Francesco Ragni (Cecco Ragni)

Compassione

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

Vernice: 23 Aprile 2010, ore 20:00

Aperta dal 23-04 al 03-05-2010

Orario di apertura: Giovedì, Venerdi, Sabato e Domenica dalle ore 20:00 alle 22:00 e su appuntamento. Domenica 2 Maggio dalle 20 alle 24.

L’arte contemporanea, spesso ritenuta di difficile comprensione o addirittura scostante, è in realtà più che mai fondata sul dialogo con il pubblico, al quale chiede la disponibilità a disfarsi di pregiudizi estetici, e non solo.

Ma prima ancora il dialogo è con il luogo in cui e per cui l’opera d’arte – nella dimensione di installazione – viene pensata e in cui acquista senso.

Insomma, in un’epoca in cui trionfano i “non luoghi”, i rapporti sono sempre più virtuali e  l’arte stessa è svilita nella sua riproduzione e mercificazione, l’artista contemporaneo ricerca la fisicità delle relazioni umane e spaziali.

Esemplare di questo modo di operare è il lavoro di Francesco Ragni, che non crea mai “a priori” e anzi utilizza materiali che sembrano dar origine da soli all’opera, essendo oltretutto tendenzialmente elementi primari – in questo caso l’acqua – o comunque naturali, come il legno, o visivamente impalpabili – vetro, filo di nylon, gas…: e se l’opera sembra “nascere” e non “essere fatta” si supera anche il peso dell’ addicional concept, l’idea cioè della prevalenza del concetto nell’arte contemporanea.

E poiché nei nomi sono le cose, in quello che è tradizionalmente chiamato “Luogo Pio”  – in una sollecitazione di empatia –  non poteva che scaturire “Compassione”.

Dunque una chiesa nata nel contesto di una struttura di accoglienza per orfane diventa oggi evocazione della difficoltà attuale dell’accogliere l’altro, il diverso: dato l’ambiente, l’acqua che lo pervade non può non far pensare a quella benedetta, battesimale, che accoglie nella comunità cristiana, ma quei corpi affioranti nell’oscurità suggeriscono situazioni più drammatiche, e l’acqua stessa finisce per separarci da loro … : mentre invece non basta la pietà a distanza, occorre patire insieme.

Il gesto artistico non vuole riprodurre la realtà, ma farne vivere un’esperienza.

Antonella Capitanio


L’installazione che Cecco Ragni ha creato per la Chiesa del Luogo Pio a Livorno, con l’ intervento sonoro di Massimo Ruberti, fa parte del progetto “Co.Co.Co.” (conoscere e comprendere il contemporaneo), evento sponsorizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, con il patrocinio del Comune di Livorno.

Scarica il catalogo.


Marco Neri

Occhio e Croce

Effetti Contemporanei 2009

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

Vernice: Giovedì 30 Luglio 2009, ore 21:00
Apertura dal 30/07 al 9/08/2009, orario 21-24

Emozionante Installazione, site specific, di Marco Neri all’interno della Chiesa sconsacrata del Luogo Pio, a Livorno, dove la notte stellata riempie lo spazio di tutta l’intera giornata. 7 pannelli di cielo stellato riempiono 7 cornici ormai piene solo del vuoto della mancanza, in un gioco di vuoti e pieni che inganna l’occhio e coinvolge la mente e la spinge verso mete lontane e oniriche. La pittura di Neri permette di forare le pareti del magico luogo per aprire varchi virtuali che riconducono allo spazio interiore e nascosto dell’anima. Marco Neri ricrea l’infinito e la profondità della notte che adopera come strumento introspettivo, e utilizza qui la sua pittura come atto che colma la cornice della nostra anima. Mostra realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, della Coeci Trans Oil e del Rotary Club di Livorno e con il patrocinio del Comune di Livorno.

Testi Critici di Antonella Capitanio e Giampaolo Simi:

“Sidereus pictor”

L’essenza delle arti visive è forse andare oltre il visibile: anzi l’opera d’arte non sarebbe tale se si limitasse alla propria realtà oggettiva. E l’installazione dei dipinti di Marco Neri nella Chiesa del Luogo Pio conferma una volta di più questo assunto, dando proprio per questo un nuovo senso di sacralità ad uno spazio che con tale scopo era stato concepito. La nostra abitudine ad un costante consumo di immagini – pubblicitarie, televisive, cinematografiche … – ha di fatto usurato la forza stessa di ciò che un tempo era davvero percepita come un’apparizione, lo straordinario materializzarsi di qualcosa che non c’è: una forza che era non a caso alla base dell’invenzione spaziale delle chiese barocche, con i soffitti sfondati da vertiginose prospettive in cui le figure sacre fluttuavano tra nuvole e raggi di luce. Una vertigine che ancora ci colpisce – nonostante ogni smaliziata conoscenza – di fronte alle più spettacolari invenzioni, ad esempio, di un Andrea Pozzo, capace di convincerci della presenza di cupole inesistenti o della materialità di drappeggi solo dipinti: una finzione non fine a se stessa, ma tutta al servizio della religione, come in tal caso denuncia ancora più chiaramente l’identità dell’autore, padre gesuita.Naturalmente l’edificio del Luogo Pio neppure prima del bombardamento durante l’ultima guerra mondiale poteva certo provocare – per dimensioni e decorazioni – lo stesso spaesamento visivo della chiesa di Sant’Ignazio a Roma, e ancor più ovviamente l’intervento di Marco Neri suggerisce una dimensione di meditazione tutta contemporanea: ma nondimeno è l’infinito che torna ad abitare sugli altari dell’ex chiesa livornese ed è all’andare oltre l’immagine che si è condotti guardando a questi dipinti. Dipinti meticolosi, in apparenza di semplice esecuzione, ma in realtà frutto di lente e reiterate stesure a tempera, con attente scelte cromatiche che giocano con le modalità percettive del nostro occhio, seguendo un’antica sapienza tecnica testimoniata sin da un documento relativo alla decorazione dipinta a stelle della Sala de Comares nell’Alhambra di Granada, dove si precisa che i colori da utilizzare sono il rosso, il bianco e il verde chiaro: così gli stucchi che un tempo inquadravano le pale d’altare della chiesa del Luogo Pio diventano magiche finestre sull’infinito cielo stellato, come ormai le nostre notti troppo illuminate non ci permettono di vedere. Marco Neri ci offre insomma una liturgia della visione impregnata del vero credo dell’arte del nostro tempo: “il meno è il più” … Ad uno sguardo inquinato da un eccesso visivo, cui viene fatto credere che la bellezza di un’immagine sta nello strabiliante numero di pixel che la compone, torna a proporre un poveristico “bianco e nero”, capace però davvero di “riempire gli occhi” e non solo quelli: perché parafrasando una citazione di Musil amata da Marco Neri, l’arte può davvero colmare quel buco che chiamiamo anima.

Antonella Capitanio

Ora, io mi chiedo e vi chiedo: perché la Macchina Pneumatica sì e il Tordo Solitario no? Chi avrebbe maggiore diritto ad abitare le notti australi, una campana di vetro progenitrice del sottovuoto spinto o un maldestro volatile zavorrato al suolo (non è dato sapere se fosse solitario per questo). Tutti e due, in un certo senso. Per il Tordo Solitario era l’unica maniera di stare sopra le nostre teste. E quanto alla Macchina Pneumatica, chi più di un attrezzo che genera il vuoto ha diritto a un posto nel vuoto cosmico? Eppure, chissà, fra cinquant’anni qualcuno ci rifletterà e dirà: signori, la costellazione della Macchina Pneumatica non ha più alcun senso. Chi di voi ricorda di averne vista mai una? Nel vostro immaginario occupa più o meno il posto del Tordo Solitario, un uccello che non sapeva volare e che è stato cancellato dal cielo due volte, dalla Natura prima e dagli astronomi poi, prima di scomparire anche dalla faccia della Terra. E così anche la Costellazione della Macchina Pneumatica potrebbe scomparire, un bel giorno, ed essere assorbita da qualche costellazione maggiore vicina, oppure venire re-intitolata al Microchip o al Motore all’Idrogeno. Guardare il cielo è tutta una questione di punti di vista. Quella che per noi è l’Orsa, per i Tuareg è la Cammella. E poi, ovviamente è una questione di emisferi. Emisferi terrestri, sì. Ma anche emisferi cerebrali. Dove qualcuno ha tentato di far vedere la Macchina Tipografica e il nero dell’inchiostro e del progresso, alla fine ha prevalso il bianco magico dell’Unicorno. Costellazioni scomparse e costellazioni vincenti. Tutte, egualmente arbitrarie, in bilico fra realtà e fantasia. Niente le differenzia dalle costellazioni possibili su cui ora si apre Chiesa del Luogo Pio, per opera di Marco Neri. Guardate, immaginate, scegliete la vostra e datele un nome. Perché solo con lo sguardo e le parole ci è dato di affrontare il buio della notte, quando il sole non illumina le cose nascondendoci l’universo. E perché solo la nostra immaginazione può essere senza confini come il cosmo.

Giampaolo Simi

Sintesi del Progetto CoCoCo

Associazione Culturale REACT

L’Associazione Culturale REACT (Ricerca Esperienze Arte ConTemporanea) vuole, con il suo impegno e la passione dei suoi associati, potenziare l’offerta di cultura, soprattutto sul fronte dell’arte contemporanea, attraverso un modo non convenzionale di fare mostre, eventi e incontri per coinvolgere giovani, nuovi cultori, appassionati, collezionisti ma anche ragazzi e/o alunni di classi di scuole medio-superiori insieme ai loro professori.

Proprio per “raggiungere” meglio i ragazzi delle scuole superiori, nasce l’ultimo progetto culturale, ideato da REACT (http://www.react.it), chiamato CoCoCo (Conoscere e Comprendere il Contemporaneo), ispirato al fatto che l’artista contemporaneo è spesso un precario nella nostra società (un collaboratore esterno… come si dice riferendosi al contratto di lavoro “cococo”) e questo è un fattore negativo, se significa, per il grande pubblico e per le nuove generazioni, non riuscire a stabilire rapporti continuativi con la sua espressione artistica.

REACT vuole limitare/eliminare il lato oscuro di questa situazione, portando a conoscenza del pubblico, nel termine più esteso possibile, i linguaggi espressivi dagli artisti contemporanei…. L’iniziativa CoCoCo è ideata in una programmazione poliennale basata su due appuntamenti annuali, che, pensati in particolare per una migliore fruizione scolastica, sono collocati nel periodo Ottobre/Novembre e Marzo/Aprile.

Alla base di questo progetto, come detto, sta la volontà di aprire una finestra periodica sull’arte contemporanea, per un pubblico eterogeneo, senza barriere culturali di nessun tipo, previlegiando il rapporto con le scuole, gli alunni delle quali parteciperanno in prima persona all’iter delle mostre stesse, attraverso un percorso creato “ad hoc” ogni volta per loro: verranno infatti a visitare le “vernici” delle mostre, potranno parlare e collaborare con gli artisti invitati, anche attraverso una serie di lezioni non convenzionali nella loro scuola/classe. Il progetto è incentrato su un obiettivo fondamentale: che le mostre diventino un punto di riferimento culturale vivace e stimolante per tutti.

Come luogo di incontro e scambio, l’evento espositivo offre anche l’occasione per discutere ed approfondire tematiche strettamente legate al quotidiano, dando molteplici spunti per riflessioni di carattere linguistico, sociale e politico di sicuro interesse, per una valida ed efficace iniziativa didattica. Gli artisti invitati sono scelti con il supporto di critici di valenza nazionale, che cercheranno perciò in questo caso di usare un linguaggio più facilmente adattabile a tutti i fruitori. La prima edizione, di CoCoCo, ha visto la partecipazione dell’artista Alessandro Bulgini, che vive e lavora a Torino, con l’installazione dal titolo: “Hairetikos”, nella Chiesa del Luogo Pio, a Livorno, inaugurata il 12 Aprile 2008. Il critico scelto è Giacomo Zaza, ideatore di eventi espositivi per spazi pubblici e centri d’arte contemporanea internazionali.

REACT, nell’ambito del progetto, è riuscita a svolgere un ampio lavoro di disseminazione che ha permesso di entrare in contatto con i principali istituti scolastici ed istituzioni cittadine. I primi “esperimenti” hanno coinvolto in particolare alcune classi del Liceo Scientifico “F. Cecioni” di Livorno proprio perché esso propone, nella sua offerta didattica, un’indirizzo “artistico” specifico.

Con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno.

Enrico Bertelli

Allegoria

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

Vernice: 28 marzo 2009, ore 18:30

Aperta dal 28-03 al 11-04-2009

Orario di apertura: venerdi e sabato dalle ore 18:30 alle 20:00 e su appuntamento

Enrico Bertelli

L’associazione REACT è lieta di presentare al pubblico l’installazione che Enrico Bertelli ha creato per la Chiesa del Luogo Pio a Livorno, nell’ambito del progetto “Co.Co.Co.” (conoscere e comprendere il contemporaneo), evento sponsorizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, Automatic ed Hotel Città.

Troveranno spazio tre pannelli in forex sui quali Bertelli lascia volutamente la pellicola protettiva di colore azzurro-celeste che ben si allinea con l’immagine delle opere barocche. Le forme dei pannelli saranno quelle di tre grandi tele barocche: due del Tiepolo (1696-1770) ed una di Sebastiano Ricci (1659-1734). Le austere geometrie architettoniche della chiesa vengono, così, destabilizzate mediante la collocazione dissonante di tre sagome nell’area dell’altare.

Il taglio dei pannelli sarà compiuto in loco e le tracce dell’esecuzione, testimoni del percorso artistico, rimarranno visibili: tutti quegli scarti superflui di forex che si depositano sul pavimento faranno parte del tutto.

Il titolo “Allegoria” trova un adempimento appunto nelle tre forme scelte, tuttavia il rimando all’inconsistenza plastica e allo spazio dilatato delle allegorie rappresentate dall’arte Barocca, legato dichiaratamente all’identità stessa del luogo ecclesiastico, viene qui interiorizzato e assimilato all’interno di una diversa esperienza estetica.

Bertelli evidenzia una diversa interpretazione dell’ Allegoria, pensata unicamente come superamento del visibile, o meglio del visto e del vissuto, al di là del primo significato. Dalla narrazione, dal racconto di matrice letteraria, ancor prima che pittorica, si passa ad una visione non-oggettiva, ridotta ad immagini astratte, consegnate alla loro essenza di materia/colore.

Partire da ciò che è diventato inutile, non funzionale, privo della condizione di consumo, significa fondare con libertà un valore artistico, nonché poetico.

In occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo con testo critico a cura di Giacomo Zaza.