CCH, Cerqueira, Gentili, Hladilova, Macias, Romero
Il Buon Vicino
a cura di Alessandra Poggianti
Inaugurazione: sabato 30 luglio 2011 - ore 19.00
La IX edizione di Effetti Contemporanei, rassegna ideata da REACT nel 2003, si apre con Il buon vicino, un progetto espositivo e una rivista (in corso di pubblicazione) a cura di Alessandra Poggianti.
Il buon vicino è un progetto che indaga, attraverso diversi interventi artistici, il concetto di vicinato oggi, fenomeno sociale alla base dell’attuale organizzazione dello spazio urbano.
Questo concetto e’ totalmente in crisi e qualora si presentano forme di vicinato queste si basano su meccanismi di esclusione e di allontanano di tutto cio’ che è fonte di turbamento (immigrati, emarginati, attività commerciali etc). Il fenomeno è alla base dei processi individualistici che hanno portato all’abbandono di spazi pubblici come luogo di incontro e confronto con “l’altro” e alla organizzazione della vita quotidiana all’interno di spazi privati o luoghi di consumo.
In questo processo sociale si perde il vecchio concetto di città come luogo d’interazione sociale, scambio di relazioni e d’incontro .
Di fronte alla definitiva crisi dello Stato Nazione la città diventa un terreno di gioco attivo, ma invece di utilizzare questi elementi locali come generatori di contatto e di comunità, si preferisce creare una distanza tra un ”noi” da contrapporre ad un “loro”, che culmina nella individuazione dei nemici esterni e interni. Questa impossibilità di produrre un “senso del comune” significa perdere un fondamentale agente attivo di resistenza.
In risposta a questo meccanismo sociale l’artista CCH, la sera dell’inaugurazione, attiva uno spazio conviviale, offrendo insieme a Massimo Filippelli un minestrone preparato seguendo la ricetta di Joseph Beuys. La citazione all’artista tedesco ci proietta verso nuove forme di vita sociale rivolta alla solidale e libera collaborazione tra gli uomini, una prospettiva utopica di un nuovo organismo sociale che è alla base del concetto filosofico beuysiano: la “scultura sociale”. Ed è proprio una “Living Sculpture” l’intervento di Juan Pablo Macias, una istallazione composta dall’ammasso di mobili e oggetti personali di una persona schiacciata dai meccanismi di potere. Un personaggio emarginato e marginale che, come molti altri, vivono separati dal resto della città. Spesso, come racconta il video di Dario Gentili, si vive nello stesso condominio, ma non si stabilisce nessun contatto. Si alzano nuove barriere e confini, che si rafforzano privatizzando tutto. L’artista spagnolo Pedro G. Romero segnala con un tipico ballo nazionale la prima vendita di una casa popolare in un quartiere di Siviglia. E nel caso in cui lo spazio rimane invenduto, spesso si abbandona. L’artista portoghese Mauro Cerqueira si riappropria dello spazio abbandonato a fianco al suo studio, violando il divieto di entrare: durante le sue incursioni raccoglie tutto quello che trova e lo riorganizza secondo nuove tassonomie. La vita quotidiana e la “presunta” normalità è materia di lavoro anche per l’artista ceca, Helena Hladilova.
La IX edizione di Effetti Contemporanei è dedicata a Mario Cesari, socio storico e guida spirituale dell’associazione React, primario di ortopedia e collezionista illuminato, scomparso da poche settimane.
SCHEDA TECNICA
Titolo: Il buon vicino
Curatela: Alessandra Poggianti
Artisti: CCH, Mauro Cerqueira, Dario Gentili, Helena Hladilova, Juan Pablo Macias, Pedro G. Romero
Dove: Ex Chiesa del Luogo Pio, Piazza del Luogo Pio, Livorno, Italia
Quando: dal 31 luglio al 31 agosto 2011
Orari dal 31 al 7 agosto ore 19/ 23. Dall’8 /31 agosto 2011, su appuntamento:
Informazioni:
web: www.comune.livorno.it – www.react.it
email: alessandrapoggianti@gmail.com
telefono: 0039 346 3641901 -
Cavallini Federico, CCH
140 Una pubblicazione e una mostra a vent’anni dalla tragedia
Moby Prince.
10 Aprile 2011, ore 19, presso la Chiesa del Luogo Pio
Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Con la ricorrenza del ventennale della tragedia del Moby Prince l’Associazione “140” – Familiari delle vittime e l’Associazione per l’arte contemporanea REACT uniscono le proprie risorse, con il prezioso contributo della Fondazione per la Cassa di Risparmio di Livorno e della Banca Cras, per ricordare, attraverso il contributo dell’arte contemporanea, una delle più gravi tragedie che ha colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra. Una strage che ha portato alla morte di 140 civili e che ancora oggi risulta impunita, nonostante i numerosi processi e le svariate ipotesi percorse per arrivare alla verità. Molti gli interrogativi che ruotano attorno alla vicenda e pochi i fatti realmente accertati durante i lunghi e spesso contraddittori processi che si sono celebrati. Dal 1998 le indagini sono state private anche del relitto, a causa di un affondamento sul quale si è, tra l’altro, ulteriormente speculato in senso investigativo. Forse anche per questa privazione materiale avvenuta, l’Associazione “140” ha pensato, ormai da diverso tempo, alla possibilità di dedicare una sorta di monumento alla tragedia e alle sue vittime rendendo tangibili, per mezzo di una formalizzazione di tipo artistico, questi vent’anni di sofferenze e di attesa di una qualche forma di giustizia per i loro cari.
Nasce in questo contesto l’iniziativa di REACT per la realizzazione di una mostra e di una pubblicazione ideata in stretta connessione. Nella Chiesa del Luogo Pio, spazio deputato alle attività dell’associazione, verrà infatti allestita un’esposizione attorno ai lavori di Federico Cavallini e CCH, con apertura Domenica 10 Aprile alle ore 19, in coda al programma delle celebrazioni ufficiali. Quella stessa sera, parallelamente alla mostra, verrà presentata la pubblicazione “140”, a cura di Matteo Lucchetti e con i contributi di Federico Cavallini, CCH ed un visual essay appositamente pensato da Michelangelo Consani.
Di base a Livorno e operanti a livello nazionale, i due artisti in mostra hanno lavorato intorno al concetto di memoria, al suo funzionamento in relazione alla scrittura della storia, alla sua relazione con lo spazio mediatico e all’impossibilità di articolare il ricordo, in assenza di un riconoscimento pubblico e tangibile dei fatti. Il rimosso collettivo che caratterizza larga parte della storia italiana recente, la velocità di assorbimento della notizia – e la quasi assenza di un necessario contraddittorio, all’interno di una sfera mediatica altamente auto-regolamentata e condotta – sono solo alcuni degli elementi che le pratiche artistiche in oggetto hanno eletto come sfondo della propria ricerca.
Federico Cavallini fa una proposta di monumento, realizzando “Koninging Juliana”. Una scultura cubica ottenuta con ferro da imbarcazione e battuta simbolicamente sui lati, con strumenti da demolizione, centoquaranta volte. La traccia audio di registrazione dei colpi inferti è incorporata all’oggetto, che riflette su di sé non soltanto un numero chiave della vicenda, ma anche il gesto di distruzione seguito alla formatura della scultura, parallelamente alla negazione stessa di poter avere ancora qualcosa di materialmente tangibile legato alla Moby Prince. Quel relitto, affondato e poi scomparso, torna qui idealmente in questa forma ordinata e portatrice dei segni di cancellazione del ricordo che sono stati compiuti fin dai primi momenti della tragedia.
“Moby and Prince. A tragedy and its mediascape” è invece il titolo del lavoro di CCH che provocatoriamente prova a parlare della tragedia senza nominarla. Il campo di indagine è lo spazio mediatico in cui oggi la vicenda si colloca, immersa in un’indicizzazione dei contenuti in rete, variabile a seconda di fattori prevalentemente commerciali. Le grandi immagini dei due cantanti internazionali, Moby e Prince, scompongono paradossalmente il caso in due parole chiave e aprono lo sguardo verso quel paesaggio, fatto di immagini e informazioni, che è stato costruito attorno alla strage. Ed è in queste ricostruzioni mediatiche che, spesso, l’oggetto della ricerca si è perduto allo sguardo, proprio come avviene didascalicamente nell’opera di CCH.
“140” è infine la pubblicazione, curata da Matteo Lucchetti, che oltre a documentare la mostra tenta di problematizzare ulteriormente il potenziale di analisi legato ad una ricerca visiva attorno alla Moby Prince e alla sua collocazione in una storia contemporanea italiana. In questo senso trovano un approfondimento i lavori degli artisti in mostra e si inserisce la riflessione di Michelangelo Consani. Ancora un artista livornese, dal profilo internazionale, che in questo caso articola il proprio contributo appositamente per lo spazio della pubblicazione, proponendo un parallelo tra la tragedia in oggetto ed il più grande disastro petrolifero del mediterraneo, avvenuto anch’esso il 10 Aprile 1991. A dieci ore di distanza infatti, a largo di Genova, comincia ad affondare la Amoco Milford Have, che riverserà una quantità di oltre novantamila tonnellate di petrolio nel Mar Ligure per diventare poi, negli anni, uno dei relitti più visitati al mondo. Due parabole tragiche sembrano incrociare, nel visual essay di Consani, la loro traiettoria, proiettandosi su di una narrazione squisitamente italiana, dove stragi, petrolio e mistero, che sia questo di fede o di procura, si addensano verso un nero amaramente indissipabile.
(con estratti dal testo in catalogo di Matteo Lucchetti)
140
Una pubblicazione e una mostra a vent’anni dalla tragedia Moby Prince
è un progetto, facente parte del ciclo CoCoCo, di
REACT / Ricerca Esperienze Arte ConTemporanea e
Associazione 140 – Familiari delle vittime Moby Prince
sostenuto da:
Banca Cras e Fondazione della Cassa di Risparmi di Livorno
Domenica 10 Aprile, ore 19
inaugurazione mostra e presentazione pubblicazione presso:
Chiesa del Luogo Pio, Piazza del Luogo Pio, Quartiere “La Venezia” – Livorno
pubblicazione a cura di:
Matteo Lucchetti
con contributi di:
Federico Cavallini, CCH, Michelangelo Consani
progetto grafico di:
Tommaso Garner
edita da:
SCARTI – La Spezia
la mostra rimarrà visitabile fino al
30 Aprile 2011
per maggiori informazioni
Santiago Sierra
Enterramiento de diez trabajadores
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: 30 Luglio 2010, ore 20:00
Aperta dal 30-07 al 08-08-2010
Orario di apertura: Tutte le sere, dalle ore 21:00 alle 24:00 e su appuntamento.
Santiago Sierra si confronta a Livorno con uno dei temi più scottanti del nostro presente. L’artista, internazionalmente noto per i suoi progetti controversi, presenta dal 30 luglio nella Chiesa del Luogo Pio, il risultato di un progetto recente. Invitato a ragionare su una peculiarità della Città, ha deciso di continuare la sua indagine sulle persone che stanno ai margini della società e che dai margini la interrogano. Questa volta l’attenzione è ricaduta sulla Comunità senegalese, fra le più numerose a Livorno. Nell’inverno del 2010 ha convocato sulla spiaggia del Calambrone dieci membri della Comunità. Dopo averli disposti quasi fronte mare, li ha interrati fino a lasciare fuori il solo capo. Negli ambienti suggestivi della Chiesa del Luogo Pio, la mostra illustrerà le sequenze della performance. Il linguaggio sarà asciutto ed efficace come ormai d’uso nella ricerca pluriennale dell’artista spagnolo.
Il progetto avrà anche una propaggine pubblica. La fotografia del solo occhio di un immigrato campeggerà sulla facciata della Chiesa e sarà visibile su tutta la documentazione della mostra. Ricorda le scritte che negli anni ‘80 e ‘90 ammonivano sullo sguardo di Dio: ‘Dio c’è’, o più efficacemente in alcune zone: ‘Zeus ti vede’, dicevano graffiti anonimi. Ora quegli ammonimenti astratti sono sostituiti da una rappresentazione viva e reale. Con la diffusione massiccia dell’immagine dell’occhio – emblema e icona della mostra – mostra Santiago Sierra ha voluto “zoommare” nell’anima degli immigrati. Per gli spettatori l’invito è a specchiarsi in quella superficie tanto piatta, quanto, finalmente, non-pop e profonda. Un racconto che attraverso la messa in scena del corpo, riporta l’astratto al reale ed avvicina la parola e la carne. 23/07/2010.
Chiesa del Luogo Piodal 30 Luglio al 8 Agosto 2010. Inaugurazione Venerdì 30 Luglio ore 20,00. Un progetto di REACT, Associazione Culturale Riconosciuta,con la gentile collaborazione della prometeogallery di Ida Pisani, Milano / Lucca
LA CITTA’ DEI DIECI MORI
Nel 1607, per la prima volta, il carrarese Pietro Tacca si reca ai Bagni dei Forzati di Livorno. Qui osserva e studia, con voluttà che pare amore, alcuni schiavi africani, dall’anatomia monumentale, dai volti pensosi, le cui potenti membra, affaticate ma non fiaccate, paiono già gettate in bronzo. È questo l’avvio di un grandioso progetto del geniale scultore toscano, che pur nato nella città delle cave e del marmo mai prese in mano scalpello, e al levigato bagliore della candida pietra delle Apuane preferì sempre e ovunque la pacata e fosca lucentezza del bronzo. Nel porto dei Medici, rigurgitante di insospettata umanità, poteva così vedere i colossali mori dal “perfettissimo corpo”, indugiando tra questi ad osservarne uno “che chiamavasi per soprannome Morgiano, che per grandezza di persona, e per fattezze di ogni sua parte era bellissimo, e fu di grande aiuto al Tacca per condurne la bella figura, colla sua naturale effigie, che oggi vediamo”, come descrive alcuni decenni più tardi Filippo Baldinucci. Da questa sensitiva esperienza, poi ripetuta, Tacca trasse ben più di uno spunto per la realizzazione dei quattro mori, emblema della città di Livorno, ideati dapprima per il monumento equestre di Ferdinando I e poi destinati ad ornare la base del marmoreo ritratto che figura eretto lo stesso Ferdinando, eseguito già nel 1599 da Giovanni Bandini e collocato al porto nel 1617, a guardare quel vivido mare. Posizionati in seguito, tra il 1623 e il 1626, i silenziosi mori sono barbari assoggettati e asserviti, affondati ai piedi del Granduca e da questi idealmente ridotti in catene. Pare che Tacca ne abbia calcato i volti dal vero, come altrimenti si faceva con lucertole e rane per produrre un atroce quanto veritiero bestiario, così facendo nel tentativo di non perderne neanche una ruga, non una piega, non una cicatrice, e consegnare piuttosto all’osservatore la vera geografia del loro grande e poderoso corpo e, forse, della loro sofferente anima, rappresa nel metallo bruno e lucente come quella stessa loro pelle.
Quattrocentotre anni dopo il madrileno Santiago Sierra prende dieci senegalesi e di fronte al porto di Livorno, alla spiaggia del Calabrone, li sprofonda, fino a seppellirli, nella sabbia umida. Apparentemente privi di identità onomastica, senza il risuonare di alcun soprannome esotico, stanno di spalle nella meschinità di un paesaggio sapientemente disadorno, dove la linea dell’orizzonte è segnata dalle gru e dai pontoni. Nuovi servi. Altra carne. Le catene dei mori di Tacca, utili a smorzare il vigore di quei titani ridotti a bestie da soma, ad animali da circo, sono oggi la rena che inghiotte i corpi scuri dei dieci lavoratori, che ne abbatte e spegne ogni impulso e ogni energia rendendoli immobili e inefficaci. Schiacciati da chissà quale Granduca, i mori di Sierra sono i figli dei giganti di Tacca, vittime sacrificali annientati dal quotidiano sopruso. Nel 2001 Sierra aveva già accalcato venti lavoratori nella stiva di una nave, ancor prima ne aveva convinti alcuni, col denaro, a rimanere chiusi in scatole di cartone per quattro ore al giorno per cinquanta giorni. Chi presta il proprio corpo all’operare di Sierra lo fa per guadagno, necessario. Già discriminati, il più delle volte, deboli, prima d’ora soprafatti da una vita marginale e sventurata, le donne e gli uomini di Sierra vendono tempo e corpo. Tutti regolarmente remunerati, come i dieci novelli mori di Livorno, danno quel che hanno, loro stessi, e così facendo consegnano frammenti della loro intimità: digrignano denti malati, si masturbano a comando, si lascian seppellire vivi.
Quale tensione alla libertà è in loro? Cosa li guida a vivere semmai senza giogo, senza l’illusoria franchigia data loro dal denaro che per un attimo li compra? Nel 1799 il generale Miollis, a capo delle truppe repubblicane insediatesi a Livorno, fece rimuovere il monumento dei quattro mori ritenendolo un oltraggio alla dignità umana e vagheggiando di sostituire questo con un complesso scultoreo che figurasse la Libertà che incatena i vizi. Vox clamantis in deserto, le parole del francese ebbero un’eco di poca durata, ed i mori in breve tempo ripresero a guardare il loro mare, immalinconiti nella torsione della loro statura smisurata, come in cerca di luce.
A dire insomma che niente cambia sotto questo sole, che i giganti di Tacca, semidei schiavi, emergono faticosamente ma sempre vivranno in catene, e i loro figli di Sierra sfiorano per un attimo il libero pensiero e intravedono un’intima e fugace redenzione, etimologicamente parlando, ma il peso soffocante della sabbia grava inesorabile sulle loro pur non deboli spalle.
E questa solo è la loro vita, non altra, mai altra.
Andrea Marmori
Direttore del Museo Civico “Amedeo Lia” della Spezia
Francesco Ragni (Cecco Ragni)
Compassione
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: 23 Aprile 2010, ore 20:00
Aperta dal 23-04 al 03-05-2010
Orario di apertura: Giovedì, Venerdi, Sabato e Domenica dalle ore 20:00 alle 22:00 e su appuntamento. Domenica 2 Maggio dalle 20 alle 24.
L’arte contemporanea, spesso ritenuta di difficile comprensione o addirittura scostante, è in realtà più che mai fondata sul dialogo con il pubblico, al quale chiede la disponibilità a disfarsi di pregiudizi estetici, e non solo.
Ma prima ancora il dialogo è con il luogo in cui e per cui l’opera d’arte – nella dimensione di installazione – viene pensata e in cui acquista senso.
Insomma, in un’epoca in cui trionfano i “non luoghi”, i rapporti sono sempre più virtuali e l’arte stessa è svilita nella sua riproduzione e mercificazione, l’artista contemporaneo ricerca la fisicità delle relazioni umane e spaziali.
Esemplare di questo modo di operare è il lavoro di Francesco Ragni, che non crea mai “a priori” e anzi utilizza materiali che sembrano dar origine da soli all’opera, essendo oltretutto tendenzialmente elementi primari – in questo caso l’acqua – o comunque naturali, come il legno, o visivamente impalpabili – vetro, filo di nylon, gas…: e se l’opera sembra “nascere” e non “essere fatta” si supera anche il peso dell’ addicional concept, l’idea cioè della prevalenza del concetto nell’arte contemporanea.
E poiché nei nomi sono le cose, in quello che è tradizionalmente chiamato “Luogo Pio” – in una sollecitazione di empatia – non poteva che scaturire “Compassione”.
Dunque una chiesa nata nel contesto di una struttura di accoglienza per orfane diventa oggi evocazione della difficoltà attuale dell’accogliere l’altro, il diverso: dato l’ambiente, l’acqua che lo pervade non può non far pensare a quella benedetta, battesimale, che accoglie nella comunità cristiana, ma quei corpi affioranti nell’oscurità suggeriscono situazioni più drammatiche, e l’acqua stessa finisce per separarci da loro … : mentre invece non basta la pietà a distanza, occorre patire insieme.
Il gesto artistico non vuole riprodurre la realtà, ma farne vivere un’esperienza.
Antonella Capitanio
L’installazione che Cecco Ragni ha creato per la Chiesa del Luogo Pio a Livorno, con l’ intervento sonoro di Massimo Ruberti, fa parte del progetto “Co.Co.Co.” (conoscere e comprendere il contemporaneo), evento sponsorizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, con il patrocinio del Comune di Livorno.
Scarica il catalogo.
Marco Neri
Occhio e Croce
Effetti Contemporanei 2009
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: Giovedì 30 Luglio 2009, ore 21:00
Apertura dal 30/07 al 9/08/2009, orario 21-24
Emozionante Installazione, site specific, di Marco Neri all’interno della Chiesa sconsacrata del Luogo Pio, a Livorno, dove la notte stellata riempie lo spazio di tutta l’intera giornata. 7 pannelli di cielo stellato riempiono 7 cornici ormai piene solo del vuoto della mancanza, in un gioco di vuoti e pieni che inganna l’occhio e coinvolge la mente e la spinge verso mete lontane e oniriche. La pittura di Neri permette di forare le pareti del magico luogo per aprire varchi virtuali che riconducono allo spazio interiore e nascosto dell’anima. Marco Neri ricrea l’infinito e la profondità della notte che adopera come strumento introspettivo, e utilizza qui la sua pittura come atto che colma la cornice della nostra anima. Mostra realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, della Coeci Trans Oil e del Rotary Club di Livorno e con il patrocinio del Comune di Livorno.
Testi Critici di Antonella Capitanio e Giampaolo Simi:
“Sidereus pictor”
L’essenza delle arti visive è forse andare oltre il visibile: anzi l’opera d’arte non sarebbe tale se si limitasse alla propria realtà oggettiva. E l’installazione dei dipinti di Marco Neri nella Chiesa del Luogo Pio conferma una volta di più questo assunto, dando proprio per questo un nuovo senso di sacralità ad uno spazio che con tale scopo era stato concepito. La nostra abitudine ad un costante consumo di immagini – pubblicitarie, televisive, cinematografiche … – ha di fatto usurato la forza stessa di ciò che un tempo era davvero percepita come un’apparizione, lo straordinario materializzarsi di qualcosa che non c’è: una forza che era non a caso alla base dell’invenzione spaziale delle chiese barocche, con i soffitti sfondati da vertiginose prospettive in cui le figure sacre fluttuavano tra nuvole e raggi di luce. Una vertigine che ancora ci colpisce – nonostante ogni smaliziata conoscenza – di fronte alle più spettacolari invenzioni, ad esempio, di un Andrea Pozzo, capace di convincerci della presenza di cupole inesistenti o della materialità di drappeggi solo dipinti: una finzione non fine a se stessa, ma tutta al servizio della religione, come in tal caso denuncia ancora più chiaramente l’identità dell’autore, padre gesuita.Naturalmente l’edificio del Luogo Pio neppure prima del bombardamento durante l’ultima guerra mondiale poteva certo provocare – per dimensioni e decorazioni – lo stesso spaesamento visivo della chiesa di Sant’Ignazio a Roma, e ancor più ovviamente l’intervento di Marco Neri suggerisce una dimensione di meditazione tutta contemporanea: ma nondimeno è l’infinito che torna ad abitare sugli altari dell’ex chiesa livornese ed è all’andare oltre l’immagine che si è condotti guardando a questi dipinti. Dipinti meticolosi, in apparenza di semplice esecuzione, ma in realtà frutto di lente e reiterate stesure a tempera, con attente scelte cromatiche che giocano con le modalità percettive del nostro occhio, seguendo un’antica sapienza tecnica testimoniata sin da un documento relativo alla decorazione dipinta a stelle della Sala de Comares nell’Alhambra di Granada, dove si precisa che i colori da utilizzare sono il rosso, il bianco e il verde chiaro: così gli stucchi che un tempo inquadravano le pale d’altare della chiesa del Luogo Pio diventano magiche finestre sull’infinito cielo stellato, come ormai le nostre notti troppo illuminate non ci permettono di vedere. Marco Neri ci offre insomma una liturgia della visione impregnata del vero credo dell’arte del nostro tempo: “il meno è il più” … Ad uno sguardo inquinato da un eccesso visivo, cui viene fatto credere che la bellezza di un’immagine sta nello strabiliante numero di pixel che la compone, torna a proporre un poveristico “bianco e nero”, capace però davvero di “riempire gli occhi” e non solo quelli: perché parafrasando una citazione di Musil amata da Marco Neri, l’arte può davvero colmare quel buco che chiamiamo anima.
Antonella Capitanio
Ora, io mi chiedo e vi chiedo: perché la Macchina Pneumatica sì e il Tordo Solitario no? Chi avrebbe maggiore diritto ad abitare le notti australi, una campana di vetro progenitrice del sottovuoto spinto o un maldestro volatile zavorrato al suolo (non è dato sapere se fosse solitario per questo). Tutti e due, in un certo senso. Per il Tordo Solitario era l’unica maniera di stare sopra le nostre teste. E quanto alla Macchina Pneumatica, chi più di un attrezzo che genera il vuoto ha diritto a un posto nel vuoto cosmico? Eppure, chissà, fra cinquant’anni qualcuno ci rifletterà e dirà: signori, la costellazione della Macchina Pneumatica non ha più alcun senso. Chi di voi ricorda di averne vista mai una? Nel vostro immaginario occupa più o meno il posto del Tordo Solitario, un uccello che non sapeva volare e che è stato cancellato dal cielo due volte, dalla Natura prima e dagli astronomi poi, prima di scomparire anche dalla faccia della Terra. E così anche la Costellazione della Macchina Pneumatica potrebbe scomparire, un bel giorno, ed essere assorbita da qualche costellazione maggiore vicina, oppure venire re-intitolata al Microchip o al Motore all’Idrogeno. Guardare il cielo è tutta una questione di punti di vista. Quella che per noi è l’Orsa, per i Tuareg è la Cammella. E poi, ovviamente è una questione di emisferi. Emisferi terrestri, sì. Ma anche emisferi cerebrali. Dove qualcuno ha tentato di far vedere la Macchina Tipografica e il nero dell’inchiostro e del progresso, alla fine ha prevalso il bianco magico dell’Unicorno. Costellazioni scomparse e costellazioni vincenti. Tutte, egualmente arbitrarie, in bilico fra realtà e fantasia. Niente le differenzia dalle costellazioni possibili su cui ora si apre Chiesa del Luogo Pio, per opera di Marco Neri. Guardate, immaginate, scegliete la vostra e datele un nome. Perché solo con lo sguardo e le parole ci è dato di affrontare il buio della notte, quando il sole non illumina le cose nascondendoci l’universo. E perché solo la nostra immaginazione può essere senza confini come il cosmo.
Giampaolo Simi
Enrico Bertelli
Allegoria
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: 28 marzo 2009, ore 18:30
Aperta dal 28-03 al 11-04-2009
Orario di apertura: venerdi e sabato dalle ore 18:30 alle 20:00 e su appuntamento
Arnold Mario Dall’O
Sunshade
Effetti Contemporanei 2008
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: 31 Luglio 2008, ore 21.00
Aperta tutti i giorni dal 31/07 al 10/08/08. Orario: dalle 21 alle 24
Ideazione e coordinamento: ASSOCIAZIONE CULTURALE REACT
Organizzazione ed ufficio stampa: SERGIO TOSSI ART CONSULTING
Via pindemonte 63 | 50124 firenze | t 055 2286163
Alessandro Bulgini
Hairetikos
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
12 Aprile – 4 Maggio 2008
Vernice: Sabato 12 Aprile 2008, ore 19.00
Aperta il ven., sab., dom. dalle 17 alle 20
con il patrocinio del Comune di Livorno
e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Livorno
In occasione della sua mostra presso la Chiesa del Luogo Pio di Livorno, Bulgini chiama in causa l’esperienza mistico-religiosa, attraverso però il riferimento ad una vicenda contemporanea come quella dell’IKEA. La multinazionale dell’arredamento standard, secondo la sua interpretazione, sembrerebbe esprimere la metafora di una nuova cattedrale verso cui fare pellegrinaggi atti a ricevere redenzioni fisiche oltre che neospirituali. Ecco, nella sontuosa scenografia barocca della chiesa di Livorno, un nucleo centrale di armadi rossi arriva a costituire una parete riflettente posta su un basamento ligneo simile ad un altare o palco devozionale, alzato a barriera simbolica contro il fruitore; ricordo del sangue, divino e umano insieme, forse allusione al sacrificio. Tuttavia, dietro l’impatto visivo del muro rosso, una parete bianca sulla quale è appesa una tela completamente nera, nel cui “grembo” vive una presenza diacronica: si tratta di una presenza che abita un tempo e uno spazio non “attuali”, simile ad una icona di spalle al fedele, a voler marcare la segretezza di un corpo che sconfina la conoscenza di se stesso nella penombra, verso quel non-visto che mantiene sempre un margine di libertà. La nuova installazione di Livorno si staglia così quale sfondo di folgorazioni, in cui poter finalmente scovare immagini e protagonisti.
Giacomo Zaza, Berlino 2008
Jannis Kounellis, Michele Zaza
Effetti Contemporanei 2007
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: Sabato 28 Luglio 2007, ore 19.00
Mostra realizzata con il contributo, privato e pubblico, di CSA, Dole Term, CoopLat, Automatice con il patrocinio della Provincia e del Comune di Livorno.
La mostra di Jannis Kounellis e Michele Zaza negli spazi della Chiesa del Luogo Pio, in collaborazione con il Comune di Livorno ed organizzata dall’Associazione Culturale REACT, (Ricerca Esperienze Arte Contemporanea) prevede la realizzazione di due importanti installazioni pensate e realizzate in conformità con il luogo espositivo. In collaborazione tra loro, gli artisti entrano in dialogo con la struttura barocca della Chiesa per restituire una nuova dimensione sacra e segreta, misteriosa ed “autentica”. Un dialogo unico, in due atti. Con questo evento REACT prosegue il monitoraggio delle potenzialità culturali del proprio territorio, iniziata nel 2001, attraverso l’organizzazione di mostre, workshop ed eventi culturali e il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto.
Kounellis apre una sorta di epos del visto e del vissuto. Inizia la sua ricerca creando una scrittura monocroma alfanumerica, fatta di frammenti linguistici tratti dal quotidiano, dove si evidenzia l’impegno politico sul reale, di contro a possibili interpretazioni concettuali.
Kounellis sceglie di stare “dentro” il linguaggio nella sua peculiare dialettica tra pubblico e privato, allontanandosi, così, sia dall’impersonalità di matrice minimal, che dai “flussi di coscienza” dell’informale segnico. Nel 1967 esordisce con l’utilizzo di materiali naturali, in netta rottura con la tradizione iconica. Qui assistiamo all’esplosione della struttura vitale, al passaggio dal segno linguistico al gesto concreto. Alla forma riprodotta sul supporto si sostituisce l’azione e l’esperienza che fanno della sua arte un percorso vissuto e corale. La sensorialità e la tattilità diventano il segno di una coscienza critica dell’esserci come mittenti e destinatari dell’arte.
L’artista presenta il vero così com’è, non elabora l’oggetto, ma lo rende fenomeno. E’ la vita che si fa opera d’arte con tutte le sue possibili evoluzioni. La materia visionaria, i comportamenti, gli odori, il peso, il nero profondo non prevedibile ma meravigliante, sono l’essenza del lavoro di Kounellis.
Scritte, segnali, oggetti quotidiani come sacchi, letti o indumenti, elementi naturali come caffé, carbone o cotone sono fisicamente presentati nello spazio espositivo, elementi ricorrenti che sono sia l’eco di un uso autobiografico sia il simbolo di una condizione, di una visione mobile fra culture differenti, immersa in un quotidiano carico di ricordi di altri tempi e luoghi. Una treccia di capelli, un uovo o un pappagallo appollaiato su un trespolo, invece di alludere al soggetto rappresentato, portano in primo piano la loro stessa presenza reale, tangibile.
L’energia del fuoco e degli animali, del carbone e delle strutture in ferro, tocca una condizione antica e leggendaria. La “voracità poetica” di Kounellis traspare in una carica simpatetica che unisce contingente ad effimero, mito e vita. L’attacco al pubblico è aggressivo e diretto, mira alla coscienza sensoriale, trasporta inquietudine.
Di Michele Zaza, il pensatore di immagini come ama definirsi lui stesso, nato a Molfetta nel 1948, vicino a Bari, conosciamo innanzitutto, negli anni 70 , le opere che convocano, restituiscono e esplorano “la scena primitiva”. La madre, il padre, i figli e qualche oggetto o semplice materiale con valenza simbolica, appaiono in questo racconto, arcaico e attuale, che tesse i legami, i luoghi, le situazioni in seno ad una famiglia e ad una città del Sud. Gli scatti, a illuminazione regolata, realizzati in bianco e nero, poi a colori a partire dagli anni 1974/1975, con l’aiuto di un fotografo, si traducono in un teatro da camera a volte banale e sottile, sempre indicibile e intelligibile , dove appaiono l’artista stesso e i suoi genitori, il viso spesso colorato in bianco, nero o blu, presi in un tempo veramente singolare, dal ritmo lento, accordato alle attitudini ieratiche.
Andando più in là possiamo affermare che, attraverso l’estraneità, la densità, l’oscurità stessa , della domanda che ricorre sul sé e l’alterità, sull’intimo e il sociale, sul corporale e lo spirituale , l’artista riprende il mito (nel senso antico del termine, poiché qui non si tratta di quella che chiamiamo “mitologia personale”) quale evocazione delle strutture e articolazioni primordiali della creazione e dell’esistenza.
Cranio rasato come gli scribi egiziani, la pelle nuda, qua e là pittura azzurra , verde o bianca profilo, incorniciando come un telamone gli elementi di un polittico, o di faccia il viso nascosto sotto le mani o ritirato dietro i palmi vestiti , come un orante, Michele Zaza, e i suoi parenti, lascia certo parlare, la gravità che persiste in tutto l’essere umano, ma simultaneamente rinvia a quell’altra parte, interiore, enigmatica, che è in divenire come un paesaggio aperto. (estratti da “Michele Zaza-Vita nuova” di Rainer Michael Mason).
Briciole di pane e stelle, fiocchi e un blu di cielo e spazio metafisico. Non più la radice, la memoria, il legame, ma l’altro possibile in termini di proiezione interiore, lo spazio e il tempo dell’intimità singolarissima insieme raziocinante e sognante. Non più il divincolarsi dalla prigionia della storia, ma il proiettarsi poetico nell’universo dei possibili, in un cosmo privato in cui il corpo totem entra in dialogo con i propri feticci.
Jannis Kounellis, nato nel 1936 al Pireo, in Grecia, nel 1956 si trasferisce a Roma dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a Roma. È uno dei fondatori dell’ Arte Povera .
Tra le principali mostre personali ricordiamo: nel 2006 al MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli, e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano; 2004 Vijecnica, National Library, Sarajevo, Bosnia e al Modern Art Oxford, Oxford, Gran Bretagna; nel 2002 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; nel 1999 Oesterreichisches Museum fur Angewandte Kunst, a Vienna, Austria ed alla Chiesa di San Augustin, UNAM, Città del Messico, Messico; nel 1997 Museum Ludwig in der Halle Kalk, Colonia, Germania; nel 1996 Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Spagna; nel 1994 Cargo Ionion, Pireo, Atene, Grecia; nel 1991 Casa Centrale degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, Russia; nel 1990 Stedelijk Museum, Amsterdam, Paesi Bassi; nel 1989 Espai Poblenou, Barcellona, Spagna; nel 1988 Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino); nel 1986 Museum of Contemporary Art, Chicago , USA; nel 1985 Musée d’Art Contemporain, Bordeaux, Francia; nel 1983 Musei Comunali, Rimini; nel 1981 Van Abbemuseum, Eindhoven (in seguito a: Obra Social, Caixa de Pension, Madrid, 1982); nel 1977 Kunstmuseum, Lucerna, Svizzera.
Michele Zaza nasce a Molfetta (Puglia) il 7 novembre 1948. Dopo aver frequentato l’istituto di Belle Arti di Bari, si trasferisce a Milano per seguire il corso di scultura di Marino Marini all’Accademia di Brera.
Le sue prime mostre hanno luogo a Milano presso la galleria Diagramma (”cristologia” nel 1972 e “naufragio euforico” nel 1974) e a Bari presso la galleria Bonomo (”dissidenza ignota” 1973), a Brescia alla galleria Minini, a Napoli da Lucio Amelio. Zaza ha esposto spesso a Parigi (galleria Yvon Lambert), Zurigo (galleria Annemarie Verna), Monaco (galleria Tanit). Ha partecipato alle Documenta 6 e 7 di Kassel. Nel 1980 ha tenuto una mostra alla galleria Leo Castelli di New York, e ha partecipato alla Biennale di Venezia, sala personale. E’ stato invitato alla Biennale di Parigi (1975), alla Biennale di San Paolo (1978). Negli ultimi anni gli sono state dedicate importanti mostre personali: a Mosca (Museo Shchusev), Roma (Museo Laboratorio dell’Univarsità ” La Sapienza “), Ginevra ( Mamco-Museo d’Arte Contemporanea), Parigi (galleria Martine&Thibaultdelachatre), Anversa (MudimaDrie). Fino al prossimo setembre 2007, una grande personale alla Galleria Six, a Lissone, Milano.
Ufficio stampa: Michela Casavola
Robert Gschwantner
Prestige Landscape Paintings
Effetti Contemporanei 2006
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: Venerdì 4 agosto 2006, ore 21:00
Aperta dal 4 al 10 agosto 2006
orario aperura: tutte le sere dalle ore 21:00 alle ore 24:00
In collaborazione con Tossi Art Consulting – Firenze (info@tossiarte.it)
Sandro Martini
Dipanando Pittura
Effetti Contemporanei 2005
Quartiere “La Venezia” – Livorno
30 luglio – 31 agosto 2005
Bottini dell’Olio – Chiesa del Luogo Pio – La Bottega del Caffè
Francesco Carone, Maria F. Cardoso
Mare Nostrum
Effetti Contemporanei 2004
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
31 Luglio – 8 Agosto 2004
L’associazione culturale REACT presenta la nuova importante edizione di Effetti Contemporanei, “Mare Nostrum”, che, quest’anno, vede il tema del “MARE” come omaggio alla città di Livorno , interpretato da due importanti artisti internazionali: Maria Fernanda Cardoso e Francesco Carone.
Un omaggio così ricco di significati, da parte di due artisti così diversi, ci aiuta a capire come il linguaggio dell’arte sia internazionale e quanto il contemporaneo sia uno stimolo forte, per farci essere città e cittadini di un mondo che sente l’esigenza di confrontarsi su tematiche comuni.
“Mare Nostrum”, curata da Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea e Daniela Ivanova, si terrà a Livorno con il patrocinio del Comune di Livorno e l’IILA (Istituto Italo Latino Americano) dal 31 luglio presso la splendida chiesa sconsacrata del Luogo Pio, magnifico scenario per un allestimento così suggestivo. In mostra “Woven Water” dell’artista colombiana Maria Fernanda Cardoso e “Mare Nostrum”, l’opera pensata appositamente per REACT e Livorno, del senese Francesco Carone.
L’istallazione di Carone è composta di sei acquasantiere in terracotta smaltata, contenenti l’acqua dei sei mari italiani: il Tirreno, l’Adriatico, lo Ionio, il Ligure, e quelli di Sardegna e di Sicilia. Ognuna di essa è caratterizzata da un diverso elemento decorativo e da un diverso colore che suggeriscono una chiave di lettura con significati filosofici strettamente legati ai mari ed alle esperienze personali dell’artista. L’estetica dell’opera è una chiave di lettura universale, come la poesia ne è la sua serratura: l’una senza l’altra non ha senso di esistere.
La popolazione di Livorno, i marinai livornesi saranno coinvolti nella sera dell’inaugurazione, con una “benedizione” rivolta ai pescatori e ai marinai della città. La performance sarà accompagnata dai suoni costituiti dalle vibrazioni emesse dal dito dell’artista sulla bocca di sei calici di cristallo, in un contesto di audio “spazializzato”, tramite un’innovativa tecnologia informatica. Ogni calice contiene l’acqua di ciascuno dei sei mari in proporzione ed in scala relativa ad essi: una tempesta in miniatura. L’esperienza diretta con le realtà (spesso basse e feroci) della vita di tutti i giorni: i pescatori, i marinai, le loro disilluse gioie e le crudeltà ciniche, le credenze…ecco le radici culturali dell’opera dell’artista senese: un amalgama di rigore scientifico-simbolico e di poesia eroica e brutale da brigante.
L’istallazione “Woven Water” di Maria Fernanda Cardoso rivela la sua peculiarità nell’utilizzo di materiale non ortodosso, quale le stelle marine; Stelle marine viste da un lato come prodotto industriale, “souvenir”, simbolo delle vacanze estive, dall’altro prodotto inteso come “raw material”, dando vita ad un’opera di grande bellezza eterea e concettuale.
Comune denominatore tra i due artisti è l’utilizzo di materiali naturali quali l’acqua e le stelle marine. Oltre alla volontà di far interagire il pubblico con l’opera stessa, formando un triangolo tra artista-opera-spettatore.
Un ringraziamento sentito alla Circoscrizione 2 del Comune di Livorno, alla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, all’Autorità Portuale di Livorno, alla Compagnia Lavoratori Portuali, alla Clever-e, alla Dole Term, alla CSA, all’Istituto Italo Latino Americano, alla Garzelli Assicurazioni ed a tutti gli altri privati senza i quali la mostra non sarebbe stata possibile.
Scheda Tecnica
Sede
Chiesa del Luogo Pio,
Piazza del Luogo Pio
Livorno
Date
31 Luglio – 8 Agosto 2004
Orario
ore 21 – 24
Ingresso Libero
Opening Sabato 31 Luglio ore 19,30
CD multiplo Edito da:
Bandecchi e Vivaldi di Pontedera
Novaera s.r.l. Pesaro.
Informazioni
Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea
info@isabellabrancolini.it
Tel: 055- 28 15 49
Associazione REACT
info@react.it
Tel: 339-2273987
http://www.react.it
Ufficio stampa Ileana Turrini & Partners
16, via della Vigna Nuova – Firenze
Tel: 055 2381329
www.ileanaturrini.com
Bruno Peinado
Effetti Contemporanei 2003
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno.
Con Bruno Peinado si avvia “Effetti Contemporanei”, evento culturale, ideato da REACT, che vuole essere l’ appuntamento fisso per l’arte contemporanea all’interno di “Effetto Venezia” la tradizionale festa d’estate livornese, polo d’attrazione per il turismo della zona, che si snoda tra il 26 luglio e il 3 agosto, attraverso una miriade di iniziative per grandi e per bambini, nel quartiere più antico della città, la Venezia, appunto, costruita su canali navigabili, con le sue cantine a filo d’acqua, i grandiosi palazzi settecenteschi, le chiostre suggestive.
‘Effetti Contemporanei’ presenta Bruno Peinado, artista francese (Montpellier 1970) ormai affermato a livello internazionale, con l’intervento ‘Good Stuff II’, in collaborazione con la Galleria Continua San Gimignano ‘Good Stuff II’ si ispira e rielabora un oggetto che gli americani Ray e Charles Eames avevano disegnato nel 1952: l’House of Cards, concepito come gioco per bambini, ma destinato ad un largo pubblico.
Il principio stesso del gioco veniva però tradito dalle fenditure sulle carte che facilitavano la costruzione del castello. Così, senza più bisogno di particolare pazienza o abilità, anche un bambino avrebbe potuto costruirne uno.
Bruno Peinado ingigantisce il suo mazzo di carte tagliate e con l’aiuto del pennello vi traccia un mondo al contrario, a partire da immagini trovate nel corso dei viaggi, che ci portiamo dietro, nostro malgrado: immagini non scelte, non volute, non pittoresche ma recuperate casualmente dalla vita quotidiana (biglietti di treno, di concerti, pubblicità).
Bruno disegna l’anti-pittoresco, l’anti-scelto, per offrirci la sua visione di un mondo scoppiato, esploso, deterritorializzato.
“La mia logica é quella della creolizzazione, dell’ibridazione, il mondo è una collisione di immagini. Ho il desiderio di rompere la purezza”.
“Questa visione del mondo che unisce il macro al nano, il referente culturale high al low, corrisponde completamente a quella che difendo nel mio lavoro”
E ancora: “Il mio lavoro é un modo di addomesticare il mondo, di appropriarmi di esso: cartografare una terra, é già un po’ impossessarsi di essa. Consiste anche nel ridisegnare gli archetipi della cultura occidentale, che non mi era obbligatoriamente destinata essendo un meticcio”.
Il visitatore è invitato ad immaginare liberamente il “proprio” castello di carte, scegliendo le immagini secondo una propria idea. Le carte sono incastrate le une nelle altre a comporre un’autentica casa-rifugio, altre sono accatastate contro il muro, a testimoniare un lavoro in corso.
Il visitatore avra’ modo di svolgere una prima parte di percorso leggendo l’opera all’interno della Chiesa del Luogo Pio, e poi osservando lo stesso Peinado fuori, al lavoro, in un workshop organizzato all’esterno per giovani artisti, ma aperto al pubblico. Nell’ottica di una sempre maggiore partecipazione attiva alla fruizione dell’opera d’arte.
Per l’evento verra’ pubblicato un volume dei ‘Quaderni di React’ come monografia di Bruno Peinado, a cura di Chiara Guidi, De Batte Editore,
Bruno Peinado (Montpellier 1970). Oltre alle numerose esposizioni personali e collettive in Francia, in Inghilterra e in Germania, ha partecipato nel 1997 alla Biennale de Cétinjé di Montenegro. Recentemente è stato selezionato sia tra i 12 giovani artisti internazionali presenti a ‘PresentFuture’ (Artissima, Torino 2002) sia per la prestigiosa borsa di studio del PS1 di New York. Ha inoltre preso parte alla mostra inaugurale della sezione contemporanea del Palais de Tokyo (Parigi 2002) curata da Nicolas Bourriaud e Jérôme Sans. Peinado è stato invitato da Dan Cameron alla 8° bennale di Istanbul che si terrà dal 19 settembre al 16 novembre 2003.
Effetti Contemporanei’ Bruno Peinado
luogo: Chiesa del Luogo Pio,
Livorno, Piazza del Luogo Pio
date:26-7-2003/3-8-2003
orari:20-24
Informazioni. Associazione Culturale React, (web: http://www.react.it mail: info@react.it),
artemania.it (http://www.artemania.it mail: ceccanti@artemania.it),
Ferdinando Chevrier
Vivere l’Immaginario
Bottini dell’Olio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
23 novembre 2002 – 2 febbraio 2003
Si è inaugurata sabato 23 novembre 2002, presso i Bottini dell’Olio di Livorno, la mostra Ferdinando Chevrier: “Vivere l’Immaginario”, organizzata dal Comune di Livorno in collaborazione con la Galleria Giraldi.
Un giorno
Collettiva d’Arte Contemporanea
Bottini dell’Olio – Quartiere La Venezia – Livorno
12 maggio – 9 giugno 2002
Il Comune di Livorno, in collaborazione con l’Associazione Sottopasso 43 e Itinera s.c.r.l., organizza una collettiva d’arte contemporanea, dal titolo “Un Giorno”, in programma ai Bottini dell’Olio, nell’antico quartiere de La Venezia, dal 12 maggio al 9 giugno.
L’iniziativa, che intende valorizzare le generazioni più giovani e dare sostegno ai lavori che si caratterizzano per una ricerca artistica in continua evoluzione, indaga sul tema della quotidianità – da qui il titolo della collettiva “Un Giorno” – sviluppata attraverso i linguaggi propri dell’arte contemporanea (pittura, fotografia, video, istallazioni, performance…), e secondo specifici punti di vista ( sul cibo, il lavoro, il corpo, il tempo, il sonno, ecc.. ). Come una sorta di grande trittico, le opere rispecchiano le sequenze successive e cronologiche della giornata (Mattino, Pomeriggio e Sera) ma ricostruiscono anche il quotidiano di ognuno di noi.
Le tre sezioni sono curate rispettivamente da tre giovani critiche d’arte : Paola Noè, Emma Gravagnuolo e Paola Magni.
Sono trentaquattro gli artisti che espongono, oltre dieci per ogni sezione e più della metà provengono dal panorama artistico locale. L’idea di fondo è quella di garantire un confronto tra artisti provenienti da ambienti culturali diversi, per evidenziare eventuali differenze, differenti rapporti con la tradizione, con la critica, con la realtà territoriale stessa.
| Titolo mostra: | Un giorno |
| Enti promotori: | Comune di Livorno- Associazione Sottopasso- Itinera s.c.r.l |
| Sede: | Bottini dell’Olio |
| Periodo: | 12 maggio– 9 giugno |
| Inaugurazione: | 11 maggio – ore 18.00 |
| Curatori: | Emma Gravagnuolo, Paola Magni, Paola Noè |
| Ingresso: | Gratuito |
| Orario: | 17.00-19.00. Chiusa il lunedì |
| Catalogo: | Quaderni di REACT |
| Edizioni | Itinera |
Ufficio Stampa:
Ufficio Stampa Comune di Livorno
Piazza del Municipio, 1 57100 Livorno
Tel.0586/820268-504 – fax 0586/820269
e-mail: gguidi@comune.livorno.it
Un giorno: le tre sezioni e gli artisti
Il titolo “Un Giorno” vuole essere la riconoscibilità narrativa e dimostrazione di un racconto. Il giorno è uno, dove “uno” vuole essere articolo indeterminativo che nella sua indeterminatezza è certezza di un’unità. Come un trittico, un giorno è composto e formato da tre momenti diversi: la mattina, il pomeriggio e la sera. Sequenze successive e cronologiche che costruiscono un racconto e una storia. Mattina-pomeriggio-sera come sviluppo naturale ovvero quotidiano di ognuno.
- “Mattino”
Paola Noè
La mattina è l’inizio, il primo momento di una sequenza di altri momenti. Ha di per sé un’idea di purezza, ingenuità, pulizia, luce e chiarezza. Per la giovane arte contemporanea, e forse non solo, non è sempre così. Quando ho iniziato a riflettere sul periodo della mattina ero consolata dalla leggerezza del chiarore dell’alba e della prima luce del giorno, dal sollievo di abbandonare il buio della notte, dall’inizio della vita. Ero consolata dalla tradizionale interpretazione metaforica del mattino come aurora e quindi nascita e infanzia. La consolazione del mattino è stata spesso dimenticata. Molti degli artisti da me invitati a partecipare a tale progetto espositivo di Livorno non sono riusciti a trattenersi dal chiedermi: “come mai la mattina?”. Non si tratta solo di una domanda di cortesia di un maggiore interesse sul tema in questione. Infatti, prima ancora del mio tentativo di risposta, continuano: “Avrei preferito la sera, o meglio la notte”. Sembra di ribadire il solito e scontato luogo comune della notte come fonte di creatività e progettualità da parte di giovani, e soprattutto giovani artisti. In effetti alcune opere in mostra rompono o interrompono la cronologia e la narratività del mattino interpretato come inizio: le candele consumate dell’installazione di Diego Bisso, i volti-maschera di donna di Nicola Vukic e le fotografie di Alessio Pancanti che mettono in scena giochi e pratiche di scambisti che nelle ore mattutine, ovvero alla luce dei sole. Tali immagini devono essere coperte per la maggior parte da grandi rettangoli neri illudendo lo spettatore di non vedere quello che non sarebbe lecito alla luce del sole. O ancora nella videoinstallazione di Damiano Fasso in cui le luci mattutine di una Berlino metropolitana sono fronteggiate dai frame di una notte metropolitana. Infine le fotografie digitali di Fabrizio Del Moro che raffigurano l’infanzia e l’adolescenza sui banchi di scuola nelle quali i volti dei ragazzi si trasformano in figure mostruose. La mattina invece rimane fortemente legata alla leggerezza dell’infanzia e dell’inizio nelle fotografie di Giorgia Madiai, nell’installazione luminosa di Francesca Bonanni, nella composizione ironica di Agata Monti e nella vasca da bagno a grandezza naturale di Giovanna Villani dove il bianco tradizionale diventa il riflesso e la sfumatura delle acque e delle ninfee di Monet a Givency. La mattina continua a essere lucidità e luminosità nelle storie fotografiche di Marina Gianobbi nelle quali le figure umane ballano sui riflessi freddi del ghiaccio e luminosi del mare. La mattina infine non può non essere il lavoro quotidiano, le sue ossessioni e i suoi meccanismi ripetitivi e sclerotizzati illustrati nei lavori fotografici di Anna Rossi con la riproposizione delle diverse scrivanie – postazioni di lavoro – di alcune sue amiche.
Gli artisti che espongono in questa sezione: artisti di Livorno (Diego Bisso,Francesca Bonanni,Giorgia Madiai, Agata Monti,Fabrizio del Moro,Alessio Pancanti,Nicola Vukic). Artisti fuori Livorno (Damiano Fasso, Marina Gianobbi, Anna Rossi,Giovanna Villani).
- “Pomeriggio”
Emma Gravagnuolo
Sono undici gli artisti scelti per raccontare le ore del pomeriggio (Leo
Damiani, Marina Calamai, Cinzio, Gabriele Sedda, Francesco Ripoli, Giuliano
Nannipieri,Michelangelo Consani, Massimiliano Ceccherini- che si fa
chiamare solo M.- Massimiliano Morlotti, Rita Pedullà, Koroo (Lavinia
Iacomelli e Angelo Foschini). Ore che solitamente si trascorrono in casa
(tra televisione e playstation) dove con calma e rilassatezza dal tran tran
della mattina, si beve un te con le amiche, si cucina per la sera, si fa
merenda, si sistema la casa ci si dedica a se stessi. O ancora si possono
passare al lavoro in ufficio tra una riunione e meeting aziendale. O
semplicemente passeggiando per la città, facendo shopping, visitando musei e
altri luoghi di svago, o osservando la gente intorno a noi. Il pomeriggio è
anche momento di incontro, tra amici o fidanzati, in un bar, per un
aperitivo,o in casa o a coccolarsi. Dipinti, installazioni e fotografie raccontano queste ore così speciali,tra il risveglio, la scuola e il lavoro della mattina e prima delle follie o della calma della notte.
Gli artisti che espongono in questa sezione: artisti livornesi (Massimiliano Ceccherini, Michelangelo Consani, Leo Damiani, Lavinia Iacomelli & Angelo Foschini, Giuliano Nannipieri, Francesco Ripoli, Gabriele Sedda e Cinzio) . Artisti fuori Livorno (Rita Pedullà, Marina Calamai, Massimilano Morlotti.)
- “Sera”
Paola Magni
La notte fu madre alla stirpe dei sogni (Esiodo). Quando cala la notte il tempo si dilata, i rumori si attutiscono, i pensieri si fanno più grandi, le ore si inseguono in una dimensione rubata al sogno, celata tra le pieghe oscure del mistero: è la notte che ci dà alla luce, è la notte che ce la riprenderà. La sezione dedicata alla notte presenterà i lavori di dieci giovani artisti, chiamati a riflettere sui diversi significati e sfaccettature del tema. La notte è riposo, è intimità ma è anche divertimento, è una dimensione nella quale si osano fare cose che di giorno sembrano proibite, è il momento del sogno, quindi della più libera e spregiudicata immaginazione ma anche della quiete, della concentrazione. La notte è un mondo che scompare ogni giorno con il sorgere dell’alba, ed è alle diverse accezioni ed interpretazioni personali di questa dimensione temporale e mentale che gli artisti dedicheranno le proprie opere: pittura, fotografia e video saranno i linguaggi protagonisti di questa avventura nel mondo dell’oscurità.
Gli artisti che espongono in questa sezione: artisti livornesi (Alessandro Bulgini, Elena Cappanera, Fabiano Di Cocco, Francesco la Francesca, Simone Palmeri, Natalia Resmini, Simona Toninelli). Artisti fuori Livorno (Andrea Malizia, Caterina Notte, Chiara Passa, Domenica Buccalo e Domiziana Giordano).
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