
spazio e di tempo, che nel senso comunemente accettato significano il primo “estensione
nella quale appaiono collocati i corpi”, il secondo “successione di istanti in cui si
svolgono gli eventi e le variazioni delle cose”.
Erica Sagona pone a disposizione del tempo porzioni di spazio, materialmente costituite
da tavolette o mensole o stoffe posate orizzontalmente. Su quegli “spazi” il tempo, che è
trascorso e che va trascorrendo, non lascia alcuna traccia di sé, se non per il tramite della
impalpabile polvere che, impercettibilmente, vi si deposita. Il progressivo,
incommensurabile sedimentarsi della polvere costituisce la prova variabile, instabile,
“invisibile” del procedere delle mutazioni che inesorabilmente interessano ogni forma di
vita. In altri lavori l’artista si è fatta essa stessa tramite di questa tendenza ciclica della
materia-energia, agendo su brani di stoffa mediante deposito di polvere di grafite che,
collocata, dà luogo a infinite, chiaroscurali variazioni di luce e di lucentezza.

Analoghe operazioni Sagona compie raccogliendo pietre e stecchi (questi ultimi sono per
l’appunto visibili in questa mostra) sui quali il trascorrere del tempo si rivela mediante i
licheni, particolari organismi vegetali nati per simbiosi tra alghe e funghi. Sono essi
manifestazioni di vita nelle quali l’occhio attento e interessato – meglio sarebbe dire
“innamorato” – scopre forme e colori capaci di suscitare stupore; nelle quali variabilità e
invariabilità sorprendentemente coesistono e si accordano fino ad illudere l’osservatore
riguardo ad una loro apparente atemporalità.

E’ insomma possibile che l’indagine poetica sullo spazio e sul tempo, i suoi esiti resi con
i mezzi dell’arte ancorché limitando al minimo indispensabile l’intervento umano,
producano situazioni di incantamento nelle quali spazio e tempo finiscono per darsi
contemporaneamente presenti e assenti.

I lavori che Sandro Bottari pone all’attenzione del pubblico hanno caratteristiche assai
diverse da quelli prima descritti. Da notare innanzi tutto un protagonismo che, pur privo
di aggressività, indica l’intendimento di entrare in contatto con le cose e con le situazioni
turbandone l’equilibrio, insinuandovi con forte determinazione una propria idea; ciò non
significa che l’idea rappresenti o sia frutto di un convincimento assoluto, tuttavia essa
viene affermata e puntualizzata allo scopo di interferire sul normale andamento
dell’esistenza, di suggerire insomma un diverso modo di vivere la vita.
Lo stravolgimento dei consueti riferimenti spazio-temporali è evidente in ciascuna delle
opere presentate; e stravolgimento significa obliterazione del modo ordinario di
rapportarsi alla realtà; stravolgimento vuol dire invenzione di uno spazio e di un tempo
altri rispetto a quelli che siamo abituati a concepire.
Se nel Ritratto di Klee è ben chiaro il paradosso spazio-temporale reso dall’autore con il
confronto contestuale tra le immagini di diversa epoca dei due personaggi, in Do not lay
flat si assiste addirittura alla subordinazione di personaggi di primo piano della nostra
contemporaneità (Obama e famiglia, in immagini sfumate) rispetto all’immagine
dell’artista, arretrata ma nitida, resa viva e vivace dai colori dell’arte.

Se nella Scatola nera l’alimento-riso si fa misteriosa materia semicelata in un oggetto
devoluto a finalità artistiche o quanto meno filosofiche (la scatola nera, quella degli aerei,
contiene non già riso, bensì notizie su una catastrofe), il video Filtrazioni mostra
“all’incontrario” una sequenza di azioni che l’autore aveva compiuto addentando, a
sostentamento del proprio corpo e della propria anima, pochi prescelti alimenti
corrispondenti ad altrettanti irrinunciabili colori-valori.

L’inversione temporale, il cui effetto visivo allude all’Eterno Ritorno – consistendo nella
ricostituzione dell’integrità della provvista “alimentare” e della situazione che aveva
preceduto l’opera – configura di fatto uno spazio ed un tempo che non avremmo potuto
conoscere se non per mezzo dell’arte, che è interruzione della normalità e che ha il potere
di ricondurre la vita umana a quella condizione di contraddittoria, ma feconda,
complessità che le compete.

Chissà se la complessità della vita, specie se raccontata e complicata con i linguaggi
talora difficili e talaltra “incomprensibili” dell’arte, non sia il vero motivo di qualche
nostro vuoto di memoria.
Da quegli inattesi vuoti – tanto somiglianti al foro aperto nella montagna – potremmo
forse trarre profitto per tentare di intravedere almeno qualcosa di ciò che, in assenza di
essi, resterebbe per noi assolutamente invisibile.
Romeo Dea
Livorno, 10 agosto 2011
Per maggiori informazioni via mail:
erica.sagona@gmail.com
sandro.bottari@tiscali.it