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Arnold Mario Dall’O
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Arnold Mario Dall'O

Sunshade

Effetti Contemporanei 2008

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

Vernice: 31 Luglio 2008, ore 21.00

Aperta tutti i giorni dal 31/07 al 10/08/08. Orario: dalle 21 alle 24

Ideazione e coordinamento: ASSOCIAZIONE CULTURALE REACT

Organizzazione ed ufficio stampa: SERGIO TOSSI ART CONSULTING

Via pindemonte 63 | 50124 firenze | t 055 2286163

Alessandro Bulgini
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Alessandro Bulgini

Hairetikos

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

12 Aprile – 4 Maggio 2008

Vernice: Sabato 12 Aprile 2008, ore 19.00

Aperta il ven., sab., dom. dalle 17 alle 20

con il patrocinio del Comune di Livorno

e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Livorno

In occasione della sua mostra presso la Chiesa del Luogo Pio di Livorno, Bulgini chiama in causa l’esperienza mistico-religiosa, attraverso però il riferimento ad una vicenda contemporanea come quella dell’IKEA. La multinazionale dell’arredamento standard, secondo la sua interpretazione, sembrerebbe esprimere la metafora di una nuova cattedrale verso cui fare pellegrinaggi atti a ricevere redenzioni fisiche oltre che neospirituali. Ecco, nella sontuosa scenografia barocca della chiesa di Livorno, un nucleo centrale di armadi rossi arriva a costituire una parete riflettente posta su un basamento ligneo simile ad un altare o palco devozionale, alzato a barriera simbolica contro il fruitore; ricordo del sangue, divino e umano insieme, forse allusione al sacrificio. Tuttavia, dietro l’impatto visivo del muro rosso, una parete bianca sulla quale è appesa una tela completamente nera, nel cui “grembo” vive una presenza diacronica: si tratta di una presenza che abita un tempo e uno spazio non “attuali”, simile ad una icona di spalle al fedele, a voler marcare la segretezza di un corpo che sconfina la conoscenza di se stesso nella penombra, verso quel non-visto che mantiene sempre un margine di libertà. La nuova installazione di Livorno si staglia così quale sfondo di folgorazioni, in cui poter finalmente scovare immagini e protagonisti.

Giacomo Zaza, Berlino 2008

Jannis Kounellis, Michele Zaza
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Kounellis_Zaza

Effetti Contemporanei 2007

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

Vernice: Sabato 28 Luglio 2007, ore 19.00

Mostra realizzata con il contributo, privato e pubblico, di CSA, Dole Term, CoopLat, Automatice con il patrocinio della Provincia e del Comune di Livorno.

La mostra di Jannis Kounellis e Michele Zaza negli spazi della Chiesa del Luogo Pio, in collaborazione con il Comune di Livorno ed organizzata dall’Associazione Culturale REACT, (Ricerca Esperienze Arte Contemporanea) prevede la realizzazione di due importanti installazioni pensate e realizzate in conformità con il luogo espositivo. In collaborazione tra loro, gli artisti entrano in dialogo con la struttura barocca della Chiesa per restituire una nuova dimensione sacra e segreta, misteriosa ed “autentica”. Un dialogo unico, in due atti. Con questo evento REACT prosegue il monitoraggio delle potenzialità culturali del proprio territorio, iniziata nel 2001, attraverso l’organizzazione di mostre, workshop ed eventi culturali e il coinvolgimento di un pubblico sempre più vasto.

Kounellis apre una sorta di epos del visto e del vissuto. Inizia la sua ricerca creando una scrittura monocroma alfanumerica, fatta di frammenti linguistici tratti dal quotidiano, dove si evidenzia l’impegno politico sul reale, di contro a possibili interpretazioni concettuali.

Kounellis sceglie di stare “dentro” il linguaggio nella sua peculiare dialettica tra pubblico e privato, allontanandosi, così, sia dall’impersonalità di matrice minimal, che dai “flussi di coscienza” dell’informale segnico. Nel 1967 esordisce con l’utilizzo di materiali naturali, in netta rottura con la tradizione iconica. Qui assistiamo all’esplosione della struttura vitale, al passaggio dal segno linguistico al gesto concreto. Alla forma riprodotta sul supporto si sostituisce l’azione e l’esperienza che fanno della sua arte un percorso vissuto e corale. La sensorialità e la tattilità diventano il segno di una coscienza critica dell’esserci come mittenti e destinatari dell’arte.

L’artista presenta il vero così com’è, non elabora l’oggetto, ma lo rende fenomeno. E’ la vita che si fa opera d’arte con tutte le sue possibili evoluzioni. La materia visionaria, i comportamenti, gli odori, il peso, il nero profondo non prevedibile ma meravigliante, sono l’essenza del lavoro di Kounellis.

Scritte, segnali, oggetti quotidiani come sacchi, letti o indumenti, elementi naturali come caffé, carbone o cotone sono fisicamente presentati nello spazio espositivo, elementi ricorrenti che sono sia l’eco di un uso autobiografico sia il simbolo di una condizione, di una visione mobile fra culture differenti, immersa in un quotidiano carico di ricordi di altri tempi e luoghi. Una treccia di capelli, un uovo o un pappagallo appollaiato su un trespolo, invece di alludere al soggetto rappresentato, portano in primo piano la loro stessa presenza reale, tangibile.

L’energia del fuoco e degli animali, del carbone e delle strutture in ferro, tocca una condizione antica e leggendaria. La “voracità poetica” di Kounellis traspare in una carica simpatetica che unisce contingente ad effimero, mito e vita. L’attacco al pubblico è aggressivo e diretto, mira alla coscienza sensoriale, trasporta inquietudine.

Di Michele Zaza, il pensatore di immagini come ama definirsi lui stesso, nato a Molfetta nel 1948, vicino a Bari, conosciamo innanzitutto, negli anni 70 , le opere che convocano, restituiscono e esplorano “la scena primitiva”. La madre, il padre, i figli e qualche oggetto o semplice materiale con valenza simbolica, appaiono in questo racconto, arcaico e attuale, che tesse i legami, i luoghi, le situazioni in seno ad una famiglia e ad una città del Sud. Gli scatti, a illuminazione regolata, realizzati in bianco e nero, poi a colori a partire dagli anni 1974/1975, con l’aiuto di un fotografo, si traducono in un teatro da camera a volte banale e sottile, sempre indicibile e intelligibile , dove appaiono l’artista stesso e i suoi genitori, il viso spesso colorato in bianco, nero o blu, presi in un tempo veramente singolare, dal ritmo lento, accordato alle attitudini ieratiche.

Andando più in là possiamo affermare che, attraverso l’estraneità, la densità, l’oscurità stessa , della domanda che ricorre sul sé e l’alterità, sull’intimo e il sociale, sul corporale e lo spirituale , l’artista riprende il mito (nel senso antico del termine, poiché qui non si tratta di quella che chiamiamo “mitologia personale”) quale evocazione delle strutture e articolazioni primordiali della creazione e dell’esistenza.

Cranio rasato come gli scribi egiziani, la pelle nuda, qua e là pittura azzurra , verde o bianca profilo, incorniciando come un telamone gli elementi di un polittico, o di faccia il viso nascosto sotto le mani o ritirato dietro i palmi vestiti , come un orante, Michele Zaza, e i suoi parenti, lascia certo parlare, la gravità che persiste in tutto l’essere umano, ma simultaneamente rinvia a quell’altra parte, interiore, enigmatica, che è in divenire come un paesaggio aperto. (estratti da “Michele Zaza-Vita nuova” di Rainer Michael Mason).

Briciole di pane e stelle, fiocchi e un blu di cielo e spazio metafisico. Non più la radice, la memoria, il legame, ma l’altro possibile in termini di proiezione interiore, lo spazio e il tempo dell’intimità singolarissima insieme raziocinante e sognante. Non più il divincolarsi dalla prigionia della storia, ma il proiettarsi poetico nell’universo dei possibili, in un cosmo privato in cui il corpo totem entra in dialogo con i propri feticci.

Jannis Kounellis, nato nel 1936 al Pireo, in Grecia, nel 1956 si trasferisce a Roma dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora a Roma. È uno dei fondatori dell’ Arte Povera .

Tra le principali mostre personali ricordiamo: nel 2006 al MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli, e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano; 2004 Vijecnica, National Library, Sarajevo, Bosnia e al Modern Art Oxford, Oxford, Gran Bretagna; nel 2002 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; nel 1999 Oesterreichisches Museum fur Angewandte Kunst, a Vienna, Austria ed alla Chiesa di San Augustin, UNAM, Città del Messico, Messico; nel 1997 Museum Ludwig in der Halle Kalk, Colonia, Germania; nel 1996 Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Spagna; nel 1994 Cargo Ionion, Pireo, Atene, Grecia; nel 1991 Casa Centrale degli Artisti, Nuova Tretjakov, Mosca, Russia; nel 1990 Stedelijk Museum, Amsterdam, Paesi Bassi; nel 1989 Espai Poblenou, Barcellona, Spagna; nel 1988 Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino); nel 1986 Museum of Contemporary Art, Chicago , USA; nel 1985 Musée d’Art Contemporain, Bordeaux, Francia; nel 1983 Musei Comunali, Rimini; nel 1981 Van Abbemuseum, Eindhoven (in seguito a: Obra Social, Caixa de Pension, Madrid, 1982); nel 1977 Kunstmuseum, Lucerna, Svizzera.

Michele Zaza nasce a Molfetta (Puglia) il 7 novembre 1948. Dopo aver frequentato l’istituto di Belle Arti di Bari, si trasferisce a Milano per seguire il corso di scultura di Marino Marini all’Accademia di Brera.

Le sue prime mostre hanno luogo a Milano presso la galleria Diagramma (”cristologia” nel 1972 e “naufragio euforico” nel 1974) e a Bari presso la galleria Bonomo (”dissidenza ignota” 1973), a Brescia alla galleria Minini, a Napoli da Lucio Amelio. Zaza ha esposto spesso a Parigi (galleria Yvon Lambert), Zurigo (galleria Annemarie Verna), Monaco (galleria Tanit). Ha partecipato alle Documenta 6 e 7 di Kassel. Nel 1980 ha tenuto una mostra alla galleria Leo Castelli di New York, e ha partecipato alla Biennale di Venezia, sala personale. E’ stato invitato alla Biennale di Parigi (1975), alla Biennale di San Paolo (1978). Negli ultimi anni gli sono state dedicate importanti mostre personali: a Mosca (Museo Shchusev), Roma (Museo Laboratorio dell’Univarsità ” La Sapienza “), Ginevra ( Mamco-Museo d’Arte Contemporanea), Parigi (galleria Martine&Thibaultdelachatre), Anversa (MudimaDrie). Fino al prossimo setembre 2007, una grande personale alla Galleria Six, a Lissone, Milano.

Ufficio stampa: Michela Casavola

Robert Gschwantner
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Robert Gschwantner

Prestige Landscape Paintings

Effetti Contemporanei 2006

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

Vernice: Venerdì 4 agosto 2006, ore 21:00
Aperta dal 4 al 10 agosto 2006
orario aperura: tutte le sere dalle ore 21:00 alle ore 24:00
In collaborazione con Tossi Art Consulting – Firenze (info@tossiarte.it)


Anche quest’anno, in occasione di Effetto Venezia, l’associazione culturale React ha voluto organizzare una mostra-evento di arte contemporanea utilizzando l’affascinante spazio della ex Chiesa del Luogo Pio. L’artista invitato a presentare il suo lavoro, è l’austriaco Robert Gschwantner (biografia), che sta ottenendo grande successo sia in Italia che all’estero. Solo negli ultimi due anni, ha tenuto personali in importanti gallerie di Colonia, Berlino, Vienna, Firenze, Rovereto e Sidney. L’installazione, intitolata “Prestige Landscape Paintings” sarà composta da una serie di lavori a parete, un video ed un singolare “tappeto” che formeranno una sintesi della sua recente ricerca artistica.
Anche questa volta il mare, ed in questo caso, l’attenzione rivolta alla salvaguardia del suo ecosistema è elemento che lega Gschwantner ad una città come Livorno, così sensibile a queste tematiche.
Valerio Dehò, curatore del Kunst Meran, descrive la genesi del lavoro di Gschwantner, nel testo “Oil System” di seguito riportato:
“L’attenzione per l’ecologia e per i tragici quanto numerosi disastri ambientali che sono accaduti negli anni novanta e recentemente in Europa , ha portato Robert Gschwantner a scoprire e riflettere su di un materiale come l’olio combustile, che nella nostra società ha un valore fortemente simbolico oltre che economico. Le immense petroliere che vagano come bombe ecologiche per i mari del pianeta, diffondono lo strumento base per l’energia mondiale. Quando si frantumano come in Galizia nel 2002 ci si accorge del loro potenziale di istruzione e di quanto l’equilibrio naturale della Terra e dei suoi abitanti, sia minacciato dalla follia distruttrice legata allo sviluppo immediato e cieco.
E’ ancora il petrolio il totem delle società occidentali basate sul profitto immediato.
Da questa constatazione e da un lavoro di recupero delle tracce delle contaminazioni e di documentazione fotografica dei luoghi distrutti dalla “marea nera”, l’artista ha spostato la sua ricerca su di un piano più estetico e metaforico. I suoi “quadri a olio” contengono letteralmente questo materiale racchiuso in cannule di plastica. Queste vengono “tessute” dall’artista in modo da formare una superficie che possiede l’idea della tela, ma che in effetti è formata da materiali anomali. L’olio, in taluni casi colorato, viene inserito nella plastica traslucida riflette la luce ambientale, rapportandosi strettamente con essa. Il lavoro mantiene una forte valenza di continua mutazione, come alla ricerca di una stabilità impossibile perché in queste opere non è previsto un punto unico visione o una condizione ideale di esposizione. Del resto Gschwantner amplifica questa percezione ponendo come supporto di base delle tavole colorate o contenenti disegni, grafici, scritte, collage. Aumenta così la profondità e l’effetto di rifrazione della base verso la superficie.
Allora la realtà che affiora sotto la texture plasticata pone ancora un altro problema percettivo. Da un lato ne è la base, dall’altra ne costituisce la parte nascosta. Non soltanto la luminosità dei tubicini risente in modo diretto delle influenze della luce e del suo raggio d’incidenza, ma lo spettatore deve anche cercare una lettura per così dire personale del lavoro.
Vi è una visione frontale, gestaltica che rimanda ad annotazioni e pensieri sulle varie geometrie spaziali che hanno fatto seguito all’astrattismo classico, ma vi è anche una ulteriore lettura legata alla percezione dello strato profondo dell’opera che appare in superficie attraverso la rifrazione combinata dell’olio e della plastica. Le trasparenze aumentano questa instabilità visiva, ma le danno anche una profondità notevole e un ambiguità che rende i lavori degli enigmi visuali. Il minimalismo del primo impatto viene corretto da una percezione per ravvicinata e polipropettica (per usare un termine futurista) proprio perché l’opera non si presta ad una visione definitiva.
Altro aspetto di questi lavori è costituito proprio dal tempo della visione, spesso trascurato soprattutto sulle italiche sponde. Non soltanto è vero che ogni quadro e/o scultura richiedono una sufficiente diacronia visiva, ma è anche vero che molti lavori sono progettati per non rivelare mai definitivamente quello che sono. In Gschwantner la costruzione del lavoro possiede una sua complessità particolare che deve essere ripercorsa in qualche modo dallo spettatore. Ancora una volta e duchampianamente è “lo spettatore che completa l’opera” e lo fa sempre e comunque a partire dalle trappole visive che l’artista ha saputo disseminare.
Se l’impianto che possiamo definire neo déco viene preso alla lettera, mostra immediatamente tutte le sue infinite possibilità di relazione. E l’interesse sta proprio in questo. La fredda apparenza delle geometrie si pone su di un piano di profondità come i contenuti che esalta, mentre sembra nasconderli. A parte il paradosso boettiano del “quadro a olio” resta la capacità di dare alla decorazione, alla texture, un valore aggiunto, anzi costitutivo, dello spessore dell’opera. Non soltanto sul piano metaforico che resta in primo piano rispetto all’attività di ricerca sul campo dell’artista nei luoghi colpiti dai disastri ecologici, ma anche della creazione di una stratigrafia emozionale.
Non vi è freddezza in questi lavori e quella che si vede corrisponde ad un raffeddamento della percezione che deve invitare alla presa di coscienza. “Neque ridere neque lucere , sed intelligere” ha scritto Spinosa e questa frase bene si adatta ad un lavoro che riscatta la ripetizione decorativa in uno spazio visivo e mentale di grande forza concettuale.
Il fatto poi che al di sotto dei tubicini di plastica affiorino testi che sono pensieri, disegni di progetti architettonici , frammenti di una ragione fondante che non sempre trova spazio per affermarsi sopraffatta dalla ragione strumentale, è la riprova che in Gschwantner la critica alla società economicamente orientata non è generica né velletaira. Soprattutto è la risposa di un artista che riesce a coniugare nel proprio lavoro l’esigenze di essere nella società e di criticarne le distorsioni, mentre nello stesso tempo vi partecipa come creatore di forme. Non vi sono alternative o almeno quelle credibili terminano qui. E’ l’unico e intelligente modo per svincolarsi dalla attualità e per far vivere nel tempo un messaggio estetico che affida alle forme la sopravvivenza del capire e conoscere”.

Valerio Dehò

Robert Gschwantner è nato a Steyr (Austria) nel 1968. Vive e lavora a Berlino.

La mostra è resa possibile grazie al contributo di: CSA, DOLE Term, COOPLAT.

Sandro Martini
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Sandro Martini

Dipanando Pittura

Effetti Contemporanei 2005

Quartiere “La Venezia” – Livorno
30 luglio – 31 agosto 2005
Bottini dell’Olio – Chiesa del Luogo Pio – La Bottega del Caffè

Livorno – Livorno rende omaggio ad un suo grande artista, Sandro Martini, con un evento culturale che si articolerà in tre spazi espostivi dell’antico quartiere de La Venezia, proprio nel cuore della città: I Bottini dell’Olio, la Chiesa del Luogo Pio e La Bottega del Caffè.
L’evento, voluto dal Comune di Livorno in collaborazione con l’Associazione REACT e l’Associazione Lavoratori Comunali, ha il titolo: “ Sandro Martini. Dipanando pittura”  si è aperta il 30 luglio, in concomitanza con la festa d’estate “Effetto Venezia” che ogni anno si tiene nell’omonimo quartiere, e si conclude il 31 agosto.

Dipinti, ma anche installazioni, affreschi, incisioni e libri d’artista , l’evento offrirà un’ampia ed esaustiva panoramica della poetica di Sandro Martini , artista di fama internazionale, che da tempo vive e lavora tra Milano, New York e San Francisco. Attualmente Martini detiene la cattedra di Incisione presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, mentre a Berkeley (California) fa parte della Board of Directors del Kala Art Institute dove insegna Affresco e Collage creativo.
“Si tratta di un evento importante per la città – sostiene l’assessore alle culture del Comune di Livorno Massimo Guantini – che rientra nel programma di rivisitazione critica della pittura contemporanea; una pittura che ha forti radici a Livorno”.
I tre luoghi espositivi scelti per accogliere l’opera del maestro livornese esplicheranno appieno il suo percorso artistico.
I suggestivi spazi dei Bottini dell’Olio ospiteranno un’ampia mostra antologica, curata da Fabrizio Paperini e Mattia Patti. Oltre settanta opere di Martini, realizzate tra il 1960 e il 2004, testimonieranno il lungo e articolato percorso creativo che, pur mantenendo un rapporto privilegiato con la pittura, non ha esitato a sperimentare nuovi linguaggi espressivi. Al fianco di cinquanta dipinti, infatti, la mostra accoglierà una grande installazione (già presentata nel 1984 a Milano, nelle sale della prestigiosa galleria del Milione), tre pannelli realizzati ad affresco, sedici studi su carta, alcune sculture in plexiglass e quattro progetti preparatori per l’opera esposta nella Chiesa del Luogo Pio.

Nella Chiesa del Luogo Pio, in questa piccola chiesa sconsacrata, si svilupperà una spettacolare e totalizzante installazione che occuperà l’intero spazio: una lastra in vetro inciso e colorato (cm.320xcm 240) che si interpone tra il visitatore e l’installazione di tele, colorate e non, che caratterizzano tutte le installazioni di Sandro Martini.

Alla Bottega del Caffè l’evento assumerà invece un aspetto storico/didattico passando attraverso l’opera grafica, i video, i cataloghi ed i vari documenti. Sarà allestita, infatti, una sezione documentaria con fotografie e cataloghi della Fondazione Martini di Milano; saranno esposti i libri d’artista realizzati da Martini e proiettati video che documentano il suo processo creativo. Nel corso della mostra si terranno anche conferenze e workshop.

Ideazione e coordinamento del progetto: Associazione Culturale REACT (http://www.react.it).

Martini nasce nel 1941, iniziando a Livorno la sua carriera artistica con una prima mostra personale allestita in una galleria cittadina. Nel 1960 si trasferisce a Milano, e nel 1963, presentato da Franco Russoli, ha la sua prima importante mostra alla galleria delle Ore. Altre importanti occasioni espositive per Martini sono le personali allestite alla galleria del Milione e alla galleria Blu. Merita d’essere ricordata anche la mostra tenuta allo Studio Marconi nel 1976 e le numerose esposizioni americane, realizzate a partire dal 1978, tra le quali le personali al P.S.1. di New York, alla Ghirardelli Square di San Francisco e all’Institute of Contemporary Art di Los Angeles.
Con il patrocinio del Public Art Found e con il sostegno della Polaroid, nel 1979 Martini realizza a New York due grandi installazioni all’aperto, una sulla 42nd Street e una in Bryan Park. In Italia compie altri importanti lavori, quali, ad esempio, a Milano, l’installazione allestita nella Sala delle Grida della Borsa Valori nel 1983, l’ intervento nella Galleria Vittorio Emanuele nel 1999 e l’installazione permanente per la Caritas presso la Casa della Carità.
La ricerca di Sandro Martini è sempre stata caratterizzata da una attenzione per le potenzialità espressive del segno, inteso come elemento essenziale del linguaggio pittorico. I dipinti degli anni Sessanta sono infatti caratterizzati da forme curvilinee e ondose che tendono a frammentare le ampie campiture di colore. Successivamente Martini si è concentrato sugli elementi costitutivi della pittura, indagando in maniera libera e acuta le possibilità del quadro di articolarsi nello spazio. Conseguenza naturale di questo percorso sono le grandi installazioni di fine anni Settanta, che invadono lo spazio saturandolo con la loro dirompente vivacità cromatica. Le opere più recenti sono realizzate tramite un processo di scomposizione e ricomposizione dell’immagine, condotto per lo più attraverso la tecnica del “discollage”. La ricerca di Sandro Martini si è progressivamente concentrata su una peculiare trasposizione visiva, in senso spaziale, della dimensione temporale.

Sandro Martini “Dipanando Pittura”
30 luglio – 31 agosto 2005

I luoghi:

Bottini dell’Olio (viale Caprera)
Bottega del Caffè (viale Caprera)
Chiesa del Luogo Pio (piazza del Luogo Pio)

Ideazione e coordinamento del progetto: Associazione Culturale REACT (http://www.react.it).

Durante “Effetto Venezia” (30 luglio – 7 agosto) i tre luoghi espositivi saranno aperti in orario serale, dalle ore 20.00 in poi, in concomitanza con lo svolgersi della manifestazione.
Dal 7 agosto al 31 agosto i Bottini dell’Olio rimarranno aperti tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle ore 16.30 alle ore 19.30.
L’installazione all’interno della Chiesa del Luogo Pio sarà visibile solo su appuntamento (rivolgersi all’Associazione REACT tel. 339 2273987).

Francesco Carone, Maria F. Cardoso
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Mare Nostrum

Mare Nostrum

Effetti Contemporanei 2004

Chiesa del Luogo Pio: Piazza del Luogo Pio – Quartiere “La Venezia” – Livorno

31 Luglio – 8 Agosto 2004

L’associazione culturale REACT presenta la nuova importante edizione di Effetti Contemporanei, “Mare Nostrum”, che, quest’anno, vede il tema del “MARE” come omaggio alla città di Livorno , interpretato da due importanti artisti internazionali: Maria Fernanda Cardoso e Francesco Carone.

Un omaggio così ricco di significati, da parte di due artisti così diversi, ci aiuta a capire come il linguaggio dell’arte sia internazionale e quanto il contemporaneo sia uno stimolo forte, per farci essere città e cittadini di un mondo che sente l’esigenza di confrontarsi su tematiche comuni.

“Mare Nostrum”, curata da Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea e Daniela Ivanova, si terrà a Livorno con il patrocinio del Comune di Livorno e l’IILA (Istituto Italo Latino Americano) dal 31 luglio presso la splendida chiesa sconsacrata del Luogo Pio, magnifico scenario per un allestimento così suggestivo. In mostra “Woven Water” dell’artista colombiana Maria Fernanda Cardoso e “Mare Nostrum”, l’opera pensata appositamente per REACT e Livorno, del senese Francesco Carone.

L’istallazione di Carone è composta di sei acquasantiere in terracotta smaltata, contenenti l’acqua dei sei mari italiani: il Tirreno, l’Adriatico, lo Ionio, il Ligure, e quelli di Sardegna e di Sicilia. Ognuna di essa è caratterizzata da un diverso elemento decorativo e da un diverso colore che suggeriscono una chiave di lettura con significati filosofici strettamente legati ai mari ed alle esperienze personali dell’artista. L’estetica dell’opera è una chiave di lettura universale, come la poesia ne è la sua serratura: l’una senza l’altra non ha senso di esistere.

La popolazione di Livorno, i marinai livornesi saranno coinvolti nella sera dell’inaugurazione, con una “benedizione” rivolta ai pescatori e ai marinai della città. La performance sarà accompagnata dai suoni costituiti dalle vibrazioni emesse dal dito dell’artista sulla bocca di sei calici di cristallo, in un contesto di audio “spazializzato”, tramite un’innovativa tecnologia informatica. Ogni calice contiene l’acqua di ciascuno dei sei mari in proporzione ed in scala relativa ad essi: una tempesta in miniatura. L’esperienza diretta con le realtà (spesso basse e feroci) della vita di tutti i giorni: i pescatori, i marinai, le loro disilluse gioie e le crudeltà ciniche, le credenze…ecco le radici culturali dell’opera dell’artista senese: un amalgama di rigore scientifico-simbolico e di poesia eroica e brutale da brigante.

L’istallazione “Woven Water” di Maria Fernanda Cardoso rivela la sua peculiarità nell’utilizzo di materiale non ortodosso, quale le stelle marine; Stelle marine viste da un lato come prodotto industriale, “souvenir”, simbolo delle vacanze estive, dall’altro prodotto inteso come “raw material”, dando vita ad un’opera di grande bellezza eterea e concettuale.

Comune denominatore tra i due artisti è l’utilizzo di materiali naturali quali l’acqua e le stelle marine. Oltre alla volontà di far interagire il pubblico con l’opera stessa, formando un triangolo tra artista-opera-spettatore.

Un ringraziamento sentito alla Circoscrizione 2 del Comune di Livorno, alla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, all’Autorità Portuale di Livorno, alla Compagnia Lavoratori Portuali, alla Clever-e, alla Dole Term, alla CSA, all’Istituto Italo Latino Americano, alla Garzelli Assicurazioni ed a tutti gli altri privati senza i quali la mostra non sarebbe stata possibile.

Scheda Tecnica

Sede

Chiesa del Luogo Pio,
Piazza del Luogo Pio
Livorno

Date

31 Luglio – 8 Agosto 2004

Orario

ore 21 – 24

Ingresso Libero

Opening Sabato 31 Luglio ore 19,30

CD multiplo Edito da:

Bandecchi e Vivaldi di Pontedera
Novaera s.r.l. Pesaro.

Informazioni

Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea
info@isabellabrancolini.it
Tel: 055- 28 15 49

Associazione REACT
info@react.it
Tel: 339-2273987
http://www.react.it

Ufficio stampa Ileana Turrini & Partners
16, via della Vigna Nuova – Firenze
Tel: 055 2381329
www.ileanaturrini.com

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