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	<title>React</title>
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		<title>Nasce Rivista: &#8220;il Buon Vicino&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigliati]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione della nuova rivista 
 Il Buon Vicino. Periodico di Arte, Politica e Territorio 
30 gennaio 2012 H 17.30
Teatro Goldoni, Sala Mascagni
Via Goldoni, 83 – Livorno
Per informazioni: alessandra@kunsvereinit &#8211; 346 3641901
 
Intervengono: Marco Bertini (Direttore Generale Fondazione Goldoni), Alessandra Poggianti (curatrice e direttore editoriale), Mario Tredici (Assessore alle Culture di Livorno), Antonio Bertelli (Associazione React), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em>Presentazione della nuova rivista </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong><strong>Il Buon Vicino. Periodico di Arte, Politica e Territorio</strong><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>30 gennaio 2012 H 17.30</strong></p>
<p align="center"><strong>Teatro Goldoni, Sala Mascagni</strong></p>
<p align="center"><strong>Via Goldoni, 83 – Livorno</strong></p>
<p align="center"><em>Per informazioni: alessandra@kunsvereinit &#8211; 346 3641901</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">Intervengono</span></strong><strong>: Marco Bertini </strong>(Direttore Generale Fondazione Goldoni), <strong>Alessandra Poggianti </strong>(curatrice e direttore editoriale),<strong> Mario Tredici </strong>(Assessore alle Culture di Livorno),<strong> Antonio Bertelli </strong>(Associazione React),<strong> Massimo Mazzone </strong>(artista, attivista e docente universitario), <strong>Ilaria Possenti </strong>(filosofa e docente universitaria)</p>
<p>“Il Buon Vicino” è un progetto editoriale che, a partire dal territorio, intende dar voce alla pratica artistica contemporanea come strumento di analisi e conoscenza del presente, ma anche come mezzo per la produzione di un pensiero critico.</p>
<p>“Il Buon Vicino” nasce dall’omonimo progetto espositivo realizzato la scorsa estate presso l’ex Chiesa del Luogo Pio di Livorno, che ha visto coinvolti sei artisti provenienti da diverse aree geografie.</p>
<p>“Il Buon Vicino” affronta la crisi del principio di “vicinato” e la relativa organizzazione e privatizzazione dello spazio urbano da cui ne conseguono una serie di ingiustizie sociali. Il contesto generale sono le fallimentari politiche economico-finanziarie globali, di cui città come Livorno ne sono vittime. La pratica artistica contemporanea è, qui, uno strumento per la comprensione e l’analisi delle trasformazioni sociali, per descrivere quello che non è ancora decodificato.</p>
<p>In questo senso “Il Buon Vicino” si propone come generatore di contatto e di comunità, come strumento di analisi e di ricerca creativa. Guarda a quel megafono umano inventato da Occupy Wall Street, un passaparola delle folle per aggirare il divieto di usare i megafoni, che ci ricorda come a New York e nelle altre 900 città in cui si e’ alzata la voce degli indignati, <strong>il problema è creativo, sperimentare nuove forme di partecipazione, nuovi modi del vivere comune, recuperare il senso di convivialità</strong>.</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">In occasione dell’evento sarà presentata la nuova acquisizione dell’Associazione React dell’opera di Helena Hladilova. L’artista ceca sarà presente.</span></em></strong></p>
<p><strong>SCHEDA TECNICA</strong></p>
<p><em>Titolo</em>: Il Buon Vicino. Periodico di arte, politica e territorio</p>
<p><em>Pagine</em>: 24</p>
<p><em>Colore</em>: bianco/nero</p>
<p><em>Lingua</em>: Italiano/Inglese:</p>
<p><em>Costo</em>: gratuito</p>
<p><em>Editore</em>: Kunstverein Publishing | www.kunstverein.it</p>
<p><em>Disegno grafico</em>: Zirkumfles (Berlino)</p>
<p><em>Informazioni</em>: info@kunstverein.it | info@react.it</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">Artisti</span></em></p>
<p>CCH, Mauro Cerqueira, Dario Gentili, Helena Hladilova, Juan Pablo Macías, Pedro G. Romero</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">Autori</span></em></p>
<p>Antonio Bertelli, Antonio d’Avossa, Pedro de Llano, Matteo Lucchetti, Juan Pablo Macías, Massimo Mazzone, Curzio Mugnai, Alessandra Poggianti, Pedro G. Romero, Marco Tagliafierro, Alessio Traversi, Andrea Wiarda</p>
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		<title>Accanto</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigliati]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Associazione REACT e la Galleria Chiellini presentano:
ACCANTO
Sabato 12 novembre 2011 alle ore 18.30
Galleria Chiellini Via Cesare Battisti n.52, Livorno
Quest&#8217;anno, seguendo l&#8217;intento di accompagnare la prossima apertura di uno spazio importante per l&#8217;arte contemporanea nella nostra città, presso la Galleria Chiellini di Livorno si potranno vedere due importanti  lavori di Erica Sagona e di Sandro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Associazione REACT e la Galleria Chiellini presentano:</p>
<p><strong>ACCANTO</strong></p>
<p>Sabato 12 novembre 2011 alle ore 18.30<br />
Galleria Chiellini Via Cesare Battisti n.52, Livorno</p>
<p>Quest&#8217;anno, seguendo l&#8217;intento di accompagnare la prossima apertura di uno spazio importante per l&#8217;arte contemporanea nella nostra città, presso la Galleria Chiellini di Livorno si potranno vedere due importanti  lavori di Erica Sagona e di Sandro Bottari. Si tratta di opere che verranno donate dagli artisti all’associazione REACT per realizzare  una  collezione che potrebbe costituire un nucleo volto ad integrare quella,  di grande valore, ma ferma al 1975, del Comune di Livorno, che fu del  museo progressivo di arte contemporanea.<br />
La procedura, come detto ormai in corso, per riaprire uno spazio per l’arte  contemporanea nell’ambito della ristrutturazione e riedificazione del  Polo del Luogo Pio, spinge a recuperare il concetto di “museo  progressivo”,  attraverso la raccolta di opere e documentazioni di  artisti che operano oggi a Livorno, confrontandosi con la  contemporaneità.<br />
Le opere in questione saranno esposte da Chiellini accanto a pitture  della nostra tradizione post macchiaiola, che costituisce la  ragion  d’essere di quella galleria.<br />
Non in confronto o in contrasto o in dialogo, ma semplicemente <strong>accanto</strong>;  come si è accanto di banco a scuola o nello scompartimento di un treno.  Stare accanto non è poco: come minimo, significa accettare un vicino,  pure se provvisorio. Livorno ha una grande necessità di rilanciarsi  culturalmente e per far questo occorre un percorso comune. Appunto: tra  soggetti che, almeno, sanno stare l’uno accanto all’altro.</p>
<p><strong>ACCANTO</strong>:<strong> </strong>Avvicinare tradizione e contemporaneità. L’idea sarebbe semplice,  quasi elementare. Non lo è se si ha consapevolezza del tessuto  artistico-culturale livornese, dove una forte cesura divide da tempo  quel che è stato il passato, caratterizzato da una scuola macchiaiola  che ancora oggi identifica fortemente l’arte labronica, e lo sforzo di  alcuni artisti contemporanei di adottare un linguaggio privo di confini  fisici e temporali, al passo con i tempi. Alla luce di questo contesto,  la mostra che l’associazione REACT ha pensato di organizzare da  Chiellini, galleria che da anni tratta soprattutto artisti di fine ‘800 e  inizio ‘900, si trasforma in un’operazione simbolica, di stampo  concettuale. Il visitatore riconosce e ritrova immediatamente le  atmosfere che quotidianamente caratterizzano la galleria: restano  esposti, come sempre, i dipinti di Renato Natali, con i cieli scuri e le  nuvole dense, gli interni caldi di Cafiero Filippelli, le campagne di  Carlo Domenici, le marine di Gino Romiti e le visioni sognate di  Benvenuto Benvenuti…Il compito di interrompere la consuetudine é  affidato ai lavori di due artisti livornesi &#8211; Sandro Bottari ed Erica  Sagona – che da Chiellini portano in scena due opere lontanissime dal  linguaggio della tradizione. Bottari espone un lavoro realizzato su  forex bianco, su cui trovano spazio gli elementi simbolici del suo  percorso artistico ed esistenziale. Un inserto scuro riporta  immediatamente alla mente il capolavoro Quadrato Nero di Kazimir  Malevic  ma, al suo interno, l’artista lascia librare, come sospesi  nell&#8217;aria, un limone, un pomodoro e una bottiglia di latte qualità Blu,  della Parmalat: un modo ironico per mettere in scena i colori primari  alla base del &#8220;far pittura&#8221;. In basso, infine, elenca parole che, nel  loro concatenarsi in un leitmotiv ossessivo, assumono quasi l’aspetto di  un codice, di una formula segreta da ripetere senza fine per trovare  nell&#8217;astrazione l’essenza delle cose. Una ricerca intima e fortemente  introspettiva che, pur nella diversità di linguaggio, ritroviamo nel  lavoro di Erica Sagona, costituito da un panno privo di telaio appeso  alla parete e lasciato cadere morbido come un velario. Per mezzo di  pennellate brevi e ordinate, l’una simile all’altra, Sagona ha coperto  di pittura bianca la superficie della stoffa, lasciando intravedere la  base scura del supporto solo ai lati, come a creare una cornice ideale  su cui ha appuntato i giorni e gli orari durante i quali si è messa al  lavoro, come in una sorta di diario pittorico. Si tratta di un’opera in  cui resta la poeticità della materia ma la figurazione scompare del  tutto per dar spazio allo scavo interiore e allo scorrere lento del  tempo, scandito dall’iterarsi ritmico delle pennellate. Lavori, insomma,  diversissimi tra loro ma che, nel loro stare accanto, non perdono la  propria ragione d’essere. Non si pongono, infatti, in dialogo o in  contrasto: queste opere che immortalano un momento particolare del  passato e della contemporaneità stanno semplicemente ACCANTO. Una  condizione che non implica la condivisione di ideali ma che pone le basi  per la presa di coscienza dell&#8217;esistenza dell&#8217;altro. E a Livorno, città  in cui la fervida creatività si scontra a volte con un certo  individualismo culturale, stare accanto non è cosa da poco.</p>
<p>Alice Barontini</p>
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		<title>Erica Sagona, Sandro Bottari</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 13:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigliati]]></category>

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		<description><![CDATA[Vuoti di memoria
inaugurazione: domenica 21 agosto 2011, ore 18
fino al 4 settembre 2011
orario 10.00 &#8211; 13.00, 15.30 &#8211; 17.30
Museo Le Stanze della Memoria
Via di Mezzo, 70 &#8211; Barga (Lu) &#8211; Comune di Barga
Siamo soliti attribuire all’espressione “vuoto di memoria” il significato di interruzione,
apparentemente immotivata e comunque imprevista, del libero flusso delle reminiscenze
che dal nostro profondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vuoti di memoria</strong><br />
inaugurazione: domenica 21 agosto 2011, ore 18<br />
fino al 4 settembre 2011<br />
orario 10.00 &#8211; 13.00, 15.30 &#8211; 17.30<br />
Museo Le Stanze della Memoria<br />
Via di Mezzo, 70 &#8211; Barga (Lu) &#8211; Comune di Barga</p>
<p>Siamo soliti attribuire all’espressione “vuoto di memoria” il significato di interruzione,<br />
apparentemente immotivata e comunque imprevista, del libero flusso delle reminiscenze<br />
che dal nostro profondo risalgono alla coscienza; flusso che corrisponde ad un tentativo,<br />
spesso involontario, di rilettura a posteriori della trama della nostra vita vissuta, che è<br />
fatta di sensazioni, pulsioni, intuizioni, sentimenti, conoscenze, progetti e molto altro<br />
ancora.<br />
Il vuoto di memoria sembra appropriarsi di una porzione di tempo astraendola<br />
dall’infinito trascorrere del tempo stesso, del quale il flusso della memoria è soggettivo<br />
resoconto; porzione che, in qualche modo, contraddice il tempo e che è da noi percepita<br />
come non-tempo.<br />
Eppoi, per la condizione di spaesamento che – a causa della improvvisa sottrazione di<br />
riferimenti storici, relazionali, ambientali – instaura in chi lo prova e lo vive, il vuoto di<br />
memoria è avvertito come non-spazio.<br />
L’assenza di adeguati riferimenti spazio-temporali, che come sappiamo hanno la funzione<br />
di ben contestualizzarci nel mondo, offre inattese, preziose seppur precarie opportunità di<br />
rapporto con la sfera cosiddetta metafisica. Oltre la compatta mole di un monte esiste pur<br />
sempre una porzione di cielo della quale è preclusa la visione, che diviene invece<br />
possibile se quel monte è “forato”; rappresentando il foro un vuoto di materia (di<br />
memoria?).</p>
<p>Il rapporto problematico con lo spazio e col tempo è, a ben guardare, oggetto delle opere<br />
– pur tanto diverse per materia e per forma – presentate da Erica Sagona e Sandro<br />
Bottari in questa occasione espositiva.<br />
Ambedue gli artisti, ciascuno percorrendo una propria via, hanno evidentemente tentato<br />
di elaborare poetiche ipotesi di rappresentazione, se non di revisione, dei concetti di<br />
spazio e di tempo, che nel senso comunemente accettato significano il primo “estensione<br />
nella quale appaiono collocati i corpi”, il secondo “successione di istanti in cui si<br />
svolgono gli eventi e le variazioni delle cose”.<br />
Erica Sagona pone a disposizione del tempo porzioni di spazio, materialmente costituite<br />
da tavolette o mensole o stoffe posate orizzontalmente. Su quegli “spazi” il tempo, che è<br />
trascorso e che va trascorrendo, non lascia alcuna traccia di sé, se non per il tramite della<br />
impalpabile polvere che, impercettibilmente, vi si deposita. Il progressivo,<br />
incommensurabile sedimentarsi della polvere costituisce la prova variabile, instabile,<br />
“invisibile” del procedere delle mutazioni che inesorabilmente interessano ogni forma di<br />
vita. In altri lavori l’artista si è fatta essa stessa tramite di questa tendenza ciclica della<br />
materia-energia, agendo su brani di stoffa mediante deposito di polvere di grafite che,<br />
collocata, dà luogo a infinite, chiaroscurali variazioni di luce e di lucentezza.</p>
<p>Analoghe operazioni Sagona compie raccogliendo pietre e stecchi (questi ultimi sono per<br />
l’appunto visibili in questa mostra) sui quali il trascorrere del tempo si rivela mediante i<br />
licheni, particolari organismi vegetali nati per simbiosi tra alghe e funghi. Sono essi<br />
manifestazioni di vita nelle quali l’occhio attento e interessato – meglio sarebbe dire<br />
“innamorato” – scopre forme e colori capaci di suscitare stupore; nelle quali variabilità e<br />
invariabilità sorprendentemente coesistono e si accordano fino ad illudere l’osservatore<br />
riguardo ad una loro apparente atemporalità.</p>
<p>E’ insomma possibile che l’indagine poetica sullo spazio e sul tempo, i suoi esiti resi con<br />
i mezzi dell’arte ancorché limitando al minimo indispensabile l’intervento umano,<br />
producano situazioni di incantamento nelle quali spazio e tempo finiscono per darsi<br />
contemporaneamente presenti e assenti.</p>
<p>I lavori che Sandro Bottari pone all’attenzione del pubblico hanno caratteristiche assai<br />
diverse da quelli prima descritti. Da notare innanzi tutto un protagonismo che, pur privo<br />
di aggressività, indica l’intendimento di entrare in contatto con le cose e con le situazioni<br />
turbandone l’equilibrio, insinuandovi con forte determinazione una propria idea; ciò non<br />
significa che l’idea rappresenti o sia frutto di un convincimento assoluto, tuttavia essa<br />
viene affermata e puntualizzata allo scopo di interferire sul normale andamento<br />
dell’esistenza, di suggerire insomma un diverso modo di vivere la vita.<br />
Lo stravolgimento dei consueti riferimenti spazio-temporali è evidente in ciascuna delle<br />
opere presentate; e stravolgimento significa obliterazione del modo ordinario di<br />
rapportarsi alla realtà; stravolgimento vuol dire invenzione di uno spazio e di un tempo<br />
altri rispetto a quelli che siamo abituati a concepire.<br />
Se nel Ritratto di Klee è ben chiaro il paradosso spazio-temporale reso dall’autore con il<br />
confronto contestuale tra le immagini di diversa epoca dei due personaggi, in Do not lay<br />
flat si assiste addirittura alla subordinazione di personaggi di primo piano della nostra<br />
contemporaneità (Obama e famiglia, in immagini sfumate) rispetto all’immagine<br />
dell’artista, arretrata ma nitida, resa viva e vivace dai colori dell’arte.</p>
<p>Se nella Scatola nera l’alimento-riso si fa misteriosa materia semicelata in un oggetto<br />
devoluto a finalità artistiche o quanto meno filosofiche (la scatola nera, quella degli aerei,<br />
contiene non già riso, bensì notizie su una catastrofe), il video Filtrazioni mostra<br />
“all’incontrario” una sequenza di azioni che l’autore aveva compiuto addentando, a<br />
sostentamento del proprio corpo e della propria anima, pochi prescelti alimenti<br />
corrispondenti ad altrettanti irrinunciabili colori-valori.</p>
<p>L’inversione temporale, il cui effetto visivo allude all’Eterno Ritorno – consistendo nella<br />
ricostituzione dell’integrità della provvista “alimentare” e della situazione che aveva<br />
preceduto l’opera – configura di fatto uno spazio ed un tempo che non avremmo potuto<br />
conoscere se non per mezzo dell’arte, che è interruzione della normalità e che ha il potere<br />
di ricondurre la vita umana a quella condizione di contraddittoria, ma feconda,<br />
complessità che le compete.</p>
<p>Chissà se la complessità della vita, specie se raccontata e complicata con i linguaggi<br />
talora difficili e talaltra “incomprensibili” dell’arte, non sia il vero motivo di qualche<br />
nostro vuoto di memoria.<br />
Da quegli inattesi vuoti – tanto somiglianti al foro aperto nella montagna – potremmo<br />
forse trarre profitto per tentare di intravedere almeno qualcosa di ciò che, in assenza di<br />
essi, resterebbe per noi assolutamente invisibile.<br />
Romeo Dea<br />
Livorno, 10 agosto 2011<br />
Per maggiori informazioni via mail:<br />
erica.sagona@gmail.com<br />
sandro.bottari@tiscali.it</p>
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		<title>CCH, Cerqueira, Gentili, Hladilova, Macias, Romero</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 15:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Buon Vicino
 
a cura di Alessandra Poggianti
 
Inaugurazione: sabato 30 luglio 2011 -  ore 19.00
La IX edizione di Effetti Contemporanei, rassegna ideata da REACT nel 2003, si apre con Il buon vicino, un progetto espositivo e una rivista (in corso di pubblicazione) a cura di Alessandra Poggianti.
Il buon vicino è un progetto che indaga, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>Il Buon Vicino</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong><em>a cura di Alessandra Poggianti</em></strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Inaugurazione: sabato 30 luglio 2011 -  ore 19.00</strong></p>
<p>La IX edizione di <em>Effetti Contemporanei, </em>rassegna ideata da REACT nel 2003, si apre con <strong>Il buon vicino</strong>, un progetto espositivo e una rivista (in corso di pubblicazione) a cura di Alessandra Poggianti.</p>
<p><strong>Il buon vicino</strong> è un progetto che indaga, attraverso diversi interventi artistici, il concetto di vicinato oggi, fenomeno sociale alla base dell’attuale organizzazione dello spazio urbano.</p>
<p>Questo concetto e&#8217; totalmente in crisi e qualora si presentano forme di vicinato queste si basano su meccanismi di esclusione e di allontanano di tutto cio&#8217; che è fonte di turbamento (immigrati, emarginati, attività commerciali etc). Il fenomeno è alla base dei processi individualistici che hanno portato all&#8217;abbandono di spazi pubblici come luogo di incontro e confronto con &#8220;l&#8217;altro&#8221; e alla organizzazione della vita quotidiana all’interno di spazi privati o luoghi di consumo.</p>
<p>In questo processo sociale si perde il vecchio concetto di città come luogo d&#8217;interazione sociale, scambio di relazioni e d&#8217;incontro .</p>
<p>Di fronte alla definitiva crisi dello Stato Nazione la città diventa un terreno di gioco attivo, ma invece di utilizzare questi elementi locali come generatori di contatto e di comunità, si preferisce creare una distanza tra un  &#8221;noi&#8221; da contrapporre ad un &#8220;loro&#8221;, che culmina nella individuazione dei nemici esterni e interni. Questa impossibilità di produrre un “senso del comune” significa perdere un fondamentale agente attivo di resistenza.</p>
<p>In risposta a questo meccanismo sociale l’artista <strong>CCH, </strong>la sera dell’inaugurazione, attiva uno spazio conviviale, offrendo insieme a <strong>Massimo Filippelli</strong> un minestrone preparato seguendo la ricetta di Joseph Beuys. La citazione all’artista tedesco ci proietta verso nuove forme di vita sociale rivolta alla solidale e libera collaborazione tra gli uomini, una prospettiva utopica di un nuovo organismo sociale che è alla base del concetto filosofico beuysiano: la “scultura sociale”. Ed è proprio una “<em>Living Sculpture</em>” l’intervento di <strong>Juan Pablo Macias</strong>, una istallazione composta dall’ammasso di mobili e oggetti personali di una persona schiacciata dai meccanismi di potere. Un personaggio emarginato e marginale che, come molti altri, vivono separati dal resto della città. Spesso, come racconta il video di <strong>Dario Gentili</strong>, si<strong> </strong>vive nello stesso condominio, ma non si stabilisce nessun contatto. Si alzano nuove barriere e confini, che si rafforzano privatizzando tutto. L’artista spagnolo <strong>Pedro G. Romero</strong> segnala con un tipico ballo nazionale la prima vendita di una casa popolare in un quartiere di Siviglia. E nel caso in cui lo spazio rimane invenduto, spesso si abbandona. L’artista portoghese <strong>Mauro Cerqueira</strong> si riappropria dello spazio abbandonato a fianco al suo studio, violando il divieto di entrare: durante le sue incursioni raccoglie tutto quello che trova e lo riorganizza secondo nuove tassonomie. La vita quotidiana e la “presunta” normalità è materia di lavoro anche per l’artista ceca, <strong>Helena Hladilova.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>La IX edizione di Effetti Contemporanei è dedicata a Mario Cesari, socio storico e guida spirituale dell’associazione React, primario di ortopedia e collezionista illuminato, scomparso da poche settimane.</em></p>
<p><strong>SCHEDA TECNICA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Titolo</strong>: Il buon vicino</p>
<p><strong>Curatela: </strong>Alessandra Poggianti</p>
<p><strong>Artisti:</strong> CCH, Mauro Cerqueira, Dario Gentili, Helena Hladilova, Juan Pablo Macias, Pedro G. Romero<strong> </strong></p>
<p><strong>Dove: </strong>Ex Chiesa del Luogo Pio, Piazza del Luogo Pio, Livorno, Italia<strong> </strong></p>
<p><strong>Quando: </strong>dal 31 luglio al 31 agosto 2011</p>
<p><strong>Orari</strong> dal 31 al 7 agosto ore 19/ 23.  Dall’8 /31 agosto 2011,  su appuntamento:<strong> </strong></p>
<p><strong>Informazioni:</strong></p>
<p>web:<strong> </strong><a href="http://www.comune.livorno.it/">www.comune.livorno.it</a> &#8211; <a href="../../../../../../">www.react.it</a></p>
<p>email: alessandrapoggianti@gmail.com</p>
<p>telefono: 0039 346 3641901 -</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cavallini Federico, CCH</title>
		<link>http://www.react.it/en/140/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 12:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[140 Una pubblicazione e una mostra a vent&#8217;anni dalla tragedia
Moby Prince.
 
10 Aprile 2011, ore 19, presso la
Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
 
Con la ricorrenza del ventennale della tragedia del Moby Prince l&#8217;Associazione “140” &#8211; Familiari delle vittime e l&#8217;Associazione per l&#8217;arte contemporanea REACT uniscono le proprie risorse, con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>140 Una pubblicazione e una mostra a vent&#8217;anni dalla tragedia<br />
Moby Prince.</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>10 Aprile 2011, ore 19, presso la <a href="http://www.react.it/en/chiesa-del-luogo-pio/">Chiesa del Luogo Pio</a><br />
</strong>Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p>Con la ricorrenza del ventennale della <strong>tragedia del Moby Prince</strong> l&#8217;Associazione “140” &#8211; Familiari delle vittime e l&#8217;Associazione per l&#8217;arte contemporanea REACT uniscono le proprie risorse, con il prezioso contributo della Fondazione per la Cassa di Risparmio di Livorno e della Banca Cras, per ricordare, attraverso il contributo dell&#8217;arte contemporanea, una delle più gravi tragedie che ha colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra. Una strage che ha portato alla <strong>morte di 140 civili</strong> e che ancora oggi risulta impunita, nonostante i numerosi processi e le svariate ipotesi percorse per arrivare alla verità. Molti gli interrogativi che ruotano attorno alla vicenda e pochi i fatti realmente accertati durante i lunghi e spesso contraddittori processi che si sono celebrati. Dal 1998 le indagini sono state private anche del relitto, a causa di un affondamento sul quale si è, tra l&#8217;altro, ulteriormente speculato in senso investigativo. Forse anche per questa privazione materiale avvenuta, l&#8217;Associazione “140” ha pensato, ormai da diverso tempo, alla possibilità di dedicare una sorta di <strong>monumento alla tragedia</strong> <strong>e alle sue vittime</strong> rendendo tangibili, per mezzo di una formalizzazione di tipo artistico, questi vent&#8217;anni di sofferenze e di attesa di una qualche forma di giustizia per i loro cari.</p>
<p>Nasce in questo contesto l&#8217;iniziativa di <strong>REACT</strong> per la realizzazione di una mostra e di una pubblicazione ideata in stretta connessione. Nella <strong>Chiesa del Luogo Pio</strong>, spazio deputato alle attività dell&#8217;associazione, verrà infatti allestita un&#8217;esposizione attorno ai lavori di <strong>Federico Cavallini</strong> e <strong>CCH</strong>, con apertura <strong>Domenica 10 Aprile alle ore 19</strong>, in coda al programma delle celebrazioni ufficiali. Quella stessa sera, parallelamente alla mostra, verrà presentata la pubblicazione <strong>“140”</strong>, a cura di <strong>Matteo Lucchetti </strong>e<strong> </strong>con i contributi di <strong>Federico Cavallini</strong>, <strong>CCH</strong> ed un <em>visual essay</em> appositamente pensato da <strong>Michelangelo Consani.</strong></p>
<p>Di base a Livorno e operanti a livello nazionale, i due artisti in mostra hanno lavorato intorno al concetto di <strong>memoria</strong>, al suo funzionamento in relazione alla <strong>scrittura della storia</strong>, alla sua relazione con lo <strong>spazio mediatico</strong> e all&#8217;impossibilità di articolare il ricordo, in assenza di un riconoscimento pubblico e tangibile dei fatti. Il rimosso collettivo che caratterizza larga parte della storia italiana recente, la velocità di assorbimento della notizia –  e la quasi assenza di un necessario contraddittorio, all&#8217;interno di una sfera mediatica altamente auto-regolamentata e condotta –  sono solo alcuni degli elementi che le pratiche artistiche in oggetto hanno eletto come sfondo della propria ricerca.</p>
<p><strong>Federico Cavallini </strong>fa una proposta di monumento, realizzando <strong>“Koninging Juliana”</strong>. Una scultura cubica ottenuta con ferro da imbarcazione e battuta simbolicamente sui lati, con strumenti da demolizione, centoquaranta volte. La traccia audio di registrazione dei colpi inferti è incorporata all&#8217;oggetto, che riflette su di sé non soltanto un numero chiave della vicenda, ma anche il gesto di distruzione seguito alla formatura della scultura, parallelamente alla negazione stessa di poter avere ancora qualcosa di materialmente tangibile legato alla Moby Prince. Quel relitto, affondato e poi scomparso, torna qui idealmente in questa forma ordinata e portatrice dei segni di cancellazione del ricordo che sono stati compiuti fin dai primi momenti della tragedia.</p>
<p><strong>“Moby and Prince. A tragedy and its mediascape”</strong> è invece il titolo del lavoro di <strong>CCH</strong> che provocatoriamente prova a parlare della tragedia senza nominarla. Il campo di indagine è lo spazio mediatico in cui oggi la vicenda si colloca, immersa in un&#8217;indicizzazione dei contenuti in rete, variabile a seconda di fattori prevalentemente commerciali. Le grandi immagini dei due cantanti internazionali, Moby e Prince, scompongono paradossalmente il caso in due parole chiave e aprono lo sguardo verso quel paesaggio, fatto di immagini e informazioni, che è stato costruito attorno alla strage. Ed è in queste ricostruzioni mediatiche che, spesso, l&#8217;oggetto della ricerca si è perduto allo sguardo, proprio come  avviene didascalicamente nell&#8217;opera di CCH.</p>
<p><strong>“140”</strong> è infine la pubblicazione, curata da Matteo Lucchetti, che oltre a documentare la mostra tenta di problematizzare ulteriormente il potenziale di analisi legato ad una ricerca visiva attorno alla Moby Prince e alla sua collocazione in una storia contemporanea italiana. In questo senso trovano un approfondimento i lavori degli artisti in mostra e si inserisce la riflessione di <strong>Michelangelo Consani</strong>. Ancora un artista livornese, dal profilo internazionale, che in questo caso articola il proprio contributo appositamente per lo spazio della pubblicazione, proponendo un parallelo tra la tragedia in oggetto ed il più grande disastro petrolifero del mediterraneo, avvenuto anch&#8217;esso il 10 Aprile 1991. A dieci ore di distanza infatti, a largo di Genova, comincia ad affondare la Amoco Milford Have, che riverserà una quantità di oltre novantamila tonnellate di petrolio nel Mar Ligure per diventare poi, negli anni, uno dei relitti più visitati al mondo. Due parabole tragiche sembrano incrociare, nel <em>visual essay</em> di Consani, la loro traiettoria, proiettandosi su di una narrazione squisitamente italiana, dove stragi, petrolio e mistero, che sia questo di fede o di procura, si addensano verso un nero amaramente indissipabile.</p>
<p align="right">(con estratti dal testo in catalogo di Matteo Lucchetti)</p>
<p align="right">
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">140 </span></strong></p>
<p><strong>Una pubblicazione e una mostra a vent&#8217;anni dalla tragedia Moby Prince</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>è un progetto, facente parte del ciclo <a href="http://www.react.it/en/sintesi-del-progetto-cococo/">CoCoCo</a>, di</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">REACT</span> / Ricerca Esperienze Arte ConTemporanea e</p>
<p><a href="http://www.mobyprince.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Associazione 140</span></a> &#8211; Familiari delle vittime Moby Prince</p>
<p>sostenuto da:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.react.it/en/sponsor/banca-cras/">Banca Cras</a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.react.it/en/sponsor/fondazione-cassa-di-risparmi-di-livorno/">Fondazione della Cassa di Risparmi di Livorno</a></span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Domenica 10 Aprile, ore 19</span></strong></p>
<p>inaugurazione mostra e presentazione pubblicazione presso:<br />
<a href="http://www.react.it/en/chiesa-del-luogo-pio/">Chiesa del Luogo Pio</a>, Piazza del Luogo Pio, Quartiere “La Venezia” – Livorno</p>
<p>pubblicazione a cura di:</p>
<p>Matteo Lucchetti</p>
<p>con contributi di:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Federico Cavallini, CCH, Michelangelo Consani</span></p>
<p>progetto grafico di:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Tommaso Garner</span></p>
<p>edita da:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">SCARTI</span> – La Spezia</p>
<p>la mostra rimarrà visitabile fino al</p>
<p>30 Aprile 2011</p>
<p>per maggiori informazioni</p>
<p><a href="../../../../../../">www.react.it</a></p>
<p align="center">
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		<title>Collezione Contemporanea</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 09:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigliati]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione delle due opere di Enrico Bacci dal titolo “Campi di rose”  e del doppio ritratto di Valentina Restivo dal titolo “Amedeo e  Jeanne”.
Le opere verranno donate dagli artisti all’associazione REACT per integrare la propria collezione.
Venerdì 12 ottobre 2010 alle ore 18.30
Galleria Le Stanze Via Roma 92/A, Livorno
La  notizia, tanto desiderata, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentazione delle due opere di Enrico Bacci dal titolo “Campi di rose”  e del doppio ritratto di Valentina Restivo dal titolo “Amedeo e  Jeanne”.<br />
Le opere verranno donate dagli artisti all’associazione REACT per integrare la propria collezione.</p>
<p><strong>Venerdì 12 ottobre 2010 alle ore 18.30</strong><br />
Galleria Le Stanze Via Roma 92/A, Livorno</p>
<p>La  notizia, tanto desiderata, della decisione di riaprire uno spazio per  l’arte contemporanea  nell’ambito della ristrutturazione e  riedificazione del Polo del Luogo Pio spinge a operare perché, quel  concetto di “museo progressivo” venga pienamente recuperato, anche  attraverso la raccolta di opere e documentazioni relative alla  contemporaneità, realizzate successivamente alla chiusura del museo,  avvenuta ormai da oltre venticinque anni.<br />
In questo senso la  collezione dell’associazione REACT potrebbe costituire un nucleo volto  ad integrare quella, di grande valore, ma ferma al 1975, del Comune di  Livorno<br />
Le due opere di Bacci sono state realizzate “materialmente  con buste usate” rifiuti di operazioni burocratiche, portate a nuova  vita una volta sradicate dal loro contesto originario;<br />
Il doppio  ritratto di Valentina Restivo vuole essere un omaggio all’arte ed  all’amore ed assume i volti di Modigliani e di Jeanne Hébuterne in  chiave iconica, anche in relazione ad una contestualizzazione  nell’identità del territorio (Livorno)<br />
La presentazione avverrà negli spazi della galleria Le Stanze, Venerdì 12 ottobre 2010 alle ore 18.30, realtà di recente costituzione, inaugurata a novembre 2009.</p>
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		<title>Enrico Bacci, Valentina Restivo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 13:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigliati]]></category>

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		<description><![CDATA[Museo Le Stanze della Memoria &#8211; Via di Mezzo, Barga (LU)
22 Agosto &#8211; 05 Settembre 2010
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Museo Le Stanze della Memoria &#8211; Via di Mezzo, Barga (LU)</p>
<p>22 Agosto &#8211; 05 Settembre 2010</p>
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		<title>Santiago Sierra</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 09:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Enterramiento de diez trabajadores
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: 30 Luglio 2010, ore 20:00
Aperta dal 30-07 al 08-08-2010
Orario di apertura: Tutte le sere, dalle ore 21:00 alle 24:00 e su appuntamento.
Santiago Sierra si confronta a Livorno con uno dei temi più scottanti del nostro presente. L&#8217;artista, internazionalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Enterramiento de diez trabajadores</h3>
<p><strong>Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno</strong></p>
<p><strong>Vernice: 30 Luglio 2010, ore 20:00</strong></p>
<p><strong>Aperta dal 30-07 al 08-08-2010</strong></p>
<p><strong>Orario di apertura: Tutte le sere, dalle ore 21:00 alle 24:00 e su appuntamento.</strong></p>
<p>Santiago Sierra si confronta a Livorno con uno dei temi più scottanti del nostro presente. L&#8217;artista, internazionalmente noto per i suoi progetti controversi, presenta dal 30 luglio nella Chiesa del Luogo Pio, il risultato di un progetto recente. Invitato a ragionare su una peculiarità della Città, ha deciso di continuare la sua indagine sulle persone che stanno ai margini della società e che dai margini la interrogano. Questa volta  l&#8217;attenzione è ricaduta sulla Comunità senegalese, fra le più numerose a Livorno. Nell&#8217;inverno del 2010 ha convocato sulla spiaggia del Calambrone dieci membri della Comunità. Dopo averli disposti quasi fronte mare, li ha interrati fino a lasciare fuori il solo capo. Negli ambienti suggestivi della Chiesa del Luogo Pio, la mostra illustrerà le sequenze della performance. Il linguaggio sarà asciutto ed efficace come ormai d&#8217;uso nella ricerca pluriennale dell&#8217;artista spagnolo.</p>
<p>Il progetto avrà anche una propaggine pubblica. La fotografia del solo occhio di un immigrato campeggerà sulla facciata della Chiesa e sarà visibile su tutta la documentazione della mostra. Ricorda le scritte che negli anni &#8216;80 e &#8216;90 ammonivano sullo sguardo di Dio: &#8216;Dio c&#8217;è&#8217;, o più efficacemente in alcune zone: &#8216;Zeus ti vede&#8217;, dicevano graffiti anonimi. Ora quegli ammonimenti astratti sono sostituiti da una rappresentazione viva e reale. Con la diffusione massiccia dell&#8217;immagine dell&#8217;occhio – emblema e icona della mostra – mostra Santiago Sierra ha voluto “zoommare” nell&#8217;anima degli immigrati. Per gli spettatori l&#8217;invito è a specchiarsi in quella superficie tanto piatta, quanto, finalmente, non-pop e profonda. Un racconto che attraverso la messa in scena del corpo, riporta l&#8217;astratto al reale ed avvicina la parola e la carne. 23/07/2010.</p>
<a href="http://www.react.it/en/chiesa-del-luogo-pio/">Chiesa del Luogo Pio</a>
<p>dal 30 Luglio al 8 Agosto 2010. Inaugurazione Venerdì 30 Luglio ore 20,00. Un progetto di <strong>REACT</strong>, Associazione Culturale Riconosciuta,con la gentile collaborazione della <strong>prometeogallery di Ida Pisani</strong>, Milano / Lucca</p>
<p>LA CITTA’ DEI DIECI MORI</p>
<p>Nel 1607, per la prima volta, il carrarese Pietro Tacca si reca ai Bagni dei Forzati di Livorno. Qui osserva e studia, con voluttà che pare amore, alcuni schiavi africani, dall’anatomia monumentale, dai volti pensosi, le cui potenti membra, affaticate ma non fiaccate, paiono già gettate in bronzo. È questo l’avvio di un grandioso progetto del geniale scultore toscano, che pur nato nella città delle cave e del marmo mai prese in mano scalpello, e al levigato bagliore della candida pietra delle Apuane preferì sempre e ovunque la pacata e fosca lucentezza del bronzo. Nel porto dei Medici, rigurgitante di insospettata umanità, poteva così vedere i colossali mori dal “perfettissimo corpo”, indugiando tra questi ad osservarne uno “che chiamavasi per soprannome Morgiano, che per grandezza di persona, e per fattezze di ogni sua parte era bellissimo, e fu di grande aiuto al Tacca per condurne la bella figura, colla sua naturale effigie, che oggi vediamo”, come descrive alcuni decenni più tardi Filippo Baldinucci. Da questa sensitiva esperienza, poi ripetuta, Tacca trasse ben più di uno spunto per la realizzazione dei quattro mori, emblema della città di Livorno, ideati dapprima per il monumento equestre di Ferdinando I e poi destinati ad ornare la base del marmoreo ritratto che figura eretto lo stesso Ferdinando, eseguito già nel 1599 da Giovanni Bandini e collocato al porto nel 1617, a guardare quel vivido mare. Posizionati in seguito, tra il 1623 e il 1626, i silenziosi mori sono barbari assoggettati e asserviti, affondati ai piedi del Granduca e da questi idealmente ridotti in catene. Pare che Tacca ne abbia calcato i volti dal vero, come altrimenti si faceva con lucertole e rane per produrre un atroce quanto veritiero bestiario, così facendo nel tentativo di non perderne neanche una ruga, non una piega, non una cicatrice, e consegnare piuttosto all’osservatore la vera geografia del loro grande e poderoso corpo e, forse, della loro sofferente anima, rappresa nel metallo bruno e lucente come quella stessa loro pelle.</p>
<p>Quattrocentotre anni dopo il madrileno Santiago Sierra prende dieci senegalesi e di fronte al porto di Livorno, alla spiaggia del Calabrone, li sprofonda, fino a seppellirli, nella sabbia umida. Apparentemente privi di identità onomastica, senza il risuonare di alcun soprannome esotico, stanno di spalle nella meschinità di un paesaggio sapientemente disadorno, dove la linea dell’orizzonte è segnata dalle gru e dai pontoni. Nuovi servi. Altra carne. Le catene dei mori di Tacca, utili a smorzare il vigore di quei titani ridotti a bestie da soma, ad animali da circo, sono oggi la rena che inghiotte i corpi scuri dei dieci lavoratori, che ne abbatte e spegne ogni impulso e ogni energia rendendoli immobili e inefficaci. Schiacciati da chissà quale Granduca, i mori di Sierra sono i figli dei giganti di Tacca, vittime sacrificali annientati dal quotidiano sopruso. Nel 2001 Sierra aveva già accalcato venti lavoratori nella stiva di una nave, ancor prima ne aveva convinti alcuni, col denaro, a rimanere chiusi in scatole di cartone per quattro ore al giorno per cinquanta giorni. Chi presta il proprio corpo all’operare di Sierra lo fa per guadagno, necessario. Già discriminati, il più delle volte, deboli, prima d&#8217;ora soprafatti da una vita marginale e sventurata, le donne e gli uomini di Sierra vendono tempo e corpo. Tutti regolarmente remunerati, come i dieci novelli mori di Livorno, danno quel che hanno, loro stessi, e così facendo consegnano frammenti della loro intimità: digrignano denti malati, si masturbano a comando, si lascian seppellire vivi.</p>
<p>Quale tensione alla libertà è in loro? Cosa li guida a vivere semmai senza giogo, senza l’illusoria  franchigia data loro dal denaro che per un attimo li compra? Nel 1799 il generale Miollis, a capo delle truppe repubblicane insediatesi a Livorno, fece rimuovere il monumento dei quattro mori ritenendolo un oltraggio alla dignità umana e vagheggiando di sostituire questo con un complesso scultoreo che figurasse la Libertà che incatena i vizi. <em>Vox clamantis in deserto</em>, le parole del francese ebbero un’eco di poca durata, ed i mori in breve tempo ripresero a guardare il loro mare, immalinconiti nella torsione della loro statura smisurata, come in cerca di luce.</p>
<p>A dire insomma che niente cambia sotto questo sole, che i giganti di Tacca, semidei schiavi, emergono faticosamente ma sempre vivranno in catene, e i loro figli di Sierra sfiorano per un attimo il libero pensiero e intravedono un’intima e fugace redenzione, etimologicamente parlando, ma il peso soffocante della sabbia grava inesorabile sulle loro pur non deboli spalle.</p>
<p>E questa solo è la loro vita, non altra, mai altra.</p>
<p><em> Andrea Marmori</em></p>
<p><em>Direttore del Museo Civico “Amedeo Lia” della Spezia</em></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Francesco Ragni (Cecco Ragni)</title>
		<link>http://www.react.it/en/francesco-ragni/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 12:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Compassione

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno
Vernice: 23 Aprile 2010, ore 20:00
Aperta dal 23-04 al 03-05-2010
Orario di apertura: Giovedì, Venerdi, Sabato e Domenica dalle ore 20:00 alle 22:00 e su appuntamento. Domenica 2 Maggio dalle 20 alle 24.
L&#8217;arte contemporanea, spesso ritenuta di difficile comprensione o addirittura scostante, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Compassione</h3>
<p align="left">
<h1 style="color: #222222; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.5em; margin-left: 0px; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 11px; font-family: Verdana; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><span style="font-weight: normal;">Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno</span></h1>
<h1 style="color: #222222; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.5em; margin-left: 0px; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 11px; font-family: Verdana; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><span style="font-weight: normal;">Vernice: 23 Aprile 2010, ore 20:00</span></h1>
<h1 style="color: #222222; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.5em; margin-left: 0px; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 11px; font-family: Verdana; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><span style="font-weight: normal;">Aperta dal 23-04 al 03-05-2010</span></h1>
<h1 style="color: #222222; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.5em; margin-left: 0px; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 11px; font-family: Verdana; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><span style="font-weight: normal;">Orario di apertura: Giovedì, Venerdi, Sabato e Domenica dalle ore 20:00 alle 22:00 e su appuntamento. Domenica 2 Maggio dalle 20 alle 24.</span></h1>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte contemporanea, spesso ritenuta di difficile comprensione o addirittura scostante, è in realtà più che mai fondata sul dialogo con il pubblico, al quale chiede la disponibilità a disfarsi di pregiudizi estetici, e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prima ancora il dialogo è con il luogo in cui e per cui l&#8217;opera d&#8217;arte – nella dimensione di installazione – viene pensata e in cui acquista senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, in un&#8217;epoca in cui trionfano i “non luoghi”, i rapporti sono sempre più virtuali e  l&#8217;arte stessa è svilita nella sua riproduzione e mercificazione, l&#8217;artista contemporaneo ricerca la fisicità delle relazioni umane e spaziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Esemplare di questo modo di operare è il lavoro di Francesco Ragni, che non crea mai “a priori” e anzi utilizza materiali che sembrano dar origine da soli all&#8217;opera, essendo oltretutto tendenzialmente elementi primari – in questo caso l&#8217;acqua – o comunque naturali, come il legno, o visivamente impalpabili – vetro, filo di nylon, gas&#8230;: e se l&#8217;opera sembra “nascere” e non “essere fatta” si supera anche il peso dell&#8217; <em>addicional concept</em>, l&#8217;idea cioè della prevalenza del concetto nell’arte contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">E poiché nei nomi sono le cose, in quello che è tradizionalmente chiamato “Luogo Pio”  – in una sollecitazione di empatia –  non poteva che scaturire “Compassione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque una chiesa nata nel contesto di una struttura di accoglienza per orfane diventa oggi evocazione della difficoltà attuale dell&#8217;accogliere l&#8217;altro, il diverso: dato l&#8217;ambiente, l&#8217;acqua che lo pervade non può non far pensare a quella benedetta, battesimale, che accoglie nella comunità cristiana, ma quei corpi affioranti nell&#8217;oscurità suggeriscono situazioni più drammatiche, e l&#8217;acqua stessa finisce per separarci da loro &#8230; : mentre invece non basta la pietà a distanza, occorre patire insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gesto artistico non vuole riprodurre la realtà, ma farne vivere un&#8217;esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Antonella Capitanio</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">L’installazione che Cecco Ragni ha creato per la <a href="http://www.react.it/en/chiesa-del-luogo-pio/">Chiesa del Luogo Pio</a> a Livorno, con l&#8217; intervento sonoro di Massimo Ruberti, <span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">fa parte del progetto “<a href="http://www.react.it/en/sintesi-del-progetto-cococo/">Co.Co.Co.</a>” (conoscere e comprendere il contemporaneo), evento sponsorizzato dalla <a href="http://www.react.it/en/sponsor/fondazione-cassa-di-risparmi-di-livorno/">Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno</a>, </span></span>con il patrocinio del <a href="http://www.react.it/en/sponsor/comune-di-livorno/">Comune di  Livorno</a><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">. </span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">Scarica il <a href="http://www.react.it/site/wp-content/uploads/2010/05/Cecco-Ragni.pdf">catalogo</a>.<br />
</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Marco Neri</title>
		<link>http://www.react.it/en/marco-neri/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 09:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Occhio e Croce
Effetti Contemporanei 2009
Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno
Vernice: Giovedì 30 Luglio 2009, ore 21:00
Apertura dal 30/07 al 9/08/2009, orario 21-24
Emozionante Installazione, site specific, di Marco Neri all’interno della Chiesa sconsacrata del Luogo Pio, a Livorno, dove la notte stellata riempie lo spazio di tutta l&#8217;intera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Occhio e Croce</h3>
<p><strong>Effetti Contemporanei 2009</strong></p>
<p>Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio &#8211; Quartiere &#8220;La Venezia&#8221; &#8211; Livorno</p>
<p>Vernice: Giovedì 30 Luglio 2009, ore 21:00<br />
Apertura dal 30/07 al 9/08/2009, orario 21-24</p>
<p>Emozionante Installazione, site specific, di Marco Neri all’interno della Chiesa sconsacrata del Luogo Pio, a Livorno, dove la notte stellata riempie lo spazio di tutta l&#8217;intera giornata. 7 pannelli di cielo stellato riempiono 7 cornici ormai piene solo del vuoto della mancanza, in un gioco di vuoti e pieni che inganna l&#8217;occhio e coinvolge la mente e la spinge verso mete lontane e oniriche. La pittura di Neri permette di forare le pareti del magico luogo per aprire varchi virtuali che riconducono allo spazio interiore e nascosto dell&#8217;anima. Marco Neri ricrea l’infinito e la profondità della notte che adopera come strumento introspettivo, e utilizza qui la sua pittura come atto che colma la cornice della nostra anima. Mostra realizzata con il contributo della <a href="http://www.react.it/en/sponsor/fondazione-cassa-di-risparmio-di-volterra/">Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra</a>, della <a href="http://www.react.it/en/sponsor/coeci-trans-oil/">Coeci Trans Oil</a> e del <a href="http://www.react.it/en/sponsor/rotary-club-livorno/">Rotary Club di Livorno</a> e con il patrocinio del <a href="http://www.react.it/en/sponsor/comune-di-livorno/">Comune di Livorno</a>.</p>
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<p><strong>Testi Critici di Antonella Capitanio e Giampaolo Simi:</strong></p>
<p>“Sidereus pictor”</p>
<p>L&#8217;essenza delle arti visive è forse andare oltre il visibile: anzi l&#8217;opera d&#8217;arte non sarebbe tale se si limitasse alla propria realtà oggettiva. E l&#8217;installazione dei dipinti di Marco Neri nella Chiesa del Luogo Pio conferma una volta di più questo assunto, dando proprio per questo un nuovo senso di sacralità ad uno spazio che con tale scopo era stato concepito. La nostra abitudine ad un costante consumo di immagini – pubblicitarie, televisive, cinematografiche &#8230; – ha di fatto usurato la forza stessa di ciò che un tempo era davvero percepita come un&#8217;apparizione, lo straordinario materializzarsi di qualcosa che non c&#8217;è: una forza che era non a caso alla base dell&#8217;invenzione spaziale delle chiese barocche, con i soffitti sfondati da vertiginose prospettive in cui le figure sacre fluttuavano tra nuvole e raggi di luce. Una vertigine che ancora ci colpisce – nonostante ogni smaliziata conoscenza – di fronte alle più spettacolari invenzioni, ad esempio, di un Andrea Pozzo, capace di convincerci della presenza di cupole inesistenti o della materialità di drappeggi solo dipinti: una finzione non fine a se stessa, ma tutta al servizio della religione, come in tal caso denuncia ancora più chiaramente l&#8217;identità dell&#8217;autore, padre gesuita.Naturalmente l&#8217;edificio del Luogo Pio neppure prima del bombardamento durante l&#8217;ultima guerra mondiale poteva certo provocare – per dimensioni e decorazioni – lo stesso spaesamento visivo della chiesa di Sant&#8217;Ignazio a Roma, e ancor più ovviamente l&#8217;intervento di Marco Neri suggerisce una dimensione di meditazione tutta contemporanea: ma nondimeno è l&#8217;infinito che torna ad abitare sugli altari dell&#8217;ex chiesa livornese ed è all&#8217;andare oltre l&#8217;immagine che si è condotti guardando a questi dipinti. Dipinti meticolosi, in apparenza di semplice esecuzione, ma in realtà frutto di lente e reiterate stesure a tempera, con attente scelte cromatiche che giocano con le modalità percettive del nostro occhio, seguendo un&#8217;antica sapienza tecnica testimoniata sin da un documento relativo alla decorazione dipinta a stelle della Sala de Comares nell’Alhambra di Granada, dove si precisa che i colori da utilizzare sono il rosso, il bianco e il verde chiaro: così gli stucchi che un tempo inquadravano le pale d&#8217;altare della chiesa del Luogo Pio diventano magiche finestre sull&#8217;infinito cielo stellato, come ormai le nostre notti troppo illuminate non ci permettono di vedere. Marco Neri ci offre insomma una liturgia della visione impregnata del vero credo dell&#8217;arte del nostro tempo: “il meno è il più” &#8230; Ad uno sguardo inquinato da un eccesso visivo, cui viene fatto credere che la bellezza di un&#8217;immagine sta nello strabiliante numero di pixel che la compone, torna a proporre un poveristico “bianco e nero”, capace però davvero di “riempire gli occhi” e non solo quelli: perché parafrasando una citazione di Musil amata da Marco Neri, l&#8217;arte può davvero colmare quel buco che chiamiamo anima.</p>
<p><strong>Antonella Capitanio</strong></p>
<p>Ora, io mi chiedo e vi chiedo: perché la Macchina Pneumatica sì e il Tordo Solitario no? Chi avrebbe maggiore diritto ad abitare le notti australi, una campana di vetro progenitrice del sottovuoto spinto o un maldestro volatile zavorrato al suolo (non è dato sapere se fosse solitario per questo). Tutti e due, in un certo senso. Per il Tordo Solitario era l&#8217;unica maniera di stare sopra le nostre teste. E quanto alla Macchina Pneumatica, chi più di un attrezzo che genera il vuoto ha diritto a un posto nel vuoto cosmico? Eppure, chissà, fra cinquant&#8217;anni qualcuno ci rifletterà e dirà: signori, la costellazione della Macchina Pneumatica non ha più alcun senso. Chi di voi ricorda di averne vista mai una? Nel vostro immaginario occupa più o meno il posto del Tordo Solitario, un uccello che non sapeva volare e che è stato cancellato dal cielo due volte, dalla Natura prima e dagli astronomi poi, prima di scomparire anche dalla faccia della Terra. E così anche la Costellazione della Macchina Pneumatica potrebbe scomparire, un bel giorno, ed essere assorbita da qualche costellazione maggiore vicina, oppure venire re-intitolata al Microchip o al Motore all&#8217;Idrogeno. Guardare il cielo è tutta una questione di punti di vista. Quella che per noi è l&#8217;Orsa, per i Tuareg è la Cammella. E poi, ovviamente è una questione di emisferi. Emisferi terrestri, sì. Ma anche emisferi cerebrali. Dove qualcuno ha tentato di far vedere la Macchina Tipografica e il nero dell&#8217;inchiostro e del progresso, alla fine ha prevalso il bianco magico dell&#8217;Unicorno. Costellazioni scomparse e costellazioni vincenti. Tutte, egualmente arbitrarie, in bilico fra realtà e fantasia. Niente le differenzia dalle costellazioni possibili su cui ora si apre Chiesa del Luogo Pio, per opera di Marco Neri. Guardate, immaginate, scegliete la vostra e datele un nome. Perché solo con lo sguardo e le parole ci è dato di affrontare il buio della notte, quando il sole non illumina le cose nascondendoci l&#8217;universo. E perché solo la nostra immaginazione può essere senza confini come il cosmo.</p>
<p><strong>Giampaolo Simi</strong></p>
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